Non dei diversi Erodi abbiamo bisogno. Ma di una vera stella. Continua l’impegno nel cercarla, e, una volta trovata, a tenerla stretta per non perderla. La riflessione di Rocco D’Ambrosio, presbitero della diocesi di Bari, ordinario di Filosofia Politica nella facoltà di Filosofia della Pontificia Università Gregoriana di Roma

“I cattolici vanno dalla fede all’intelligenza, il mondo si muove piuttosto dall’intelligenza alla fede”, lo affermava Paolo VI in un dialogo con Jean Guitton. Papa Montini, autentico papa conciliare, ha penetrato, più di altri pontefici, lo spirito di questo mondo, con molta umiltà e profondità, lontanissimo da qualsiasi atteggiamento professorale o di chiusura agli altri, perché magari considerati inferiori intellettualmente o ostili al cristianesimo o figli di Chiese cristiane o religioni ritenute “minori”. I percorsi dei cattolici e del “mondo” sono tanti, tantissimi: tutti degni di rispetto e di essere conosciuti e approfonditi, purché non offendano la dignità umana e non ledano l’integrità fisica e intellettuale di piccoli e grandi.

I Magi, che l’Epifania ci riporta in primo piano, sono, a un tempo, persone di fede e di ragione, in ricerca della “novità” ma anche paghi della loro scoperta. Non ci sono dati di sapere i loro percorsi geografici: il Vangelo annota solamente “vennero da oriente a Gerusalemme” (Mt 2,1). Ne tantomeno sappiamo dei loro percorsi intellettuali; anche qui il testo è sobrio: “Dov’è – affermano i Magi – colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo” (Mt 2,2).

È la stella a guidarli. È una “stella” a guidare ogni persona in ricerca. E la “stella” può essere il buon Dio, una persona autorevole, un principio etico fondante, un riferimento più grande dell’umanità e del mondo. Mounier direbbe ciò che “guarda al di sopra dell’uomo, della sensazione di piacere, dell’utilità, della funzione sociale”. Quindi, certamente, la “stella” non può essere piacere, utilità e funzione sociale. Sembrerebbe banale ricordarlo, ma non lo è affatto.

E cosi la nostra “stella” ci indica il percorso. Guai a dimenticare che il mio percorso può essere simile a quello dell’altro, ma mai identico; guai a dimenticare che le vie del Signore sono infinite e si incontrano in terra, oltre che nel suo infinito. La mia personale via si incontra spesso con quella del mio vicino – amico, parente, collega, conoscente che sia – perché la fratellanza, di cui ci ricorda spesso papa Francesco, è condivisione onesta, costante e benefica.

Nessuno ha diritto di presentare la sua “stella” come l’unica o la vera o l’eccelsa. Le stelle non sono sole, abitano un firmamento. Brillano di luce propria, mentre i pianeti di luce riflessa. C’è posto per tutti; purché tutti si impegnino a far più bello il pianeta e il suo cielo, le sue città; evitando guerre (stellari e terrestri), competizioni e mercati vari.

C’è posto per tutti; o meglio: quasi tutti. Per Erode no. Lui non ricerca, mente solamente, agisce nell’ombra. “Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo»” (Mt 2,7-8). Erode non è molto diverso da tutti quelli che detengono un potere, nel mondo come nelle comunità di fede religiosa, solo per interessi propri e ristretti, invidia e autoreferenzialità. Non a caso, di li a poco, ordinerà una strage di bambini, col solo intento di uccidere il “concorrente” re Gesù. “Niente di nuovo sotto il sole” (Sir 1,10).

Non dei diversi Erodi abbiamo bisogno. Ma di una vera stella. Continua l’impegno nel cercarla, e, una volta trovata, a tenerla stretta per non perderla. Forse può aiutare il vademecum di Carlo Betocchi:

Ciò che occorre è un uomo,
non occorre la saggezza,
ciò che occorre è un uomo
in ispirito e verità;
non un paese, non le cose,
ciò che occorre è un uomo,
un passo sicuro, e tanto salda
la mano che porge che tutti
possano afferrarla, e camminare
liberi, e salvarsi.

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