Pechino deve gestire la crisi pandemica, gli effetti delle politiche da zero-Covid e la decisione di riaprire, con tutto ciò che ne consegue a livello di reazioni esterne e accelerazioni al Pil interne. Non può permettersi di appoggiare in toto la prosecuzione della guerra

Al di là degli impegni ufficiali di una possibile visita in primavera del presidente Xi Jinping in Russia, la conversazione tra Vladimir Putin e il suo omologo cinese si è basata sulla guerra in Ucraina da un lato e sugli sviluppi geopolitici legati alle relazioni economiche dall’altro. Ma con una velata e silenziosa consapevolezza: l’appoggio totale di Pechino a Mosca non solo non c’è, ma si sta tramutando in attenta e ponderata analisi delle contingenze, sia perché la Cina ha da gestire il dossier Covid, sia perché non è detto che il 2023 inizi con il medesimo piglio nei confronti di Putin (si legga alla voce “guerra non più sostenibile”).

Parole

Putin ha detto che si aspetta che il suo “caro amico” Xi compia una visita di stato in primavera, aggiungendo che vuole intensificare la cooperazione militare. In occasione della videoconferenza ha affermato che la visita “dimostrerà al mondo la vicinanza delle relazioni russo-cinesi”, aggiungendo che gli sforzi di Mosca e Pechino sono destinati a contrastare “pressioni e provocazioni occidentali senza precedenti, miriamo a rafforzare la cooperazione tra le forze armate di Russia e Cina”. Di contro Xi si è detto pronto ad aumentare la cooperazione strategica con la Russia, il suo più grande fornitore di petrolio, sullo sfondo di quella che ha definito una situazione “difficile” nel mondo in generale.

Secondo i media statali cinesi, quindi diretti verso una certa coloritura del meeting, Xi avrebbe garantito a Putin che la strada per i colloqui di pace sull’Ucraina non sarebbe stata agevole e che Pechino avrebbe continuato a sostenere la sua “posizione obiettiva ed equa” sulla questione: “Di fronte a una situazione internazionale difficile e tutt’altro che semplice e Pechino è pronta ad aumentare la cooperazione strategica con la Russia, fornirsi vicendevolmente opportunità di sviluppo, essere partner globali a beneficio di i popoli dei nostri Paesi e nell’interesse della stabilità nel mondo”.

Fatti

Al di là della retorica putiniana basata sul fatto che “di fronte alle crescenti tensioni geopolitiche, l’importanza del partenariato strategico russo-cinese sta crescendo come fattore stabilizzante”, Putin sconta una nuova freddezza da parte cinese sul fronte bellico, dal momento che sia la resistenza ucraina, sia gli aiuti militari occidentali hanno impresso un’altra direttrice di marcia al conflitto. Pechino ha da gestire la crisi pandemica, gli effetti delle politiche da zero-Covid e la decisioni di riaprire, con tutto ciò che ne consegue a livello di reazioni esterne e accelerazioni al Pil interne. Non può permettersi di appoggiare in toto la prosecuzione della guerra.

È pur vero che un mese fa, a dimostrazione dei crescenti legami militari, i bombardieri strategici russi e cinesi hanno effettuato una esercitazione congiunta sull’Oceano Pacifico con l’impiego dei bombardieri russi Tu-95 “Bear” e dei bombardieri cinesi H-6K che hanno sorvolato il Mar del Giappone e il Mar Cinese Orientale.

Nelle stesse ore del meeting Putin-Xi l’ambasciatrice degli Stati Uniti a Kiev, Bridget A Brink, ha pubblicato un videomessaggio di Capodanno al popolo ucraino, in cui promette che il sostegno degli Stati Uniti al Paese è “ferroso”.

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