La prossima settimana Wendy Sherman sarà impegnata in un tour europeo dedicato al sostegno all’Ucraina e alle strategie nell’Indo-Pacifico. Sarà anche in Vaticano e a Roma, dovrà vedrà il consigliere diplomatico della presidente Meloni e il segretario generale della Farnesina. Poi un discorso alla Luiss sull’importanza dei rapporti transatlantici

La prossima settimana Wendy Sherman, vicesegretaria di Stato degli Stati Uniti, sarà impegnata in un tour europeo “per rafforzare ulteriormente le nostre relazioni bilaterali, approfondire il nostro sostegno congiunto all’Ucraina, coordinare la nostra risposta alla guerra non provocata della Federazione Russa e discutere le nostre strategie nell’Indo-Pacifico”. Farà tappa anche in Italia e in Vaticano.

A Roma la numero due della diplomazia americana incontrerà gli ambasciatori Francesco Talò, consigliere diplomatico della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ed Ettore Sequi, segretario generale del ministero degli Esteri. Con loro discuterà, come si legge in una nota della diplomazia americana, “delle reciproche priorità, sulla base del recente incontro bilaterale” del presidente Joe Biden con la presidente Meloni. Tradotto: sostegno all’Ucraina davanti all’invasione russa, competizione con la Cina, Mediterraneo e Balcani occidentali. Inoltre, pronuncerà un discorso agli studenti dell’Università Luiss sull’importanza del partenariato transatlantico, sulle relazioni tra Stati Uniti e Italia e sul continuo sostegno all’Ucraina.

A Roma incontrerà poi Qu Dongyu, direttore generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, per parlare di sicurezza alimentare in un contesto aggravato dell’invasione russa dell’Ucraina. In Vaticano vedrà il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato.

I temi del bilaterale non sono specificati nella nota del dipartimento di Stato americano. Ciò potrebbe indicare la grande importanza attribuita dagli Stati Uniti all’incontro in Vaticano, specie dopo le parole recenti con cui papa Francesco ha voluto ribadire la condanna del presidente russo Vladimir Putin per l’invasione dell’Ucraina attirandosi le ire di Mosca.

Prima di giungere in Italia, Sherman sarà nel Regno Unito. Dopo, invece, sarà impegnate in incontri in Francia, Germania e Repubblica Ceca.

La visita di Sherman avviene in un momento cruciale. A margine del G20 di Bali, in Indonesia, di metà novembre Biden prima e Meloni poi hanno avuto un bilaterale con il leader cinese Xi Jinping. Quest’ultimo ha ricevuto oggi Charles Michel, presidente del Consiglio europeo. Il presidente francese Emmanuel Macron è impegnato in un’importante visita di Stato di tre giorni negli Stati Uniti. Oggi e domani si tiene a Washington il dialogo tra Stati Uniti e Unione europea sulla Cina e le consultazioni sull’Indo-Pacifico, con la presenza di Sherman e di Stefano Sannino, segretario generale della diplomazia europea.

Questa fase è segnata dalla ripresa del dialogo tra Stati Uniti e Cina per “gestire la competizione” e poco più, alla luce delle distanze su dossier fondamentali come Taiwan. Alla diplomazia americana, infatti, non sono certo passate inosservate né certe ambiguità cinesi sulla Russia nonostante i tentativi di prendere le distanze dalla Russia e dalla sua guerra all’Ucraina né la volontà di Pechino, espressa dal ministro degli Esteri Wang Yi all’omologo russo Sergey Lavrov a margine del G20, di lavorare assieme e con “altri Paesi che la pensano allo stesso modo” per “promuovere il multipolarismo nel mondo” sfruttando contesti come Organizzazione per la cooperazione di Shanghai e Brics per coordinare sforzi che appaiono revisionisti rispetto all’ordine internazionale.

Oggi “la grande maggioranza dei Paesi dell’Indo-Pacifico e dell’Europa non vuole essere intrappolata in una scelta impossibile” tra le due superpotenze, ha spiegato nei giorni scorsi Josep Borrell, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza. “Anche noi, come loro, non vogliamo un mondo diviso in due campi”. Recentemente, ha raccontato ancora, i ministri degli Esteri dei 27 Stati membri hanno “convenuto che dobbiamo mantenere il nostro approccio ‘triptico’ alla Cina come partner, competitor economico e rivale sistemico”.

Dopo le aperture di Meloni a Xi sul commercio, c’è prudenza sui rapporti politici. Come raccontato su Formiche.net, prima dell’incontro tra i due leader al G20, i ministri Giancarlo Giorgetti (Economia) e Adolfo Urso (Imprese) avevano ribadito l’importanza di assicurare l’autonomia in settori critici come tecnologia e produzione in un’era di de-globalizzazione, cercano così di chiudere il perimetro di sicurezza per evitare dipendenze indesiderate.

Con il governo di Mario Draghi, l’Italia comprendeva “molto bene come la Repubblica popolare cinese operi nel mondo”, aveva dichiarato proprio Sherman rispondendo a una domanda di Formiche.net durante un incontro con la stampa europea a giugno. Con Meloni sarà lo stesso? Per il governo il vero test sarà tra un anno: prima delle elezioni Meloni e pochi giorni fa Guido Crosetto, ministro della Difesa, hanno annunciato il no al rinnovo del memorandum d’intesa sulla Via della Seta che scadrà nel marzo 2024. L’intesa firmata nel 2019 da Italia e Cina si rinnova automaticamente ogni 5 anni “salvo che una Parte vi ponga termine dandone un preavviso scritto di almeno tre mesi all’altra Parte”, si legge nell’ultima pagina. Quindi, se il governo italiano volesse fare un passo indietro dovrebbe comunicarlo ufficialmente a quello cinese entro fine 2023, l’anno in cui Xi ha deciso di organizzare il terzo forum sulla Via della Seta.

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