Il sottosegretario alla Giustizia (FdI) commenta lo straordinario arresto del latitante di Cosa Nostra: “Con la mafia non si scherza, non si può arretrare e non è una partita di dama: per cui tutti gli strumenti, anche i più duri, debbono essere messi in campo. Oggi più che mai, sono fiero che il governo Meloni abbia fatto quanto possibile per mantenere nel solco della Corte costituzionale e della Cedu la normativa speciale antimafia”

Si chiude un cerchio. Da Totò Riina a Matteo Messina Denaro lo Stato italiano ha dimostrato che può vincere, anche se occorre del tempo. Questo il commento che il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro delle Vedove (FdI), affida a Formiche.net a poche ore dalla notizia dell’arresto a Palermo del latitante di Cosa Nostra. “Oggi più che mai, sono fiero che il governo Meloni abbia fatto quanto possibile per mantenere nel solco della Corte costituzionale e della Cedu la normativa speciale antimafia”.

Cosa dimostra questo arresto?

Intanto rivolgo i miei più vivi complimenti ai carabinieri dei Ros e al Procuratore di Palermo per questa storica cattura, che testimonia che lo Stato è sempre più forte della criminalità organizzata e che la criminalità organizzata è sempre più debole dello Stato. Oggi Messina Denaro viene consegnato, lo dico con orgoglio da sottosegretario, agli uomini e alle donne della polizia penitenziaria. Questa vicenda cambia le dinamiche che hanno caratterizzato la storia della lotta alla mafia.

In che modo?

Ci racconta che possiamo liberare l’Italia dal cancro della mafia per il quale, oggi più che mai, sono fiero che il governo Meloni abbia fatto quanto possibile per mantenere nel solco della Corte costituzionale e della Cedu la normativa speciale antimafia. Perché con la mafia non si scherza, non si può arretrare e non è una partita di dama: per cui tutti gli strumenti, anche i più duri, debbono essere messi in campo.

Come cambia da oggi la lotta alla mafia da parte delle istituzioni? Le stragi del ’92 sono state un momento strategico, anche sociale, per il nostro Paese.

È stato un momento strategico dal quale però nacquero profonde riflessioni sulle migliori normative da mettere in campo. Purtroppo ultimamente vi sono stati alcuni passi indietro rispetto a queste normative, necessitati perché indicati sia dalla Corte Costituzionale che dalla Cedu. Io penso che abbiamo fatto il possibile per mantenere tutti gli strumenti di duro contrasto alla criminalità organizzata. Inoltre la cattura di Matteo Messina Denaro potrebbe dare enormi spunti investigativi, in ogni caso racconta culturalmente, soprattutto ai più giovani, che perdi sempre contro lo Stato, che una vita da recluso, da rifugiato, da latitante non dà mai vittoria. La criminalità è sempre più debole dello Stato e questo è un messaggio anche per tutti i più giovani. Voglio dire che, al di là di certe coreografie hollywoodiane, non c’è nulla di romantico nella vita del boss mafioso che vive come un topo e poi viene sempre catturato.

L’arresto di Messina Denaro e la singolare coincidenza con l’anniversario, il 15 gennaio ’93, di quello di Totò Riina.

È stato un caso perché non ritengo che le nostre forze dell’ordine, né la magistratura, decidano di catturarlo quel giorno lì o il giorno prima o il giorno dopo: ma, per quanto assolutamente casuale e denso di significati, si chiude un cerchio. I volti più storici della criminalità organizzata, e segnatamente dalla mafia, sono stati arrestati a distanza di anni, nel medesimo giorno, quasi come se ci fosse una congiuntura astrale. A raccontare appunto, che da Riina a Matteo Messina Denaro lo Stato purtroppo ci può mettere del tempo. Ma alla fine vince sempre.

@FDepalo

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