Elisabetta Gardini (FdI): “Con Sme Connect dotiamo le nostre imprese di un trampolino di lancio europeo. Troppo spesso in Italia non si sono colte le opportunità in Ue, come dimostra il ritardo nella spesa dei fondi”

Nel periodo 2007-2013, secondo un report sull’implementazione dei fondi nei vari Stati membri pubblicato a giugno 2022 dalla Commissione europea, l’Italia non ha usato 270 milioni di euro sui complessivi 30 miliardi assegnati. Ma accanto a ciò ecco il fenomeno dei cosiddetti ‘rimborsi arretrati’, cioè tutti quelli non liquidati per vari motivi come ad esempio per vicende di tipo giudiziario. Alla fine del 2020 per l’Italia erano in sospeso ben 1,2 miliardi: un record. Anche per ovviare a questo ritardo, non solo burocratico ma di “mentalità” le Pmi italiane, che rappresentano il 77% degli occupati e il 66% del fatturato complessivo, devono fare rete (anche con il prezioso supporto della digitalizzazione).

Italia & Bruxelles

Alla luce di queste esigenze appare chiaro, come osservato da Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle Pmi della School of Management del Politecnico di Milano, che esiste una oggettiva relazione tra Pmi che sono sviluppate digitalmente e performances economiche: ovvero chi è più digitale ha più speranza di aumentare il proprio fatturato. L’occasione è il lancio italiano di Sme Connect, Small and Medium Enterprise, lo strumento nato dieci anni fa a Bruxelles per collegare idealmente le Pmi con Università, Thinh Thank e Centri di Ricerca, favorendo un dialogo costante tra soggetti economici e decisori politici. L’iniziativa lanciata a Roma dalla parlamentare di FdI, Elisabetta Gardini, già europarlamentare, mira a dotare le imprese italiane di un trampolino di lancio europeo.

“Troppo spesso in Italia non si sono colte le opportunità dell’Ue, come dimostra il ritardo nella spesa dei fondi”, ha osservato, citando il volume “Futuro artigiano”, scritto per Marsilio da Stefano Micelli, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. “Si tratta di un titolo che non solo rappresenta la caratteristica dell’Italia, ma che potrebbe benissimo essere lo slogan di un governo”.

Rete

La rete di Sme consiste nel permettere alle Pmi di agire in anticipo rispetto alle tendenze mondiali e alla costruzione dei regolamenti europei. Per l’Italia si tratta di un ambito particolarmente sentito dal momento che in un mondo trainato dalla globalizzazione, come osservato da Luca De Carlo, presidente della Commissione Industria-Commercio-Agroalimentare del Senato, “leggere una situazione locale trasferendola in ambito globale è un grande vantaggio: le nostre Pmi sono riuscite a farlo davvero bene e non ci gireremo dall’altro lato quando le piccole imprese italiane ci chiederanno aiuto”.

Per cui l’elemento dell’avanzamento tecnologico, se visto come investimento digitale non è più riconducibile alla voce costi, ma appunto a quella investimenti e così offrire un vantaggio nei bilanci a chi lo mette in pratica.

Scenari

Accanto alla rete ecco l’esigenza di compiere anche un salto in avanti dal punto di vista della cultura imprenditoriale. In questo senso l’ecosistema giocherà un ruolo significativo. Sempre più spesso, è l’analisi diffusa dal direttore Rorato, il piccolo imprenditore è cannibalizzato dalla quotidianità, come dimostrano i casi di imprese al cui interno lavorano più amministrativi che commerciali. Quello è il settore dove modernizzare il tessuto, favorendo il supporto che figure esterne come professionisti, banche, assicurazioni possono offrire da un lato per sgravare “il cervello dell’imprenditore” da incombenze tecniche secondarie e, dall’altro, sostenendolo nel processo di rete con le dinamiche europee.

Lo dimostra, tra le altre cose, la peculiarità, tutta italiana, incarnata dalla cosiddetta biodiversità delle Pmi: meccatronica, automotive, Ict sono solo alcuni dei settori che si affiancano alle specializzazioni classiche delle piccole imprese italiane, segno di una enorme vitalità e differenziazione di contenuti.

@FDepalo

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