Iran e Russia potrebbero trovare uno scambio di interessi pericolosissimo: in cambio dell’aiuto di Teheran fornito nell’invasione russa dell’Ucraina, Mosca potrebbe assistere gli iraniani nell’aumentare le capacità nucleari-militari. Israele cavalca il tema con gli occidentali per isolare la Repubblica islamica

Secondo Amichai Stein di Kahn News, un giornalista molto informato su ciò che accade a Gerusalemme, l’intelligence e altri funzionari d’apparato israeliani in questi giorni starebbero particolarmente insistendo con i colleghi occidentali sui rischi dei collegamenti tra Russia e Iran. Nelle conversazioni, che avvengono in modo particolare con gli statunitensi (che danno maggiore credito e ascolto a certe considerazione di Israele) si pone evidenza e rischio che Mosca possa ricambiare, con l’assistenza sul programma nucleare iraniano, l’aiuto che sta ricevendo da Teheran nell’invasione russa dell’Ucraina.

È noto che la Repubblica islamica sta fornendo armi di vario genere (soprattutto droni, molti dei quali costruiti sfuggendo al regime sanzionatorio Onu-Usa-Ue) alla campagna di conquista ucraina lanciata il 24 febbraio dalla Federazione Russa. Giovedì 22 dicembre, il capo del Mossad ha pubblicamente avvertito che “stiamo anche mettendo in guardia sulle future intenzioni dell’Iran di approfondire ed espandere la fornitura di armi avanzate alla Russia”, ma la questione va oltre. Secondo le informazioni ottenute da Stein, Mosca potrebbero aiutare Teheran non solo nell’assemblare una bomba atomica, ma anche nel fargli ottenere capacità per lanciarla.

“Ci vorranno 1-2 anni all’Iran per acquisire la capacità di installare la bomba su un missile. La Russia può aiutare gli iraniani ad accorciare i tempi”. Il tema è iper-critico: l’Iran, un Paese sommerso dalle proteste popolari contro la gestione dello stato da parte della leadership – proteste che il regime sta cercando di reprimere da oltre tre mesi – sta da tempo portando avanti un programma nucleare. Teheran dice che è solo a scopi civili, Israele insiste che è un modo per raggiungere il deterrente nucleare e scombussolare gli equilibri mediorientali (che si basano anche sull’ambiguità strategica israeliana, che potrebbe essere l’unico Paese ad avere quel genere di armi nella regione). In ballo c’è il processo di ricomposizione del Jcpoa, i rapporti con Teheran e in definitiva il suo ruolo nel mondo.

I funzionari russi sostengono che stanno lavorando per impedire all’Iran di ottenere la bomba nucleare, ed è questa la ragione per cui hanno sempre sostenuto il Jcpoa – l’intesa nata nel 2015 con l’avallo del Consiglio di Sicurezza Onu, poi naufragata per l’uscita statunitense nel 2018, e ora in una complessa fase di revisione. Il tentativo lanciato dall’amministrazione Biden di ricomporre l’accordo che congelava il programma nucleare iraniano sta andando malissimo: perché l’Iran ha avviato (per ritorsione all’uscita americana di quattro anni fa) un processo di arricchimento che non ha mai arrestato; perché Teheran ha sempre trovato pretesti per mantenere in stallo i negoziati; perché il regime iraniano sta reprimendo le proteste in modo brutale e aiutando la Russia in Ucraina.

Mentre come sostiene Mattia Serra, del Mena Desk dell’Ispi, “non è chiaro quali conseguenze l’ingresso di certe personalità (legate all’altra destra nazionalista, ndr) al governo possa avere sui rapporti tra Israele e i partner internazionali, Stati Uniti e Unione europea in primis”, perché ciò potrebbe pesare anche sulle scelte in politica estera, è abbastanza chiaro che su temi come l’Iran, la direzione del nuovo governo di Benjamin Netanyahu resterà su un solco storico – seguito anche dai suoi predecessori. Per Israele, è inconcepibile che la Repubblica islamica – rivale esistenziale dello stato ebraico – possa ottenere un’arma come quella nucleare, e farà di tutto per evitarlo.

La questione è ritenuta la principale problematica per la sicurezza nazionale, seguita dalle altre forme di minacce percepite e collegate all’Iran (come quelle provenienti dai proxy regionali dei Pasdaran, le varie milizie sciite che si muovono nella regione accomunate dall’odio ideologico contro Israele e più in generale contro l’Occidente). Dopo aver fatto ogni genere di pressione (per anni) contro il Jcpoa, ora Israele gioca la nuova carta del collegamento Iran-Russia. Usa e Ue hanno reagito in modo compatto contro l’invasione russa dell’Ucraina, considerata una sfida esistenziale alla stabilità globale. Per gli israeliani usare l’amicizia in rafforzamento tra Mosca e Teheran può servire per affossare definitivamente i tentativi di dialogo con i secondi, in quanto partner dei primi. Da qui, avviare altri tipi di opzioni, come quelli militari già sul tavolo (che potrebbero dipendere anche da alcuni equilibri interni al nuovo esecutivo).

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