Dopo il ramo d’ulivo di Biden, la sua amministrazione indica che adotterà definizioni espansive per includere gli automaker europei (e non solo) tra i beneficiari degli sgravi Usa. Ottimo inizio secondo Bruxelles, che continua il lavoro con Washington. Sullo sfondo, continua a stagliarsi la minaccia cinese

Washington ha fatto un altro passo verso la soluzione della diatriba commerciale con le capitali europee. Già a inizio dicembre il presidente statunitense Joe Biden aveva promesso di aggiustare l’Inflation Reduction Act (il Green Deal Usa) per far sì che gli sgravi e i sussidi statali a favore delle industrie nordamericane non avrebbero svantaggiato – perlomeno, non troppo – quelle degli alleati europei. Giovedì, l’amministrazione Usa ha fatto capire che userà un certo livello di flessibilità nell’implementazione delle misure pensate per favorire reshoring e adozione dei veicoli elettrici.

Il segnale è arrivato con la pubblicazione di un white paper da parte del Dipartimento del tesoro, che adotterà una definizione espansiva dei Paesi che hanno un accordo di libero scambio con gli Usa – per cui non esiste una definizione ufficiale, e dunque si può espandere anche ai Paesi che non ce l’hanno, tra cui quelli europei. Di conseguenza, le case automobilistiche europee potrebbero qualificarsi per almeno una parte del credito pensato per favorire i veicoli elettrici (e le loro parti) prodotti sul suolo di Stati Uniti, Canada e Messico. Ci sono anche delle nuove linee guida per un credito d’imposta per i veicoli commerciali green, meno rigoroso di quello per le auto nuove – cosa che dovrebbe favorire le attività di affitto degli operatori europei.

Oltreoceano, Bruxelles ha accolto con favore questa mossa, definendola “vantaggiosa per entrambe le parti”. I contribuenti statunitensi “potranno usufruire di veicoli e componenti elettrici altamente efficienti prodotti nell’Ue, mentre le aziende europee che forniscono ai loro clienti veicoli puliti all’avanguardia attraverso il leasing potranno beneficiare degli incentivi”, ha dichiarato la Commissione Ue. Che tuttavia si è dichiarata ancora preoccupata per il principale credito d’imposta Usa sui veicoli elettrici, fino a 7.500 dollari, valido solo se l’assemblaggio finale dell’auto avviene in Nord America.

“Continueremo i colloqui all’interno della nostra task force congiunta per quanto riguarda altri aspetti dell’Ira, per i quali nutriamo importanti preoccupazioni”, ha dichiarato il commissario europeo al commercio Valdis Dombrovskis. Da parte sua, un portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale Usa ha detto di non aspettarsi che la questione sia chiusa. “Siamo impegnati a continuare a comprendere le preoccupazioni dei nostri partner, anche attraverso la [task force] e i canali bilaterali con gli altri partner, tra cui la Repubblica di Corea e il Giappone. Si tratta di conversazioni regolari e ci aspettiamo che continuino”.

Il Tesoro ha già pubblicato una lista preliminare dei veicoli che potrebbero rientrare nei criteri Usa. Ora si attende marzo, scrive Politico, quando il dipartimento offrirà più dettagli sulla misura. A ogni modo, il ramo d’ulivo conferma quanto dichiarato da Biden a inizio mese – ossia che non era intenzione degli statunitensi escludere chi collabora con loro. “Continueremo a creare posti di lavoro in America, ma non a spese dell’Europa”, aveva promesso, esortando al contempo gli alleati ad adottare a loro volta una politica di sussidi mirata per le proprie industrie green per proteggersi dal rischio della deindustrializzazione.

La ricetta di Washington – investimenti paralleli nei settori strategici delle tecnologie verdi – è funzionale a pareggiare il campo di gioco ed evitare una guerra commerciale, che nessuna delle due parti desidera. “Dobbiamo stare attenti a non intraprendere una sorta di corsa ai sussidi che potrebbe essere costosa e inefficiente”, aveva detto Dombrovskis. “È chiaro che i sussidi faranno parte della risposta. Ma dobbiamo calibrarli correttamente”.

Parlando con il Financial Times, l’ufficiale europeo ha evidenziato che un rischio per nulla secondario della questione (se non risolta) è che gli incentivi Usa potrebbero finire per rendere più attraenti i prodotti cinesi agli occhi degli europei. Dopo vent’anni di sussidi e investimenti sul green tech, Pechino sta già attaccando aggressivamente il mercato Ue e presenta un rischio parallelo per la deindustrializzazione del Vecchio continente. Con la differenza cruciale che non si tratta di un alleato come Washington, con cui Bruxelles può collaborare per risolvere le differenze, ma un rivale sistemico.

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