Il messaggio che ci lascia Benedetto XVI, con la Caritas in Veritate, è un modello sempre molto valido, da considerare, per una nuova esperienza dei cattolici in politica. Il commento di Raffaele Reina

Il pensiero ci riporta a papa Benedetto XVI, il suo pontificato è stato talmente ricco di insegnamenti che è difficile archiviarlo. La sua catechesi, i suoi discorsi, le sue encicliche, il suo straordinario magistero sono un patrimonio inestimabile che è impossibile non tenerne conto. Siamo con il pensiero rivolto a lui con la preghiera, con la meditazione, sapendo di trovare le giuste indicazioni per una retta vita di fede. Un gigante della cultura come lui lascia testimonianze profonde, da studiare con molto impegno.

Il ricordo immediato del suo intenso lavoro di intellettuale porta alle sue opere più significative, ai suoi scritti più noti, utili in questa epoca di sconvolgimenti politici nazionali e internazionali. Sono idee che per un cristiano impegnato in politica rappresentano un faro luminoso, che rende il suo cammino meno accidentato. E infatti, Benedetto XVI nella Enciclica Caritas in Veritate disegna percorsi, forse non semplici, impegnativi, ma validi perché il bene comune sia condizione riconosciuta e da ricercare. Nella Enciclica p.(7) Papa Benedetto si sofferma sul significato di bene comune, spiegando che accanto a un bene individuale esiste un bene sociale, il bene che riguarda la comunità umana, il bene comune, appunto.

Animati dalla sua ricerca si perseguono azioni di giustizia e di carità. Ne discende che l’impegno per il conseguimento del bene comune comporta la chiamata in causa delle istituzioni che non sono un nobile orpello, ma strutture indispensabili per ordinare la vita economica, la vita culturale, la vita sociale. Compito della politica, della buona politica, è farsi carico, attraverso le istituzioni, di individuare la via giusta per meglio realizzare l’amore per il prossimo, cioè come dare risposte alle necessità della intera comunità.

La “politica come la più alta forma di carità”, come sosteneva papa Paolo VI, deve essere per un cristiano imperativo categorico. Sturzo quando lanciò il progetto del partito di cattolici partì da questi presupposti: giustizia e carità, come amore per il prossimo. Aveva chiara la situazione siciliana, dove ingiustizie e prevaricazioni dominavano, e dove la povera gente veniva trattata alla stregua di servi. Il messaggio che ci lascia Benedetto XVI, con la Caritas in Veritate, è un modello sempre molto valido, da considerare, per una nuova esperienza dei cattolici in politica. Sperimentare la possibilità di passare dalla forma alla sostanza è scelta, oserei dire, necessaria.

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