Il presidente di Confartigianato: “La Legge di Bilancio contiene anche interventi che fanno ben sperare nella semplificazione del rapporto con la Pubblica amministrazione e nella volontà di salvaguardare concretamente il sistema manifatturiero made in Italy, favorendo anche la creazione di lavoro”

Il giudizio sulla manovra è complessivamente positivo. Il mondo delle piccole e medie imprese, rappresentato dal presidente di Confartigianato Marco Granelli, condivide l’impostazione della finanziaria. Di qui in avanti, però, lo sforzo per il governo dovrà in qualche misura essere la concretizzazione delle parole del ministro Guido Crosetto. In sostanza, semplificazione.

Presidente, ora che c’è stato il via libera alla Manovra, la ritiene soddisfacente per quanto riguarda i punti legati alle piccole e medie imprese?

Apprezziamo innanzitutto l’impegno per attenuare l’impatto dei rincari dell’energia che oggi costituiscono il principale problema delle nostre imprese. Insieme a queste robuste misure d’emergenza, nella manovra vediamo anche i segnali di un approccio strutturale orientato, nel medio-lungo periodo, a dare risposte alle aspettative degli artigiani e delle micro e piccole imprese. Mi riferisco alla tanto attesa riforma fiscale all’insegna della riduzione del carico di tasse e dello snellimento degli adempimenti. La Legge di Bilancio contiene anche interventi  che fanno ben sperare nella semplificazione del rapporto con la Pubblica amministrazione e nella volontà di salvaguardare concretamente il sistema manifatturiero made in Italy, favorendo anche la creazione di lavoro.

Il ministro Urso promette una spinta per valorizzare il Made in Italy. Come dovrà essere declinata?

Proprio pochi giorni fa, durante un incontro con il Ministro Urso che si è mostrato attento e aperto al confronto propositivo, abbiamo chiesto interventi permanenti ‘a misura’ di artigiani e micro e piccole imprese, finalizzati a valorizzarne la qualità, l’innovazione e la promozione sui mercati esteri, la dotazione di strumenti di finanza agevolata. Bisogna rendere stabili misure sperimentate con successo come i voucher per l’internazionalizzazione e le agevolazioni per le start up. E soprattutto serve un impegno deciso contro la contraffazione, soprattutto nei settori della moda e dell’agroalimentare, puntando sulla tracciabilità delle fasi di produzione, il riconoscimento dell’indicazione geografica per i prodotti non food, il rafforzamento degli strumenti di garanzia della qualità come marchi e brevetti e certificazioni accreditate.

Sul versante della transizione?

Va anche dato impulso alla creazione e alla trasmissione d’impresa rafforzando la dotazione economica degli strumenti esistenti, occorre una nuova spinta all’innovazione e alla transizione digitale con un’analisi sui fabbisogni delle piccole imprese e un più stretto rapporto con gli enti di ricerca. Chiediamo anche semplificazione di tempi e chiarezza di modalità di accesso agli incentivi, potenziamento degli strumenti finanziari, in particolare rafforzando il Fondo di garanzia per le Pmi con un’azione sinergica tra la garanzia pubblica e quella privata.

Dal punto di vista degli obiettivi del Pnrr, a che punto siamo secondo lei?

Stanno emergendo aspetti critici sull’efficacia dell’impiego delle risorse per l’attuazione del Pnrr. La prospettiva di una riduzione della spesa realizzata dal Piano rispetto a quella preventivata e lo spostamento in avanti nel tempo dei flussi di investimento, già segnalati nella Nota di aggiornamento al Def di settembre, mettono in luce carenze nei processi decisionali nella Pubblica amministrazione che rischiano di non portare alla realizzazione del Piano nei tempi previsti. Abbiamo apprezzato le azioni intraprese dal Ministro Fitto per velocizzare i tempi e l’impegno del Governo a proporre mirate modifiche che a nostro giudizio vanno orientate sulla sicurezza energetica.

Sul taglio al cuneo fiscale c’è stato uno sforzo da parte dell’Esecutivo. Quali devono essere i prossimi passi da fare nell’ambito delle politiche sul lavoro?

Il cuneo fiscale sul costo del lavoro è pari al 46,5%, vale a dire 11,9 punti in più rispetto alla media dei paesi avanzati. E’ quindi fondamentale ridurre in modo strutturale il cuneo anche per i datori di lavoro. Un primo intervento può consistere nella detassazione e decontribuzione degli aumenti salariali e delle voci retributive derivanti dalla contrattazione di secondo livello, compresi gli interventi di welfare operati dalla bilateralità. Un altro fronte su cui agire riguarda la formazione al lavoro, puntando sull’apprendistato professionalizzante come fondamentale canale incentivato di ingresso nel mondo del lavoro. Per questo chiediamo che venga ripristinata la decontribuzione totale, per i primi tre anni, del contratto di apprendistato applicato dalle imprese artigiane e dalle aziende fino a 9 dipendenti. In questo modo si investirebbe concretamente sulla capacità delle nostre imprese di creare competenze e di offrire ai giovani nuove opportunità di occupazione.

Quali sono le sfide più urgenti che il governo, sul piano economico, dovrà affrontare nel 2023? E, in questo senso, quali sono le urgenze per le imprese artigiane?

I segnali di vitalità manifestati dagli artigiani e dalle piccole imprese vanno incoraggiati con uno sforzo altrettanto energico da parte del Governo per modificare un contesto spesso ancora ostile alla libertà d’iniziativa economica. Occorre realizzare il giusto equilibrio tra le scelte di rigore e le indispensabili opzioni per la crescita: riduzione della pressione fiscale, lotta alla burocrazia, contenimento dei costi della pubblica amministrazione, migliore accesso al credito, servizi pubblici e infrastrutture efficienti, giustizia rapida, welfare attento alle nuove esigenze dei cittadini e degli imprenditori.

Tra i problemi più urgenti che necessitano di interventi rapidi e risolutivi ci sono lo sblocco dei crediti fiscali incagliati delle aziende che hanno utilizzato i bonus edilizia e il taglio degli oneri generali di sistema nelle bollette di luce e gas delle imprese con potenza superiore a 16,5 kW. Sul fronte dei crediti fiscali, la misura che prevede prestiti garantiti tramite la Sace erogabili dalle banche rischia di non risolvere i problemi delle imprese. Per Confartigianato, la strada più semplice ed efficace rimane invece quella di affidare ad un compratore di ultima istanza come Cassa Depositi e Prestiti l’acquisto dei crediti fiscali incagliati. E, in prospettiva, ci aspettiamo un ripensamento razionale e strutturale degli incentivi per la riqualificazione del patrimonio immobiliare, evitando di ripetere gli stop and go normativi sui bonus edilizia che, negli ultimi due anni e mezzo, hanno subito ben 224 modifiche, una ogni 16 giorni.

È stato fatto abbastanza sul versante sui costi energetici?

Occorre eliminare definitivamente gli oneri generali di sistema dalle bollette elettriche delle imprese manifatturiere con potenza sopra i 16,5 kW. Non è pensabile, infatti, chiedere ad un imprenditore passato dai 7mila euro mensili di costi energetici del 2021 ai 14mila euro mensili del 2022 di sborsare, dal prossimo anno, anche 2mila euro al mese per gli oneri generali del sistema elettrico.

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