Il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha incontrato a Baku il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e i vertici militari e della sicurezza del Paese. Tra i temi trattati, la cooperazione militare e la partnership in tema energetico, con il Paese caucasico sempre più importante per l’importazione di gas naturale non-russo in Italia

 

Rafforzare ulteriormente le relazioni con l’Azerbaigian nel contesto della Difesa e della sicurezza energetica. Questo è stato il tema centrale discusso dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel corso della sua visita ufficiale a Baku, per una serie di colloqui istituzionali con il presidente delle Repubblica, Ilham Aliyev, il ministro della Difesa, il colonnello generale Zakir Hasanov e il capo dei servizi di sicurezza, il colonnello generale Ali Naghiyev.

Cooperazione militare

“L’Italia – ha detto il ministro – conferma il suo contributo per un’ulteriore rafforzamento delle relazioni tra Azerbaigian e Nato e tra Azerbaigian e Unione europea”, un obiettivo “condiviso anche dal presidente del Consiglio Giorgia Meloni”. La visita del ministro, infatti, è servita anche alla sottoscrizione di un protocollo d’intenti per la cooperazione in materia militate, specialmente nel campo della formazione e dell’istruzione delle Forze armate azere.

Il capitolo energetico

La visita è servita anche ad affrontare il tema centrale dell’energia, con il presidente Aliyev che ha definito “particolarmente proficua” la relazione bilaterale con Roma, in particolare nel settore energetico, citando l’efficace funzionamento del Corridoio meridionale del gas (Sgc), il gasdotto realizzato grazie all’iniziativa dell’Unione europea che rifornisce i mercati europei dal Mar Caspio. L’iniziativa, lanciata nel 2008, aveva l’obiettivo di ridurre la dipendenza energetica dell’Europa da Mosca, una necessità resa più urgente dopo l’invasione dell’Ucraina il 24 febbraio scorso, e che ha reso ancora più strategica la regione del Caucaso.

Nodo caucasico

L’Italia ha un interesse diretto nella regione, e già il governo Draghi si era mosso per differenziare le proprie forniture energetiche, soprattutto di gas naturale, riducendo la dipendenza russa. Uno sforzo che ha visto l’attivismo di Roma in diverse regioni, a partire dal Mediterraneo e il Golfo, e che vede nell’Azerbaigian un nodo centrale. Il Sgc, infatti, parte proprio dal Paese caucasico e, dopo aver attraversato Georgia, Turchia, Grecia e Albania, raggiunge le coste adriatiche dove si collega con il Tap, arrivando in Puglia. Aumentare la capacità dell’infrastruttura, dunque, potrebbe far crescere i metri cubi di gas naturale che arrivano in Italia.

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