In queste ore si lavora al Tesoro, di concerto con la Ragioneria, a una norma per congelare i pagamenti delle aziende fornitrici di dispositivi medici alle Regioni. Successivamente l’esecutivo proverà a studiare una riforma complessiva del meccanismo, coperture permettendo

Prima che tutto, o quasi, frani, bisognerà intervenire. Il governo di Giorgia Meloni è pronto a mettere una pezza sulla delicata questione del payback, il meccanismo che impone all’industria farmaceutica, in particolare a quella che rifornisce le regioni di dispositivi medici, di concorrere nella misura del 50% al disavanzo per l’acquisto dei suddetti beni. E quest’anno il conto rischia di essere particolarmente salato, circa due miliardi di euro da rimborsare ai governatori.

Le aziende con le spalle più grandi potrebbero anche farcela, ma quelle minori decisamente no. E allora si rischierebbe una moria di piccole eccellenze tutte italiane. In realtà, sta già accadendo. In Alto Adige, terra non certo povera di imprese farmaceutiche, numerose aziende che hanno fornito dispositivi medici (mascherine, guanti, camici, siringhe, protesi, garze ecc.) alle aziende sanitarie di tutta Italia, sono passate alle carte bollate, presentando fior di ricorsi contro una norma ancora viva e vegeta nell’ultima manovra, nonostante il pressing di Fratelli d’Italia per la rimozione della stessa.

D’altronde, il gioco più o meno è questo: se la tal Asl ha sforato il tetto annuale di spesa per i dispositivi medici, cui non si può destinare più del 4,4% della propria quota del fondo sanitario nazionale, a ripianare il buco di bilancio devono essere le aziende che riforniscono la medesima Asl, che devono restituire una parte di quanto già incassato, frutto di gare d’appalto e successivi contratti. Una norma nata nel 2015 ma rimasta inapplicata fino alla pubblicazione il 15 settembre in Gazzetta Ufficiale del decreto attuativo con cui è stato certificato il superamento dei tetti per il periodo 2015-2018 e quindi le somme che le aziende dovranno ripianare entro metà gennaio 2023.

Ma ecco la mossa del governo, proprio sul filo di lana. In queste ore, come è in grado di raccontare Formiche.net, si sarebbe tenuta una riunione al Tesoro, unitamente ad alcuni esponenti di Fratelli d’Italia e alla Ragioneria generale dello Stato, per studiare un intervento con cui disinnescare la mina del payback. L’idea di base, alla quale si sta ancora lavorando, è quella arrivare a una norma per il congelamento dei rimborsi, per poi mettere mano in un secondo momento all’ultimo Documento di economia e finanza e individuare le coperture necessarie per strutturare una riforma complessiva del meccanismo. Il governo, viene raccontato, è insomma pronto ad agire.

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