Intervista all’economista della Bocconi in occasione dello studio presentato alla Luiss che certifica l’impatto positivo per le imprese che beneficiano delle piattaforme web. La politica deve capire che Amazon, Netflix e le altre possono aiutare le realtà più piccole. E inquinano meno delle modalità “classiche”

Di e-commerce si vive, altro che disintegrazione del mercato. Sì, perché abbattimento dei costi e dei prezzi, ampliamento delle possibilità di scelta e di offerta, aumento della qualità dei servizi, processi sostenibili, più elevati livelli di competitività e dell’internazionalizzazione: sono questi i principali benefici della transizione digitale in diversi settori produttivi, con grandi vantaggi per chi vende e chi acquista. Tali conclusioni sono emerse dal rapporto “Infrastrutture digitali: definizioni, effetti sui consumatori e le imprese, opzioni strategiche per massimizzarne il valore”, realizzato da Vision&Value, società di consulenza strategica, e presentato alla Luiss, con l’intervento di numerosi esperti da imprese, associazioni e mondo accademico.

Amazon e gli altri, dice lo studio, sono alleati della crescita. La ricerca si è focalizzata su sei settori (editoria, elettronica di consumo, abbigliamento, alimentari, pubblicità online e turismo), evidenziando le opportunità offerte dall’online ai consumatori. Per esempio, nel comparto del turismo, il costo medio di un alloggio è sceso del 7,8%, nell’editoria, l’80% degli acquirenti, che vive in zone con poca presenza di librerie fisiche, ha più possibilità di accedere ai prodotti preferiti.

Inoltre, in tutti gli ambiti, si ha la facoltà di mettere a confronto marchi diversi per scegliere la soluzione più adatta alle proprie esigenze (al 69%, infatti, gli intervistati ammettono di preferire gli acquisti su marketplace multimarca). Nell’alimentare, sono passati dal 6% al 21% gli italiani che dichiarano di usare “spesso” la consegna di cibo a domicilio, e la spesa online è ormai un’abitudine di molti: l’e-commerce nel settore ha chiuso il 2021 con una crescita del +23% delle vendite, per un valore pari a 1,8 miliardi di euro.

Per saperne di più, Formiche.net ha sentito Carlo Alberto Carnevale Maffè, relatore al convegno ed economista della Bocconi. “La politica italiana deve capire che Amazon, Netflix e le altre piattaforme, non sono degli zombie, ma delle infrastrutture su cui costruire innovazione, business, benessere. Queste aziende sono ingredienti di una nuova architettura tecnologica, che possono portarci oltre la logica di semplici consumatori. Bisogna però consentire alle pmi di salire sulle spalle di questi giganti, per goderne dei frutti”, spiega Maffè. “In questo senso bisogna abbassare le soglie di accesso per le imprese, affinché possano beneficiare di queste realtà, di cui bisogna farne un uso economico”.

Maffè si spinge oltre. “I politici hanno sbagliato finora, gettando un ombra su queste infrastrutture, a discapito delle imprese. Non è retaggio culturale, perché le imprese di queste piattaforme hanno bisogno, è la politica semmai ad essere stata miope e sciocca, perché la verità è che queste realtà permettono di fatturare di più. Pura ignoranza da parte della politica, o forse malafede, non lo so. I numeri dello studio sbugiardano le paure e le mancate scelte della politica, vittima di oscurantismo quando non populismo. E non dimentichiamoci il risvolto green. I calcoli dimostrano che l’uso di queste piattaforme impatta dalle 2 alle 3 volte meno dello shopping normale. Se 100 famiglie vanno al centro commerciale si muovono 100 auto, se invece un solo soggetto va in 100 posti inquina di meno, mi pare logico. Tali piattaforme riducono inquinamento e impatto ambientale, diciamocelo. Quindi, chi predicava la tassazione di queste infrastrutture perché inquinano, dice una balla grande quanto una casa”.

 

(Photo by Windows on Unsplash)

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