L’ex direttore del Resto del Carlino: “Questo volume in qualche modo rappresenta la summa di Berlusconi e di tutto ciò che ha significato per questo Paese a cavallo tra i due millenni. Nei suoi punti di forza e nelle sue debolezze. Ed è per questo che spero che arrivi anche sulle scrivanie dei suoi detrattori”

C’è un lungo filo rosso che lega la sua storia a quella degli ultimi 50 anni della Repubblica. Un protagonista assoluto, per la cui descrizione l’aggettivo più ricorrente è “innovatore”. Primattore. Nel palcoscenico italiano, senz’altro una figura unica, controversa. Le tinte scelte da Giancarlo e Alberto Mazzuca per descrivere Silvio Berlusconi sono il rosse e il nero. È infatti questo il titolo del volume, Silvio in rosso e nero, edito da Baldini+Castoldi, che è recentemente approdato nelle librerie. Con Giancarlo Mazzuca, giornalista di lungo corso, già direttore de il Resto del Carlino ed ex deputato, abbiamo cercato di capire quali sono i contenuti salienti del libro.

Mazzuca, quando conobbe Berlusconi?

Anni e anni fa. Peraltro, quando Montanelli guidò il Giornale (di proprietà della famiglia Berlusconi), io e mio fratello lavorammo per lui. Ricordi di tempi lontani, ma grandiosi. Nonostante decisi di seguire Indro alla Voce, riuscii comunque a mantenere e consolidare un buon rapporto con il Cavaliere.

Che tipo di lavoro avete fatto per scrivere questo libro?

Un lavoro di studio, di raccolta, di approfondimento. Questo volume in qualche modo rappresenta la ’summa’ di Berlusconi e di tutto ciò che ha significato per questo Paese a cavallo tra i due millenni. Nei suoi punti di forza e nelle sue debolezze. Il volume raccoglie tanti lavori fatti da altri autori, che noi abbiamo messo in qualche modo a sistema, oltre a contributi originali scritti da me e da mio fratello Alberto.

Quali sono le “luci” del Cavaliere?

Senz’altro è stato un innovatore: nell’imprenditoria (nelle diverse declinazioni in cui ha deciso di impegnarsi), così come in politica. La costruzione di Milano 2 fu un’intuizione geniale, così come la costituzione della Fininvest (anche grazie all’aiuto di Bettino Craxi). Non ultimo, il vento di novità che introdusse sulla scena politica (che usciva dal terremoto di Mani Pulite), con la sua candidatura nel 1994. Ha creato un partito che è uscito dalle logiche che avevano permeato la prima repubblica e il sistema del Pentapartito. Insomma Berlusconi, in qualche modo, è stato un rivoluzionario».

Anche sotto il profilo della comunicazione.

Certo, forse è questo il vero snodo: lui è stato il primo a stabilire un contatto diretto con l’elettore, immedesimandosi in loro e uscendo dalla patina di irraggiungibilità che caratterizzava i politici della Prima Repubblica. Oltre ad avere una capacità innata e un’abilità comunicativa fuori dal comune. Berlusconi è riuscito a fare di se stesso una sorta di brand. Oltre a rappresentare, dopo l’avvocato Agnelli, il prototipo del made in Italy.

È stato, tuttavia, un personaggio molto controverso.

Certo, Berlusconi è stato spesso vinto dalle sue debolezze e ha commesso tanti errori che lo hanno anche portato ad affrontare un percorso giudiziario tutt’altro che facile. Ed è anche per questo che la mia speranza è che questo libro possa arrivare sulle scrivanie anche dei suoi detrattori. Oltre che dei suoi fan: è una ricostruzione fedele di una vita unica. Senza sconti, ma senza pregiudizi.

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