Un’analisi di Heritage Foundation spiega perché i prossimi due anni potrebbero essere decisivi per creare un asse conservatore anche su scala transatlantica. In chiave Europea “un blocco Ppe-Ecr potrebbe anche rafforzare le relazioni transatlantiche, in parte perché il centrodestra europeo e i conservatori americani la vedono allo stesso modo su una serie di questioni”

Il conservatorismo è sempre più rigoglioso. Sia sulla sponda europea, che dall’altra parte dell’Atlantico. Si potrebbe ipotizzare un “asse” transatlantico nel solco conservatore? Le carte in regola ci sarebbero tutte. A ragionare su questa ipotesi è l’Heritage Foundation in un’analisi firmata da Stefano Graziosi e James Jay Carafano. Quest’ultimo, in particolare, è un analista di peso negli ambienti repubblicani e ha ottime entrature anche negli ambienti politici vicini all’ex presidente Donald Trump.  “Solo pochi anni fa – scrivono Graziosi e Carafano – gli europei hanno trattato l’ascesa del populismo come un’ondata di maltempo. Erano sicuri che sarebbe passato rapidamente. Negli Stati Uniti, la sinistra pensava che il populismo sarebbe finito con la sconfitta dell’ex presidente Donald Trump. Oggi in Europa crescono le fila dei governi conservatori. E mentre le recenti elezioni nazionali statunitensi non hanno visto l'”onda rossa” che molti avevano previsto, il “rivolo rosso” ha dimostrato che il conservatorismo rimane vivo e vegeto: i repubblicani hanno ottenuto più elettori a livello nazionale rispetto ai democratici”. È interessante la prospettiva che gli analisti tratteggiano. “I conservatori su entrambe le sponde dell’Atlantico sono incoraggiati, premendo per le riforme per mantenere la loro gente al sicuro, libera e prospera. Nei prossimi due anni, ci si può aspettare che cerchino di indirizzare il sistema politico transatlantico in una nuova direzione”.

Veniamo al caso italiano

Il secondo incontro da quando Giorgia Meloni è premier con Manfred Weber (Ppe), non è un passaggio banale e traccia la rotta per probabili nuovi equilibri su scala internazionale. “Il governo italiano – osservano dalla Heritage Foundation – potrebbe essere un ponte tra l’ECR e il Ppe (Partito popolare europeo), che rappresenta 81 partiti di 43 paesi. In effetti, queste due forze politiche includono, rispettivamente, Fratelli d’Italia e Forza Italia (due dei partiti che appartengono all’attuale maggioranza parlamentare in Italia)”. É del tutto evidente che, uno schieramento politico di queste sembianze, “potrebbe emarginare il Partito dei socialisti europei, che comprende alcune forze politiche che hanno sostenuto posizioni filo-russe e filo-cinesi”.

Oltre oceano

“Un blocco Ppe-Ecr – prosegue l’analisi – potrebbe anche rafforzare le relazioni transatlantiche, in parte perché il centrodestra europeo e i conservatori americani la vedono allo stesso modo su una serie di questioni, tra cui lo scetticismo sulla politica climatica; questioni educative, familiari e di genere; immigrazione e sicurezza delle frontiere; la pace attraverso la forza e il sostegno alla Nato”. E qui arriva la parte più significativa del posizionamento che Giorgia Meloni, sin dai primi giorni dell’esercizio del suo mandato da presidente del Consiglio, ha voluto imprimere. Filo atlantica. Senza se e senza ma. “Una delle sue prime iniziative – si legge nell’articolo – fu quella di rafforzare i legami con la Polonia. Varsavia è in prima linea contro la Russia all’interno dell’Alleanza Atlantica ed è un fedele alleato americano. Inoltre, la Meloni punta chiaramente ad abbandonare la sudditanza italiana all’asse franco-tedesco e, invece, a porre Roma al centro di una nuova rete internazionale insieme a Stati Uniti, Polonia e (forse) Gran Bretagna”. A rafforzare questa tesi c’è anche il fatto, non banale, dei dissapori nati in seno alla gestione dei flussi migratori tra palazzo Chigi e l’Eliseo.

I due anni decisivi

“Tutto ciò – chiude l’analisi – potrebbe essere una buona notizia per le relazioni transatlantiche, in particolare se gli elettori dall’altra parte dell’Atlantico continueranno a rompere a destra. Il tempo lo dirà. Le elezioni presidenziali statunitensi e le prossime elezioni europee si terranno nel 2024. I prossimi due anni potrebbero quindi essere cruciali per la costruzione di un nuovo partenariato conservatore transatlantico”. Una brutta notizia per i sinistri profeti di sventura che avevano, sbagliando, vaticinato vita breve per i movimenti come quello guidato da Giorgia Meloni.

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