Il sondaggista: “La questione del caro-benzina è transitoria e non intacca il rapporto con l’elettorato. Meloni è blindata da un gruppo dirigente competente”. Sul Pd: “La soluzione è a portata di mano: una doppia leadership con Bonaccini e Schlein”

La luna di miele del governo con gli italiani si è infranta con la questione del caro benzina? “Ma no, la luna di miele c’è ancora. Stiamo parlando di oscillazioni al vertice: Giorgia Meloni mantiene il suo gradimento verso l’elettorato”. Ne è certo Nicola Piepoli, sondaggista e saggista che, a Formiche.net, traccia una panoramica delle sfide per l’esecutivo e per buona parte degli attori della politica italiana.

Piepoli, nonostante lo sciopero dei benzinai sembrerebbe essere congelato (se non addirittura eliminato), per il governo la questione del caro-carburante rappresenta probabilmente il primo vero scoglio. Non è così?

Senz’altro qualche punto di gradimento Meloni lo ha perso agli occhi dell’elettorato a causa di questa vicenda. Ma, ribadisco, si tratta di oscillazioni al vertice. Direi fisiologiche. Anche perché la questione dei rincari è piuttosto transitoria.

C’è il rischio però che, sulle priorità che deve affrontare, questo governo si “incagli'”? 

Non vedo questo pericolo, per due ragioni. Meloni ha dalla sua parte una grande preparazione sui dossier prioritari a cui deve mettere mano. In seconda battuta è “blindata” dalle menti che ha attorno. Il premier ha la fortuna di avere accanto un gruppo dirigente molto coeso fatto di persone brillanti e che hanno condiviso, ab origine, il percorso di Fratelli d’Italia. Anche da un punto di vista valoriale. Uno di questi è senz’altro il presidente del Senato, Ignazio La Russa.

Sugli attriti con Forza Italia che idea si è fatto?

In un governo di coalizione è normale che ogni singolo partito si esprima sui temi in base alle proprie sensibilità e alle sensibilità dell’elettorato di riferimento. Ma sono convinto che, anche grazie alla classe dirigente che ha Forza Italia, non ci saranno strappi. Non è nell’interesse di Meloni, ne tanto meno in quelli di Berlusconi.

Com’è realmente, il rapporto fra i due?

C’è stima e feeling reciproco. La volontà di collaborare in questo percorso di governo (e farlo durare cinque anni) è stata più volte esplicitata da entrambi. Berlusconi fa a volte qualche uscita che pare uscire ‘dal coro’ del Governo. Ma, a ben guardare, tutto si inserisce in una cornice molto solida. Che è, appunto, quella della maggioranza.

In casa Pd, invece, gli strali sono evidenti. Chi la spunterà?

Questo è un grande paradosso. Il Pd mi pare che sia nella fase che tanto cerca, ma nulla trova. Eppure la soluzione ce l’avrebbe a portata di naso.

E quale sarebbe?

L’ideale per rilanciare il Pd sarebbe studiare una soluzione che preveda come segretario Stefano Bonaccini, ma che in una certa maniera includa anche la visione e di conseguenza l’elettorato che fa riferimento a Elly Schlein. Una sorta di leadership a due.

Il progetto di Carlo Calenda di lanciare una costituente per un partito unico liberale in ottica Europee 2024, come lo vede?

Calenda lo vedo come un attaccante della politica, non come un difensore. Il progetto, di per sé, non è male e potrebbe avere anche un significato visto il mutare di scenari anche a livello europeo. Data però la personalità e l’esperienza politica di Calenda (e di Renzi), potrebbero presentarsi alcuni ostacoli nell’ambito di questo percorso.

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