All’inizio il supporto occidentale all’Ucraina era rimasto cauto, testando via via la reazione russa per evitare l’escalation. Respingendo le forze russe, si concretizza la possibilità di ulteriori controffensive di Kiev, che per questo chiede all’occidente mezzi pesanti. Il punto di Alessandro Marrone, responsabile Programma Difesa dell’Istituto affari internazionali

La guerra russo-ucraina evolve a livello operativo, e così la fornitura di armi occidentali all’Ucraina fino all’attuale richiesta dei carri armati Leopard di produzione tedesca. Nei primi mesi del conflitto era più incerta la capacità ucraina di difendere Kiev, e le forniture militari alleate si sono concentrate soprattutto su equipaggiamenti per la fanteria, compresi ad esempio mortai, mitragliatrici o sistemi di difesa anti-aerea e anti-carro portabili a spalla, che possono essere consegnati rapidamente, hanno bisogno di poco addestramento, e danno quindi un contributo immediato alle forze ucraine.

Aumentato il sostegno militare

Queste forniture continuano, insieme a equipaggiamenti di vario tipo, ma nel corso del 2022 vi sono stati tre sviluppi che hanno gradualmente elevato il livello del sostegno militare occidentale. In primo luogo, la Russia ha fallito nell’intento iniziale di prendere anche Kiev, Kharkiv e gran parte del Paese, e si è ritirata dal nord. In secondo luogo, le Forze armate ucraine hanno dimostrato di saper manovrare e combattere a livello di teatro e non solo tattico, con campagne articolate che hanno portato alla riconquista di Lyman e alla liberazione di Kherson, riprendendosi oltre un terzo del territorio occupato dalla Russia dopo il 24 febbraio. È diventata quindi più efficace la fornitura di mezzi blindati e sistemi di artiglieria di varia natura e gittata, come gli Himars americani. È stata messa in piedi una catena logistica, comprendente anche munizioni e pezzi di ricambio, e si è avviato un addestramento più corposo e sistematico al di fuori del territorio ucraino.

In terzo luogo, dallo scorso settembre la Russia ha puntato a distruggere le infrastrutture energetiche per piegare la volontà ucraina di combattere, anche ricorrendo massicciamente a droni iraniani, ed è quindi diventato prioritario per Kiev ottenere sistemi di difesa aerea e anti-missile in quantità e qualità tali da coprire non solo la linea del fronte, ma tutto il Paese – che è il più esteso in Europa a ovest della Russia. Da qui l’enfasi sui Patriot americani, donati anche dall’Olanda, ma anche l’interesse ucraino per il Samp-T italo-francese.

Le richieste di Kiev soddisfatte parzialmente

Le cose ovviamente non si sono svolte in modo semplice e lineare, in mezzo a un conflitto in Europa senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale che ha colto di sorpresa molte capitali europee. L’Ucraina ha infatti chiesto ripetutamente sistemi d’arma in tempi più rapidi e in maggiori quantità, più potenti, più a lunga gittata, e ha necessità sia di mezzi meno recenti, più facili da usare e manutenere, sia di mezzi tecnologicamente avanzati. Ma il gruppo di Paesi donatori, comprendente in primo luogo gli Stati Uniti e i principali Paesi europei, hanno soddisfatto solo parzialmente le richieste di Kiev per tre ordini di motivi. In primo luogo andava parallelamente testata la reazione russa, con l’obiettivo primario di mantenere il conflitto circoscritto ai confini ucraini internazionalmente riconosciuti (compresa quindi la Crimea), anche evitando il più possibile attacchi in territorio russo che potessero portare a un’escalation con la Nato. Lo smacco russo della ritirata da Kherson, dopo l’annessione farsa di quella e di altre tre province ucraine, ha dimostrato che il sostegno militare dell’Occidente all’Ucraina può crescere in termini qualitativi e quantitativi, senza appunto una escalation russa.

Dagli scarsi arsenali nazionali alle dinamiche politiche

Il secondo motivo per la lentezza e riluttanza specialmente in Europa a donare sistemi d’arma all’Ucraina sta nella loro scarsa disponibilità negli arsenali nazionali. Le forze armate europee fino al 2022 erano equipaggiate per una realtà ormai consolidata di deterrenza ad alta intensità ed alta tecnologia in Europa e di operazioni asimmetriche di stabilizzazione e gestione delle crisi fuori area: non per alimentare, senza farne parte, una guerra convenzionale al tempo stesso ad alta intensità, prolungata e sostanzialmente tra pari, in cui la massa e l’attrito la fanno da padrone. In altre parole, il consumo di armi, munizioni e mezzi militari in Ucraina in questi undici mesi di conflitto è stato enorme, ben superiore alle stime iniziali di tutte le parti in causa, ed i Paesi europei non possono scendere sotto una certa soglia di capacità militari per la propria difesa nazionale mentre l’industria europea fatica ad aumentare la produzione di quanto necessario. Il terzo motivo che ha ridotto ritmo e qualità del supporto militare occidentale all’Ucraina sta nelle legittime dinamiche politiche interne a Paesi democratici, dove correnti politiche e culturali per vari motivi si oppongono a tale sostegno e influenzano l’opinione pubblica ed il processo decisionale.

Una nuova evoluzione del conflitto

In questo contesto, nelle ultime settimane si sta probabilmente verificando una nuova evoluzione della guerra e quindi degli aiuti occidentali a Kiev. L’offensiva russa a Soledar ha portato a un risultato tattico decisamente modesto rispetto alla mobilitazione di forze regolari e mercenarie, Wagner in primis, e alle perdite subite da Mosca. Al tempo stesso, la controffensiva ucraina si è sostanzialmente fermata dopo Kherson, per scelta e/o per necessità rispetto all’attrito in corso. La guerra è in stallo da dicembre. Il che non vuol dire che non si combatta duramente, anzi, ma che il fronte non si muove in maniera significativa, probabilmente anche per le condizioni sul terreno dettate dal periodo invernale. In questo stallo, è verosimile che entrambe le parti in lotta si preparino per delle campagne offensive nei prossimi mesi, dalla portata e direttrici incerte ma che richiederebbero mezzi pesanti come i main battle tank.

Serve una manovra terrestre efficace

Infatti, le caratteristiche dei carri armati nella guerra moderna, come evidenziato in uno studio Iai, li rendono preziosi quanto a concentrazione di potenza di fuoco, protezione e mobilità. È tuttavia sbagliato considerarli (e utilizzarli) in maniera isolata, in quanto vanno inseriti in una manovra terrestre che combini efficacemente diversi assetti, dai veicoli blindati ai droni, dagli elicotteri alla fanteria. Non a caso è stato annunciato che l’Ucraina riceverà elicotteri da Lituania e Lettonia, veicoli blindati da Francia e Germania, ecc. Da notare come nel 2022 l’Italia abbia aiutato militarmente Kiev in termini qualitativi e quantitativi sostanzialmente comparabili a grandi Paesi europei come la Francia, come filtra da fonti ucraine e italiane nonché dalle immagini facilmente reperibili sui social media, ma non ha avuto il credito internazionale che meriterebbe a causa della scelta governativa di porre il segreto di Stato sull’invio degli equipaggiamenti italiani.

Esigenze operative

L’insistenza di Kiev per ricevere carri armati dai Paesi alleati, insieme a molti altri equipaggiamenti, nasce dunque dalle esigenze operative del conflitto. L’Ucraina ha bisogno non solo di tank di epoca sovietica già donati a decine da Polonia e Slovacchia, ma anche e soprattutto dei Leopard di fabbricazione tedesca, più moderni ed efficaci. Leopard che Varsavia, Helsinki e molte altre capitali europee hanno a disposizione ma che necessitano un’autorizzazione da Berlino per essere ri-esportati. La Gran Bretagna, confermandosi insieme a Germania e Polonia nel gruppo di testa dei Paesi donatori, ha annunciato pochi giorni fa l’invio di circa 14 carri armati Challenger 2. Sono pochi rispetto alle richieste ucraine di almeno 300 tank, ma potrebbero fare da apripista alla decina di Paesi europei che nel complesso posseggono oggi circa duemila Leopard. Gli Stati Uniti hanno aggiunto al loro già corposo pacchetto di aiuti, che comprendeva Himars, Patriot e diversi altri sistemi avanzati, i veicoli blindati Bradley funzionali proprio a una manovra offensiva dell’esercito ucraino, ma non i carri armati Abrahms che per certi versi sono troppo complessi e difficili da manutenere per Kiev. La palla è quindi nel campo europeo, e in particolar modo in quello tedesco.

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