Sia Bruxelles sia Washington stanno scrivendo le “istruzioni” per uno sviluppo della tecnologia basato sui valori democratici, per innervarli nei sistemi del futuro e non lasciare spazio a quelli autocratici. E le due sponde dell’Atlantico puntano ad armonizzarsi tra di loro, ma divergono su alcuni dettagli fondamentali

In materia di tecnologia, le relazioni transatlantiche – incarnate dal Consiglio commercio e tecnologia (Ttc) – sono la base di partenza per uno sviluppo digitale incentrato sui valori democratici occidentali. Il concetto è particolarmente evidente nel campo dell’Intelligenza artificiale, una tecnologia che sta già dando le prime avvisaglie di una rivoluzione nella produttività umana. E se su terreni come i sussidi alle industrie cleantech non mancano le frizioni, sul campo dell’Ia finora si è registrata una sostanziale unità d’intenti.

Sia Stati Uniti sia Unione europea stanno lavorando su cornici legislative che regolino l’attività dell’Ia e ne favoriscano lo sviluppo – secondo i dettami occidentali. I primi si affidano soprattutto alle iniziative industriali e foraggiano il settore a suon di miliardi, viste le potenzialità strategiche dell’Ia; la seconda vuole far pesare il suo ruolo come superpotenza legislativa. E all’ultima riunione del Ttc gli alti funzionari europei e statunitensi hanno prodotto una “tabella di marcia congiunta per un’IA affidabile e per la gestione dei rischi”, ossia un tentativo di creare un unico manuale per lo sviluppo di questa tecnologia emergente.

Tuttavia, Mark Scott (autore di Politico Digital Bridge) ha parlato con gli addetti ai lavori e ha evidenziato un problema: i responsabili politici sembrano fare confusione tra valori e standard tecnologici. I primi dovrebbero essere alla base dei sistemi Ia (secondo i dettami dell’Ocse adottati dal G20), mentre i secondi sono una lista di specifiche tecniche (come documentato, tra gli altri, dal National Institute of Standards and Technology statunitense). Ed è qui che i funzionari Ue e Usa sembrano essersi bloccati.

“In diverse conversazioni, i responsabili politici mi hanno detto che lo sforzo transatlantico intorno all’Ia affidabile consiste nell’offrire un’alternativa occidentale (leggi: Ue-Usa) a come la tecnologia si sta evolvendo nei regimi autoritari (leggi: Cina) […] Washington e Bruxelles vogliano collaborare allo sviluppo di standard globali per l’Ia, includendo misure e metriche specifiche in modo che le aziende di Ia che lavorano su entrambe le sponde dell’Atlantico non debbano reinventare la ruota”, scrive Scott. In teoria, se tutto va come deve andare una startup di Ia americana o europea avrà accesso al più grande mercato del mondo sulla base degli stessi standard.

Il problema è che ci sono ancora differenze fondamentali tra i partner transatlantici su quali tipi di valori, e dunque quali casi di utilizzo, mettere a terra. A Washington c’è chi (come il Dipartimento del commercio) ritiene che l’AI Act di Bruxelles sia troppo macchinoso e ponga troppe restrizioni alle modalità di sviluppo dei sistemi di Ia da parte di privati. Specularmente, racconta Scott, alcuni nel Parlamento europeo vorrebbero porre gli Stati Uniti sullo stesso piano della Cina per quanto riguarda lo sviluppo di Ia pericolose che possono potenzialmente danneggiare i diritti fondamentali delle persone.

Questa tensione deve essere risolta se si vuole che la cooperazione transatlantica sull’Ia abbia successo. Al momento la conversazione tra gli alleati è focalizzata sul commercio, scrive il giornalista, che vedono la politica sull’Ia attraverso il prisma della promozione delle prospettive economiche mediante la creazione di standard comuni che possono essere implementati a livello globale. “Questa è una strada da percorrere. Ma se ci sono scontri continui sui valori (come l’atteggiamento nei confronti delle armi autonome guidate dall’Ia) alla base di questi standard, è inevitabile che l’intesa si trovi a poggiare su un terreno incerto”.

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