Sono state depositate in commissioni Esteri della Camera due risoluzioni a sostegno del rilancio del progetto. Secondo Leonardo Bellodi potrebbe avere senso “se i prezzi resteranno così alti”

Nei giorni scorsi, in commissione Esteri della Camera sono state presentate due risoluzioni a sostegno del progetto Eastmed, oltre 1.900 chilometri per trasportare energia dal Mediterraneo orientale fino all’Europa passando dalla Puglia tramite il ramo Poseidon. L’italiana Edison è socia al 50 per cento nel consorzio IG Poseidon (con la greca Depa) che sta realizzando il progetto che coinvolge Cipro, Grecia e Israele, mentre tra le società che gestiranno il gasdotto figura l’Eni.

Una è della Lega, primo firmatario Paolo Formentini, vicepresidente della stessa commissione che già nella scorsa legislatura si era speso per il rilancio del gasdotto. L’altra è di Fratelli d’Italia, primo firmatario Riccardo Zucconi, che l’ha presentata alla commissione Attività produttive, con Giangiacomo Calovini, ha fatto lo stesso in commissione Esteri, dov’è capogruppo del suo partito.

La risoluzione leghista, se approvata, impegnerebbe il governo “ad attivare le opportune interlocuzioni con i Paesi del progetto Eastmed per tentare di rilanciarlo, associandovi l’Italia, in modo tale da assicurare al nostro Paese quella sicurezza degli approvvigionamenti che è stata recentemente posta in dubbio; a prestare la massima attenzione possibile ai processi integrativi in atto nel Mediterraneo orientale, regione cruciale ai fini degli approvvigionamenti energetici nazionali e degli equilibri politico-strategici globali”. Quella di Fratelli d’Italia, invece, è più ampia e non riguarda soltanto Eastmed. Infatti, impegnerebbe il governo “ad aprire tutti i necessari tavoli di lavoro nazionali ed internazionali per la partecipazione e per la promozione della realizzazione del gasdotto Eastmed-Poseidon, garantendo tutte le iniziative di supporto, anche di carattere normativo, comprese quelle per la firma e la ratifica di accordi internazionali al riguardo; ad avviare una strategia di diversificazione dell’approvvigionamento di gas naturale tramite contatti diplomatici, iniziative di diplomazia economica ed ulteriori progettazioni infrastrutturali internazionali con i partner dell’area mediterranea; ad avviare concretamente tutti i necessari tavoli di lavoro nazionali e internazionali, garantendo tutte le iniziative di supporto, anche di carattere normativo, volte a realizzare il raddoppio della fornitura di gas derivante dal gasdotto trans-adriatico Tap”.

Come ricorda la risoluzione di Fratelli d’Italia, “lo studio di fattibilità, messo in piedi dai partner del progetto, dovrebbe essere completato entro la fine del 2022, ma l’avanzamento del progetto richiede la firma del governo italiano all’accordo internazionale già firmato dagli Stati coinvolti”. La risoluzione leghista, invece, mette in luce anche un aspetto geopolitico: Eastmed è, si legge, “un format che può congiungersi alla rete di relazioni costruita attorno ai cosiddetti ‘Accordi di Abramo’ e al processo di riconciliazione tra arabi ed israeliani, gettando un ponte tra l’Italia e i paesi arabi del Golfo Persico”.

È possibile che i due partiti di maggioranza trovino una sintesi, magari anche con il sostegno di Forza Italia, prima che la risoluzione venga incardinata in commissione all’inizio dell’anno prossimo.

Vi sono alcuni problemi alla realizzazione del gasdotto, come evidenziato recentemente su Formiche.net da Leonardo Bellodi, adjunct professor alla Luiss Business School, già consulente per la Libyan Investment Authority e direttore dei rapporti istituzionali di Eni, autore di “Gas e potere” (Luiss): la Turchia che rivendica alcune zone al largo di Cipro, l’accordo tra la Libia e la stessa che “in flagrante violazione del diritto internazionale di fatto taglia in verticale il Mediterraneo” e il tema dei costi “visto che non sono particolarmente chiare quelle che saranno le vie di evacuazione di questo gas”. “Non è mai stato considerato un progetto economicamente ‘facile’”, ha spiegato Bellodi. “Certo, se questi prezzi resteranno così alti allora Eastmed avrà un senso, fermo restando le perplessità che devono essere dissipate”, ha aggiunto.

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