Rendiamo quindi oggi il giusto omaggio agli artefici di questa vittoria dello Stato e della legalità, anche nel ricordo delle troppe vittime di mafia. Manteniamo però i nervi saldi: si combatte la malavita creando sviluppo pulito, nella correttezza delle procedure e degli affidamenti. Il commento di Roberto Arditti

Abbiamo motivi per essere soddisfatti dell’arresto di Matteo Messina Denaro? Certo che ne abbiamo, perché un delinquente che va in galera molti anni dopo avere iniziato a delinquere è comunque meglio che lasciarlo a piede libero. Quindi bene così e grazie a tutte le donne e gli uomini della procura della Repubblica di Palermo e dell’Arma dei Carabinieri che hanno lavorato a questo risultato.

Possiamo però dire che oggi siamo di fronte a qualcosa di dirompente, qualcosa che cambia la realtà italiana in terre come la Sicilia e la Calabria, da decenni alle prese con organizzazioni malavitose potenti, spregiudicate e ricchissime? Non possiamo dirlo purtroppo ed è importante ammetterlo per capire esattamente dove siamo.

Non siamo in grado di dirlo perché l’arresto di Messina Denaro non è poi così diverso da quelli di Riina e Provenzano: arriva dopo una lunga latitanza ed in condizioni particolari, in questo caso anche legate probabilmente alle condizioni di salute. Siamo cioè di fronte ad un boss di grande pericolosità e grande potere che ha esercitato la sua attività criminosa per un lunghissimo periodo, ma proprio per questo probabilmente con alle spalle la gran parte delle malefatte compiute o da compiere.

Di fronte alla malavita organizzata c’è lo Stato con i suoi apparati di sicurezza e c’è una comunità nazionale con le sue fragilità ed anche la sua voglia di giustizia: insieme compongono un “esercito del bene” certamente forte ma non certo invincibile, come dimostra la lunga scia di sangue e reati che segnano le cronache italiane da anni e anni.

Proprio per questo credo si possa dire con un minimo di provocazione che oggi abbiamo scritto una pagina della buona Italia, ma non una pagina di svolta. Eppure laggiù, proprio tra Sicilia e Calabria, c’è una opportunità enorme per fare qualcosa che segni una nuova epoca.

Questo qualcosa è il Ponte sullo Stretto, enorme occasione per almeno tre motivi.

È una sfida tecnologica da vincere e siccome sarebbe il ponte sospeso più lungo del mondo ne trarrebbe beneficio la nostra industria e il nostro saper fare, con risonanza in tutto il mondo. È una sfida di trasparenza delle amministrazioni pubbliche, perché un’opera così rilevante realizzata dallo Stato senza interferenze mafiose finirebbe per rappresentare la più sonora della rivincite dopo decenni di accuse di opacità e malaffare.

Infine è una prova inoppugnabile della volontà italiana di giocare da protagonista sulla scena planetaria, dove le Grandi Opere e i Grandi Eventi sono strumenti delle più efficaci azioni di Soft Power.

Rendiamo quindi oggi il giusto omaggio agli artefici di questa vittoria dello Stato e della legalità, anche nel ricordo delle troppe vittime di mafia. Manteniamo però i nervi saldi: si combatte la malavita creando sviluppo pulito, nella correttezza delle procedure e degli affidamenti.

Facciamo il Ponte in modo irreprensibile: sarà la vittoria dell’Italia per bene, quella che spesso è costretta a convivere con i troppi Messina Denaro che circolano a piede libero.

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