Dalla stablecoin Terra Luna al crollo dei Non Fungible Token, dal furto subito da Axie Infinity alla liquidazione di 3Ac, fino alle vicende più recenti che interessano Ftx e il suo fondatore. L’anno appena trascorso è stato condizionato da alcuni successi, ma anche da altrettanti tracolli che rimarranno nella storia del settore tech

L’anno appena trascorso è stato significativo per il mondo tech e quindi anche per il Web3, sia per le novità che per le questioni meno spiacevoli. Le prime le abbiamo provate a riassumere su Formiche.net, mentre per le seconde ci ha pensato Molly White nella sua newsletter (Web3 is Going Just Great), in cui ha stilato una classifica – che parte dal primo gennaio del 2022 – dei maggiori disastri del settore. È ancora presto per stabilire una cifra complessiva e quantificare il denaro perso durante questi dodici mesi, ma le stime provvisorie parlano di circa 4,27 miliardi di dollari bruciati a causa di operazioni malsane che hanno portato al crollo di veri e propri imperi.

Una delle vicende più drammatiche – a detta di tanti – ha riguardato la stablecoin Terra Luna. Il buco lasciato lo scorso maggio era di quaranta miliardi di dollari, sfumati nel giro di poco. È stato il più grande fallimento mai registrato nella storia del settore delle criptovalute e il responsabile numero uno era, ed è tutt’oggi, Do Kwon, trentenne di spicco nel mondo cripto e uno dei fondatori di Terra Luna. Per lui, la Corea del Sud aveva chiesto l’arresto all’Interpol, dopo che Seul gli aveva revocato il passaporto essendo in fuga per sfuggire a un’udienza in tribunale. Cosa che Do Kwon nega con forza.

Una situazione molto simile l’hanno vissuta Kyle Davies e Su Zhu, i due padri di Three Arrows Capital (3AC), un tempo un importante hedge fund con sede a Singapore. Lo era almeno fino a giugno, quando il sogno si è scontrato con la realtà: aveva perso 3 miliardi di dollari negli ultimi due anni, così è stata ordinata la sua liquidazione e adesso 3AC è finito nella storia delle cripto, anche se verrà ricordato soprattutto per la caduta piuttosto che per l’ascesa.

Il bello e il cattivissimo tempo lo sta facendo in questi giorni anche Sam Bankman-Fried, il trentenne prodigio visto da tutti come il presente e il futuro della (nuova) finanza. La grande considerazione che lo avvolgeva è però svanita insieme alla sua creatura, Ftx. Su questa vicenda si è già scritto molto e altrettanto ci sarà da scrivere, ma ciò che è certo è che è stata una batosta enorme per l’intero comparto, sfiduciato da colui che riteneva essere la sua stella polare. Da quanto scrive Bloomberg, inoltre, Bankman-Fried si sarebbe recato più volte alla Casa Bianca durante quest’anno, per influenzare l’amministrazione sulla normativa sulle criptovalute. Al momento, si dichiara innocente e, all’udienza della prossima settimana, respingerà l’accusa di frode e riciclaggio per la bancarotta di Ftx, di cui era fondatore ed ex amministratore delegato.

Il 2022 è stato anche l’anno di uno dei furti digitali per eccellenza. Per l’Fbi, dietro l’hackeraggio da 620 milioni di dollari (in criptovaluta ether) subito da Axie Infinity, ci sarebbe la Corea del Nord. Questo videogioco, che permetteva di arricchirsi grazie a mostri animati, era arrivato a circa un milione di utenti attivi e avrebbe ingolosito Pyongyang. Tuttavia, Axie Infinity non è stato l’unica vittima: dal gennaio al settembre scorso, il regime di Kim Jong-un avrebbe incassato un miliardo di dollari con le sue operazioni digitali criminali, finanziandoci le proprie attività.

A chiudere un anno che ha corso a due velocità, c’è la caduta abissale dei Non Fungible Token (NFT), passati dall’essere una rivelazione, se non il futuro dei guadagni (quasi) sicuri, a una realtà in cui nessun utente ha più fiducia per via delle numerose truffe può incappare. Il mercato degli NFT è praticamente crollato, con le vendite giornaliere a maggio che a maggio erano scese del 92% rispetto al massimo storico di qualche mese prima.

Non tutti ritengono che questa sia la percentuale esatta. C’è chi crede che siano scese del 95%, chi addirittura del 99%. Ma concordano inevitabilmente come siano un ramo del Web3 ormai al collasso.

(photo by Bybit, designed by Ricky Redor – Flickr)

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