Dopo giorni di rialzi alla pompa, l’impennata dei prezzi di benzina e gasolio arriva a Palazzo Chigi. Prima un vertice tra premier, ministro dell’Economia e Guardia di Finanza, poi il faro dell’Antitrust. Obiettivo, capire se dietro la fiammata ci sia la manina della speculazione. Aspettando una nuova sterilizzazione delle accise, coperture permettendo

Una manovra a tenaglia, contro i rincari sempre più in odore di speculazione. Prima il governo di Giorgia Meloni, poi l’Autorità per la concorrenza, hanno deciso di battere un colpo per tentare di fermare la corsa dei carburanti. Prima che gli italiani decidano di lasciare la macchina nel garage e limitare le uscite da casa, pur di risparmiare qualche euro. O, peggio, che il trasporto su gomma vada in tilt, sfiorando la paralisi e spingendo ancora di più il prezzo dei beni sullo scaffale dei supermercati.

I numeri parlano chiaro. Per la benzina il prezzo medio si attesta ormai a 1.812,01 euro per 1000 litri (1,812 euro a litro) di cui 728,40 di accise, 326,76 di Iva e un prezzo netto di 756,85 con un aumento complessivo di oltre il 10% rispetto alla settimana scorsa quando il pezzo si attestava a 1.644 euro per mille litri. Stessa musica per il gasolio da autotrazione che costa oggi in media 1.868,13 per 1000 litri (1,868 euro a litro al self service) di cui 617,40 di accise, 336,88 di Iva e con un netto di 913,85: in questo caso l’aumento è di poco più basso, pari al 9,39%.

Per questo il premier ha deciso di prendere in mano la situazione, in raccordo con il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti e la Guardia di Finanza. Quest’ultima chiamata a capire se dietro l’impennata dei prezzi (in autostrada per il gasolio si sono toccati i 2,4 euro al litro) ci sia qualche gioco di prestigio, al secolo speculazione. Per questo in tarda mattinata il comandante generale della Guardia di Finanza, generale Giuseppe Zafarana, ha varcato la soglia di Palazzo Chigi per una riunione con Meloni e Giorgetti.

Al centro del vertice, l’incremento dei prezzi dei carburanti e, secondo quanto sottolineato due giorni fa da Palazzo Chigi, “ogni possibile ulteriore azione di contrasto alle speculazioni in atto”.  Sul tavolo del Consiglio dei ministri, iniziato poco dopo il vertice con governo e Fiamme Gialle, non è però finito alcun provvedimento ma solo un’informativa. L’ipotesi più accreditata è che nelle prossime settimane l’esecutivo torni a sterilizzare le accise che sostengono il prezzo alla pompa, previe coperture finanziarie, ancora tutte da individuare. La manovra appena approvata, infatti, non ha portato in dote la proroga del blocco sui prezzi. Ma questo non vuol dire che una qualche forma di intervento non si materializzi a stretto giro.

Ma anche le autorità di vigilanza hanno deciso di muoversi e sempre con la possibile speculazione nel mirino. In una nota, l’Antitrust ha fatto sapere che “il presidente dell’Autorità ha scritto al comandante generale della Guardia di Finanza chiedendo la collaborazione del Corpo al fine di acquisire la documentazione inerente ai recenti controlli effettuati sui prezzi dei carburanti, con particolare riferimento alle violazioni accertate”.

I lavoratori italiani che ogni giorno debbono prende l’auto per andare a lavoro, non chiedono di meglio, come ha fatto sapere il leader della Cisl, Luigi Sbarra. “Bene la stretta del governo sui prezzi dei carburanti, con verifiche a tappeto sui rivenditori. Bisogna andare fino in fondo, rendere i controlli capillari, dare continuità al monitoraggio ed estenderlo anche ad altre filiere colpite dalla speculazione: dai generi alimentari a tanti beni primari e di largo consumo. Allo stesso tempo vanno prorogati strumenti per calmierare e assorbire parzialmente l`impatto di questa escalation su redditi, salari e pensioni. Significa ripristinare il taglio delle accise, disboscare i balzelli non coerenti al comparto energetico, confermare l`abolizione degli oneri generali di sistema”.

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