A 100 anni dalla morte di Vilfredo Pareto una riflessione sull’importanza di colui che per primo introdusse la parola élite nel linguaggio scientifico, sociologico e storico-politico dei suoi scritti

Aveva scritto Norberto Bobbio diversi anni fa: «Per chiunque ritenga proprio dovere comprendere prima di condannare, e sia convinto che i mezzi di cui disponiamo per spiegare i fenomeni politici sono ancora rudimentali, credo che la lettura e lo studio di Pareto sia stimolante e salutare. Siamo immersi, o addirittura sommersi, in un oceano ideologico tempestoso. La distinzione fra questioni di verità, di successo, di utilità di una dottrina è un primo indispensabile sussidio per cominciare a trovare un orientamento». Volendo raccogliere questo invito ci sembra opportuno in occasione del centenario della morte di Vilfredo Pareto (1848 – 1923) riproporre con brevi riflessioni questo autore sopratutto alle giovani generazioni. Anche perché dell’invito, di Bobbio, il grande pubblico non si era nemmeno accorto, così come le grandi case editrici non avevano ritenuto l’argomento sfruttabile economicamente; dal canto loro, i «maitres à penser» non lo avevano giudicato adatto ai gusti delle masse e funzionale alle oleografie ed alle agiografie progressiste.

I naturali destinatari del messaggio, poi le classi politiche e dirigenti, cioè sono ormai troppo impegnate nella gestione del «potere» e nel controllo dei suoi meccanismi e delle sue leve per potersi «attardare» in riflessioni di questo tipo.

Restano perciò da noi solamente alcuni ambienti accademici, che proseguendo nella tradizione nata all’inizio del secolo e consolidatasi tra le due guerre mondiali, vanno avanti nella ricerca e dell’approfondimento di quel filone di pensiero che oramai in tutto il mondo ha assunto il nome di elitismo. (cfr. il Capitolo IX del mio libro: “I proscritti. Pensatori alla sfida della modernità” Editrice Pantheon).

Come noto, era stato Pareto, (che era nato nel 1848 e morì nel 1923) nei suoi «Les sistèmes socialistes» (1902 1903), «Manuale di economia politica» (1906) e nel «Trattato di sociologia generale» (1916) ad introdurre nel linguaggio scientifico, sociologico e storico politico il termine «élite»: «Facciamo dunque una classe di coloro che hanno gli indici più elevati nel ramo della loro attività, alla quale daremo il nome di classe eletta (élite), precisando, però, che questa non è immutabile e fissa, anzi non può durare oltre un certo periodo e ben presto sparisce dalla scena della storia. Di questi principi dovrebbe far tesoro la leader del Partito FdI risultato largamente vincente alle ultime elezioni politiche che, attualmente, come Primo ministro di destra, deve affrontare il grande problema di creare ed avvalersi di una nuova classe dirigente.
«Per via della circolazione delle classi elette, la classe eletta di governo è in uno stato di continua e lenta trasformazione, essa scorre come un fiume, e questa d’oggi è diversa da quella di ieri».

In una visione così mobile della società e così fluttuante dell’organizzazione del potere è evidente che la classe eletta rappresenta solamente una piccola minoranza rispetto alla generalità della popolazione, dalla quale di volta in volta emergono elementi capaci di affermare la propria attitudine di comando e di direzione.

Quando ciò non avviene fisiologicamente, allora si rompe l’equilibrio ed avvengono le rivoluzioni «sia pel rallentarsi della circolazione della classe, sia per altra causa, si accumulano negli strati superiori elementi scadenti che più non hanno i residui (per il Nostro i «residui» non sono altro che gli istinti e le motivazioni più profonde dell’azione umana n.d.a.) atti a mantenerli al potere, che rifuggono dall’uso della forza, mentre crescono negli strati inferiori gli elementi dì qualità superiore che posseggono i residui atti ad esercitare il governo, che sono disposti ad adoperare la forza».

Per questo Pareto, già per sua natura polemico, legato all’attualità del tempo, partecipe appassionato delle vicende storiche e politiche contemporanee, non dissimulò mai le sue simpatie per il nazionalismo e per il fascismo, in ossequio, appunto, alla sua impostazione teorica della circolazione delle élite.

Furono gli americani, che per primi s’impegnarono nello studio delle teorie delle élite e si posero immediatamente in sintonia e sulla scia dei tre pensatori italiani, Mosca, Pareto e Michels rendendosi conto che anche la loro società aveva la necessità di una maggiore e migliore organizzazione sociale, caratterizzata da una divisione più accentuata e rigorosa tra chi detiene il potere e chi ne è privo.

Con la traduzione e a pubblicazione delle opere di Pareto nei primi anni Trenta da parte dello storico e critico della letteratura italiana Arthur Livingston, ed i successivi studi di Joseph A. Schumpeter all’inizio degli anni Quaranta, la nozione di élite entra a far parte dell’ambito delle dottrine politiche, nel tentativo d’indicare un «modello di equilibrio elitario pluralistico» che potesse conciliare concetti fino a quel momento incompatibili con quello di democrazia.

Agli studi politici degli States si schiudevano nuove stagioni, con il fiorire rigoglioso nel decennio successivo all’ultima guerra mondiale di quell’elitismo politico che diviene parte integrante delle teorie democratiche.

Certo, a questi tentativi di conciliazione non mancarono critiche come quelle, ad esempio, del canadese Crawford Brough Macpherson, il quale, pur riconoscendo meriti a Schumpeter, giudicò, fin dal 1941, la democrazia occidentale come un sistema organizzato in modo tale da privilegiare solamente la ricchezza a scapito degli interessi della comunità.

Il libro, però, che più diffuse le teorie elitarie negli Usa fu quello di James Burnham «The machiavellians», del quale interi capitoli sono dedicati a Pareto, a Mosca ed a Michels e nel quale si mescolano le impostazioni dei tre classici con tesi marxiane e trotskiane.
Burnham, da alcuni definito conservatore, da altri tacciato di fascismo, elaborò un concetto di «managerial revolution» che non solo avrebbe dovuto avere grande successo, ma anche costituire uno degli strumenti di analisi più utilizzati negli ultimi tempi.

La ricerca successivamente continuò con i contributi di C.W. Mills, e di J. Meisel, fino ad arrivare al contemporaneo neoelitismo, i cui risultati furono pubblicati per i tipi di Giuffrè Editore a cura di Ettore A. Albertoni.

E proprio per fare un bilancio dello stato degli studi a livello internazionale, prendendo in esame i vari passaggi evolutivi, con particolare attenzione a quelli tra gli anni Trenta ad oggi, e raccordandoli all’impostazione originaria ad essi dai classici italiani, l’«Archivio Internazionale Gaetano Mosca per lo studio della classe politica» dedicò il suo quinto volume al tema «Elitismo e democrazia nella cultura politica del Nord America (Stati Uniti, Canada, Messico)».

Dagli apporti dei vari partecipanti alla ricerca risultò evidente come l’influenza della scuola italiana si sia estesa, oltre che negli Stati Uniti, anche nel Messico e nel Canada, e come si sia diffusa, negli ultimi decenni del Novecento, anche in Inghilterra, con i volumi di Thomas B. Bottomore e Geraint Parry, che sembravano voler concludere un ciclo iniziatosi trent’anni prima.
Con la circumnavigazione e la circolazione di queste idee, dunque, si torna sul vecchio continente.

Forse per riprendere nuovo vigore, forse per attingere nuova linfa o forse per cercare nuove «intuizioni» in quella terra che vide la nascita delle prime elaborazioni intorno alla teoria delle èlite.

Rompendo, finalmente, il muro del silenzio che era stato eretto faziosamente intorno all’opera del «conservatore Mosca», del «reazionario» Pareto e del «fascista» Michels, per riprendere il cammino interrotto e per raggiungere nuovi traguardi nel campo delle scienze sociali e politiche.

Nota bio-bibliografica contenuta in:
PARETO, VILFREDO. I sistemi socialisti. A cura di Giovanni Busino. [Ristampa 1987]. Torino: UTET, c1974: 53-117.
BONETTI, PAOLO. Il pensiero politico di Pareto. Roma-Bari: Laterza, 1994: 93-103.
Edizioni di opere di Vilfredo Pareto
PARETO, VILFREDO “Antologia di testi” In BONETTI, PAOLO. Il pensiero politico di Pareto. Roma-Bari: Laterza, 1994.
Una teoria critica della scienza della società. Antologia a cura di Giovanni Busino. Milano: Biblioteca universale Rizzoli, 1996.
Trasformazione della democrazia. A cura di Emanuela Susca; introduzione di Domenico Losurdo. Roma: Editori riunti, 1999.
Carteggi
[63 lettere inedite dal Fondo Vilfredo Pareto della Banca popolare di Sondrio].
Appendice in BUSINO, GIOVANNI… [et. al.]. Vilfredo Pareto (1848-1923): l’uomo e lo scienziato.
A cura di Gavino Manca; prefazione di Antonio Fazio. Sondrio: Banca popolare di Sondrio, [2002].

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