Putin non molla e punta alla cinquina, al quinto mandato presidenziale. L’amministrazione del Cremlino ha già avviato i preparativi per le elezioni del 2024 partendo dal presupposto che non saranno rinviate e che l’attuale presidente al potere dal 2000 si ricandiderà. La guerra in Ucraina diventa ancora più cruciale. L’analisi di Gianfranco D’Anna

L’anno zero dell’Ucraina ricomincia dall’apocalisse di Soledar distrutta a tal punto dai mercenari ex ergastolani russi del Wagner Group, che anche dalle foto satellitari è impossibile individuare strade e piazze presistenti. Statica e con fronti molto distanti, la guerra d’invasione scatenata da Putin nei confronti dell’Ucraina si avvia a contrassegnare la storia dell’Europa con un terribile compleanno di stragi. È soltanto il primo anno di combattimenti e bombardamenti quotidiani, come sostengono i pessimisti o, piuttosto, l’inizio di una nuova fase d’escalation militare? Dalla liberazione di Kherson due mesi fa, le linee di battaglia si sono appena spostate ed infuriano, con un tragico concentrato di orrori senza precedenti, lungo un tratto del fronte intorno al cosiddetto triangolo della morte fra Bakhmut, Gorlovka  e soprattutto Soledar, che i mercenari russi assaltano da settimane incuranti delle enormi perdite subite. Fra i due capolinea strategici della guerra, Kiev e Mosca, rimbalzano retroscena e notizie d’intelligence che mettono a fuoco situazioni opposte. La notizia più clamorosa ed insieme inquietante per la prospettiva della durata del conflitto, è quella del quinto mandato presidenziale di  Putin.

Secondo Kommersant, quotidiano con buoni contatti con l’élite di regime e le fonti vicine al Presidente russo, l’amministrazione del Cremlino ha già avviato i preparativi per le presidenziali del 2024, dando per scontato che non saranno rinviate e che Vladimir Putin si ricandiderà. Ne discende che per il leader sempre più solo al comando che si avvia a contendere a Francisco Franco e a Muammar Gheddafi i record dei 36 e dei 42 anni al potere di un dittatore, l’esito della guerra in Ucraina sarà determinante.  La Putinschauung, la visione putiniana punta come sempre a dividere nemici e alleati. Il rimpasto dei vertici militari evidenzia varie linee di frattura all’interno del Cremlino. Il generale Valery Gerasimov considerato il massimo esperto russo di strategia della guerra ibrida, è stato messo in competizione diretta col presidente ceceno Kadyrov e il potente Prigozhin, patron delle forze Wagner che rappresentano con oltre il 30% degli effettivi un esercito nell’esercito in seno all’apparato militare di Mosca. Immediata la replica dell’ala oltranzista che punta alla guerra totale, con annesso utilizzo delle bombe atomiche tattiche. “Il cambio di posto non cambia la somma delle parti”, ha commentato un blogger russo che si fa chiamare Rybar. Oltre che per il potere é una sfida per la sopravvivenza. Con un contorno già evidente di scaricabarile. Quello che in apparenza sembrerebbe il video dell’aspro rimprovero di Putin al ministro del Commercio Denis Manturov, accusato di inefficienza, potrebbe in realtà evidenziare l’inizio della ricerca dei possibili capri espiatori negli apparati burocratici e militari ai quali addebitare il fallimento dell’invasione dell’Ucraina.

La tesi dell’avvio dello scaricabarile riguarda anche il promoveatur ut amoveatur del generale Gerasimov quale nuovo comandante dell’intero fronte di guerra. Dopo giorni di notizie contraddittorie sulla nomina del generale Aleksandr Lapin come nuovo Capo di Stato maggiore, “al posto della volpe Gerasimov arriva il generale Lapin” hanno commentato sarcasticamente le intelligence occidentali, resta il fatto che sul campo di battaglia le truppe di Mosca vanno incontro a crescenti difficoltà. L’escalation militare occidentale sta infatti in crisi Putin.

Stati Uniti, Inghilterra, Germania, Francia, Italia, Polonia e Nato hanno deciso infatti di inviare all’Ucraina i richiesti carri armati Leopard ed Abrams, considerati nettamente superiori ai più moderni tank russi.

A Kiev inoltre stanno per essere consegnate, oltre alle batterie di missili antimissile Patriot, anche i sistemi Samp-T prodotti da Italia e Francia e ritenuti superiori ai Patriot americani perché dispongono di un raggio simultaneo d’azione molto più ampio ed efficace su una distanza maggiore, cioè fino a 80-100 chilometri.

Assieme ai missili Himars ed ai blindati d’assalto Bradley americani, Aamx francesi e Marder tedeschi, le forze armate ucraine disporranno entro febbraio di una forza d’urto in grado di riprendere l’offensiva e di neutralizzare e intercettare i missili e i droni che Mosca utilizza per distruggere le infrastrutture e  colpire ospedali, mercati, centri commerciali per terrorizzare la popolazione. L’escalation occidentale punta a prevenire eventuali blitz russi con nuove ondate d’invasione, anche provenienti dalla Bielorussia. Nonostante le smentite, a Mosca circolano infatti le notizie del divieto d’espatrio per i cittadini prossimi al servizio militare e dell’innalzamento dell’età alla leva da 18 a 21 anni e il limite massimo da 27 a 30.

All’infuriare dei venti di guerra in Ucraina, si contrappone per il momento soltanto la tenua speranza di un “vertice globale di pace” che si potrebbe svolgere con la mediazione  del segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres e del presidente turco Erdogan, mentre la diplomazia internazionale ribadisce la definizione del conflitto come “una lotta per la sopravvivenza, l’indipendenza e la sovranità dell’Ucraina”. Ancora più diretto il primo ministro svedese, Ulf Kristersson: “Il destino dell’Ucraina é anche il destino dell’Europa”.

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