Se il tema delle accise sui carburanti è oggi argomento da apertura di giornali e di tg è perché nei giorni scorsi il capo della Lega lo ha segnalato all’opinione pubblica. E, naturalmente, lo ha fatto attribuendone la responsabilità a non meglio identificati “speculatori internazionali”. Il commento di Andrea Cangini

Nel 2018 la Francia fu messa a ferro e fuoco dai gilet gialli. Ad innescare la protesta popolare fu l’aumento disposto dal governo Macron di 2,9 centesimi del prezzo della benzina e di 6 centesimi e mezzo del prezzo del gasolio. Aumenti minimi: se, col legittimo intento di boicottare l’attività del governo, leader dell’opposizione dall’allora forte presa popolare come Marine Le Pen e Jean-Luc Mélenchon non ne avessero fatto un caso per accreditare la narrazione del “governo delle élite” insensibile ai bisogni del “popolo”, è probabile che i cittadini francesi non si sarebbero neanche accorti dei rincari.

In Italia siamo invece al cospetto di un caso di auto boicottaggio. Un duplice auto boicottaggio, ad essere precisi. Quello del taglio delle accise sui carburanti è stato, infatti, il cavallo di battaglia di Lega e Fratelli d’Italia in campagna elettorale. Indimenticabili i grafici esibiti da Matteo Salvini e le parole pronunciate da Giorgia Meloni: “Noi pretendiamo che le accise vengano progressivamente abolite, perché è uno scandalo che le tasse dello Stato italiano compromettano così la nostra economia”. Nessuno, allora, dubitava del fatto che il cosiddetto centrodestra avrebbe vinto le elezioni, ma ciò non impedì ai suoi leader di abbandonarsi a promesse che con tutta evidenza non avvebbero potuto essere mantenute una volta andati, di lì a poco, al governo.

Giorgia Meloni capì la lezione. Matteo Salvini no. Se il tema delle accuse sui carburanti è oggi argomento da apertura di giornali e di tg è perché nei giorni scorsi il capo della Lega lo ha segnalato all’opinione pubblica. E, naturalmente, lo ha fatto attribuendone la responsabilità a non meglio identificati “speculatori internazionali”. I giornalisti hanno perciò interpellato gli esperti, gli esperti hanno chiarito che l’aumento delle accise non è conseguenza della speculazione ma di precise scelte politiche del governo in carica. Il boomerang si è così abbattuto per la seconda volta sulla nuca del presidente del Consiglio e dei suoi ministri.

Giorgia Meloni ne è uscita oggi dignitosamente con un richiamo alla “realtà” (“prima o poi taglieremo le accise, ora dobbiamo fare i conti con la realtà”). Sarebbe bene che, dismessi idealmente i gilet gialli, con “la realtà” i leader politici facessero i conti non solo “ora”, ma sempre. Sia che si trovino all’opposizione, sia che si trovino al governo. Sarebbe un bene per tutti, ma soprattutto per loro.

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