Biden vola a sorpresa a Kiev. Una visita iper-protetta per evitare incidenti, in cui il presidente americano manda un messaggio contro la nuova offensiva di Putin e contro potenziali assistenze cinesi. La presenza dell’americano nella capitale ucraina è un segnale forte sulla necessità che gli alleati occidentali continuino ad assistere il Paese. In arrivo nuove armi per Zelensky?

Il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, è appena ripartito da Kiev mentre questo articolo viene pubblicato (ore 13:28 di lunedì 20 febbraio). Un viaggio tenuto segreto fino a questa mattina, quando sono iniziate a circolare le prima immagini della motorcade del capo di Stato statunitense lungo le strade bloccate della capitale ucraina. Biden, che per coincidenza anticipa di una manciata di ore l’arrivo a Kiev della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, ha viaggiato in treno dal confine con la Polonia (percorso analogo, di tre ore, farà la leader italiana). La visita (e in generale queste visite) servono a dimostrazione della determinazione con cui l’asse euroatlantico intende fronteggiare l’invasione del Paese da parte della Russia.

“Dopo un anno Kiev e la Democrazia resistono”, ha detto Biden: “Abbiamo costruito un’alleanza in tutto il mondo, circa 50 Paesi hanno aiutato l’Ucraina a difendersi, abbiamo unito le democrazie del mondo”. E ancora: “Putin ha lanciato la sua invasione quasi un anno fa, pensava che l’Ucraina fosse debole e che l’Occidente fosse diviso. Pensava di poter avere le meglio su di noi. Ma si sbagliava di grosso”.

Il blitz a Kiev è stato condotto in segreto per motivi di sicurezza e Biden è partito da Washington senza preavviso dopo aver cenato con la moglie in un ristorante sabato sera. Secondo l’agenda ufficiale sarebbe dovuto arrivare a Varsavia martedì mattina per una visita di due giorni, con i funzionari che avevano ripetutamente negato in pubblico che ci fossero altri piani in direzione Ucraina.

Il sostegno americano e occidentale all’Ucraina è il fulcro dell’attuale narrazione strategica dell’amministrazione Biden, la quale ruota attorno alla rivitalizzazione dell’asse con Europa nell’ambito dello scontro tra modelli, democrazie contro autoritarismi. Sotto questo punto di vista, il confronto con la Cina – leader del modello non democratico – sta entrando in una fase delicata proprio connessa alla potenziale assistenza militare che Pechino potrebbe fornire a Mosca.

Assistenza che Pechino nega (accusando Washington di diffondere disinformazione), e che al di là dei richiami e delle denunce americane, per ora sembra non essere ancora arrivata, come ha spiegato al CorSera il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. Questo sebbene pare che alcuni equipaggiamenti di fabbricazione cinese – come dei piccoli droni da monitoraggio – siano usati dai russi per condurre operazioni di targeting contro gli ucraini.

Momento determinante, presenza simbolica

Secondo quanto riportano i media statunitensi, Biden avrebbe voluto essere a Kiev in questi giorni per celebrare il primo anniversario dell’invasione. Una presenza simbolica; un modo per rassicurare gli alleati che Washington rimane impegnata. Un messaggio diretto tanto agli alleati che ai rivali. Il momento della visita è infatti determinante, perché Mosca ha lanciato una nuova offensiva che per ora procede non troppo speditamente ma potrebbe prendere nuovo spunto in primavera. E a quel punto potrebbero anche arrivare nuovi armamenti alla Russia (cinese?). Nel frattempo, gli alleati occidentali di Kiev stanno discutendo dell’invio di assetti aerei e altre armi più tecnologiche e potenti, perché sempre in primavere gli ucraini potrebbero organizzare una controffensiva.

Biden è arrivato dunque nella capitale dell’Ucraina in una nuova fase cruciale della guerra, sia in patria che all’estero. Anche perché sono in essere pressione sull’Ucraina affinché inizi a negoziare un accordo di pace che potrebbe comportare la cessione di territori alla Russia. Negli Stati Uniti inoltre, l’appena insediato Speaker della Camera, Kevin McCarthy, e alcuni dei suoi colleghi legislatori repubblicani hanno chiesto di porre fine a quello che definiscono “un assegno in bianco” per lo sforzo bellico.

La visita a sorpresa di Biden arriva anche in anticipo con un’altra contingenza temporale: martedì 21 febbraio il presidente russo Vladimir Putin dovrebbe tenere un discorso pubblico, davanti alla Duma, per parlare dello sforzo bellico del suo Paese, e rilanciare la sua narrazione del conflitto. Nel frattempo, sempre oggi arriva a Mosca Wang Yi, il capo della diplomazia del Partito/Stato cinese.

L’offensiva russa

Le forze russe hanno lanciato un’ondata di attacchi definita “di metà inverno” nella regione ucraina di Donetsk, fortemente contestata, sondando le difese di Kiev lungo un nuovo tratto del vasto fronte orientale, mentre i comandanti del Cremlino preparano una nuova spinta per conquistare tutto il sud-est dell’Ucraina. Putin vorrà parlare anche di questo con i parlamentari russi e con gli occhi addosso per osservare la sua reazione alla visita di Biden.

Gli attacchi russi delle ultime settimane si sono concentrati su alcune aree, per esempio su Vuhledar, una città mineraria per lo più deserta a 70 miglia a sud-ovest di Bakhmut, dove i combattenti russi hanno fatto alcune delle loro prime conquiste territoriali dopo mesi di insuccessi. Da Vuhledar si alzano quasi costantemente pennacchi di fumo e i boschi scuri e i campi ondulati che circondano la città risuonano di colpi di mortaio e di artiglieria da ogni parte. “Hanno spinto molto negli ultimi quattro giorni, ma li abbiamo fermati”, ha detto la scorsa settimana un combattente ucraino al Washington Post

Vuhledar si trova in una curva cruciale del campo di battaglia, vicino al punto in cui il fronte orientale incontra la linea di controllo della Russia a sud, che a sua volta forma il tanto agognato “ponte di terra”, ambizione con cui Putin vuole sfidare la natura creando un collegamento geostrategico tra la Crimea e la Russia continentale. L’area è inoltre vicino a una linea ferroviaria che collega la Crimea, che fa da hub per le truppe e i rifornimenti russi, e la regione di Donbas.

Narrazione a confronto

Mentre si avvicina il primo anniversario dell’invasione e Mosca dispiega decine di migliaia di rinforzi al fronte, gli analisti militari e i soldati sul campo di battaglia dicono che lo slancio preso lo scorso autunno dall’Ucraina in due grandi controffensive si è arenato. Ed è questo l’elemento che guida, dal campo, i rinnovati sforzi degli alleati di Kiev per non abbassare l’attenzione in questo momento, ma anzi – come ricordato per esempio dal primo ministro inglese Rishi Sunak durante il suo intervento alla Conferenza di Monaco – per fare di più. È d’altronde questo il senso dell’attività pubblica che il presidente Zelensky sta portando avanti nelle ultime settimane (compresa la lettere letta durante il Festival di Sanremo).

È sempre questa la ragione per cui Washington ha alzato l’attenzione sul potenziale arrivo di armi dalla Cina alla Russia. Mentre il presidente Putin sta cercando di spingere la guerra dell’informazione a proprio vantaggio, sfruttando quei filoni narrativi su cui si basa la propaganda e la susseguente disinformazione del Cremlino. Non a caso, Biden avrebbe dovuto incontrare il presidente polacco Andrzej Duda martedì mattina e pronunciare un discorso dal Castello di Varsavia nel pomeriggio, creando quella che il New York Times definisce una “split-screen image” in cui l’americano e il russo dovrebbero parlare dell’Ucraina nello stesso giorno. Non è chiaro se il suo programma cambierà dopo la visita a Kiev.

La visita di Biden a Kiev ha ricordato le missioni segrete dei presidenti George W. Bush e Barack Obama in Iraq e Afghanistan durante il periodo delle guerre in quei Paesi. Apparizioni di valore narrativo. Nel 2003, Bush fece una visita di ringraziamento alle truppe in Iraq che fu così segreta che persino i membri dei suoi servizi segreti pensarono che fosse ancora nel suo ranch a Crawford, in Texas. Nel 2010, Obama aveva fatto un viaggio simile a Kabul, in Afghanistan, partendo da Camp David per evitare di essere scoperto.

Massima sicurezza, evitare incidenti

Il viaggio di Biden in Ucraina è stato altrettanto complicato. Per ragioni di sicurezza si sceglie sempre di evitare la traversata aerea. E non tanto perché l’Air Force One o un altro velivolo istituzionale possa essere direttamente attaccato dalle forze russe, piuttosto per evitare che si verifichino incidenti la cui soluzione sarebbe complessissima – visto il livello di scontro.

Solitamente si viaggia in treno, di notte, dalla Polonia. Difficilmente chi arriva a Kiev si ferma più di qualche ora. Quasi impossibile il pernottamento per figure di alto livello – e la ragione sta sempre nell’evitare incidenti. Attualmente, secondo fonti locali, Kiev è una città bloccata. Si sentono suonare le sirene degli allarmi anti-aerei, ma è considerata dai locali una forma di precauzione. Mosca dovrebbe essere accorta nell’evitare azioni troppo avventate.

Nuove armi in arrivo?

L’ultimo incontro tra Biden e Zelensky c’è stato in occasione della visita natalizia dell’ucraino alla Casa Bianca. Due giorni dopo il faccia a faccia e il discorso di Zelensky, i legislatori americano avevano approvato quasi 50 miliardi di dollari in ulteriori aiuti d’emergenza per l’Ucraina, in gran parte attrezzature militari volte a consentire al Paese di combattere. In questo modo, l’importo totale degli aiuti statunitensi approvati per l’Ucraina dall’inizio della guerra ha superato i 100 miliardi di dollari.

Inizialmente, Biden e i suoi principali collaboratori erano stati riluttanti a utilizzare i fondi per fornire all’Ucraina i sistemi d’arma più avanzati, in grado di essere utilizzati per attaccare in profondità il territorio russo. La ragione sta nell’evitare quella che viene vista come una potenziale escalation – costantemente minacciata da Mosca che percepisce (a ragione) gli aiuti a Kiev come una mossa contro l’offensiva russa. L’americano ha promesso oggi altri mezzo miliardi di armi, ma non si sa ancora cosa dovrebbe contenere il nuovo pacchetto.

Biden rimane pubblicamente contrario alla fornitura di jet da combattimento statunitensi, ma la sua resistenza ad altre attrezzature si è attenuata nel tempo. Anche queste posizioni sono frutto della necessità di far assimilare certe scelte all’opinione pubblica e alle parti politiche – tanto quanto agli alleati e alla Russia stessa (per farla abituare senza eccessivi shock ai nuovi aiuti a Kiev). Il mese scorso per esempio, il presidente statunitense ha annunciato che verranno forniti all’Ucraina carri armati M1 Abrams: sebbene tecnicamente complicati da gestire e dunque non si quanto efficaci, la decisione americana ha smosso gli europei a inviare altri carri come i Leopard.

Washington si è impegnata anche a consegnare a Kiev una batteria di difesa aerea Patriot e ad addestrare le truppe ucraine al suo utilizzo. Da lì anche Francia e Italia hanno accettato di inviare sistemo anti-aerei. Secondo quanto scrive Repubblica, durante la visita a Kiev, Meloni potrebbe aprire sull’invio di cinque caccia militari all’Ucraina – anche se il ministro Antonio Tajani ha smentito sulla volontà italiana di armi “non difensive”. Ci sono già Paesi lanciati sull’invio di velivoli da guerra, come per esempio la Gran Bretagna, che spinge i partner verso un nuovo passo. Chissà se Biden da Zelensky potrebbe essere l’innesco di queste nuove forniture?

Il piano Ue per le munizioni

I ministri degli Esteri dell’Unione stanno intanto definendo piani per utilizzare l’esistente fondo europeo per la pace da oltre 3 miliardi di euro per procedere a un acquisto congiunto di munizioni da passare a Kiev. Il piano dovrebbe funzionare sul modello dell’approvvigionamento di vaccini durante la crisi Covid. La mossa arriva dopo che ieri Josep Borrell, capo degli affari esteri dell’Ue, ha avvertito che l’Ucraina avrà perso la guerra se l’Europa non troverà un modo per accelerare la fornitura di munizioni. “Siamo in modalità guerra urgente”, ha detto Borrell parlando da Monaco. “La carenza di munizioni deve essere risolta rapidamente, è una questione di settimane”.

L’acquisto congiunto di munizioni, un’idea proposta per la prima volta dal primo ministro estone, Kaja Kailas, funzionerebbe a medio termine. Poi l’urgenza della carenza è tale da richiedere ai Paesi dell’Ue di attingere alle scorte esistenti. “Dobbiamo usare ciò che gli Stati membri hanno”, ha aggiunto Borrell. “Dobbiamo fare molto di più e molto più rapidamente. Dobbiamo aumentare e accelerare il nostro sostegno militare”.

Una riunione speciale dei ministri della Difesa dell’Ue, prevista per l’8-9 marzo, offrirà ai Paesi la possibilità di ragionare su come gestire le munizioni delle loro scorte esistenti. Intervenendo allo stesso evento tedesco, Kallas ha affermato che la Russia produceva munizioni in modalità bellica e che in Europa era necessario un analogo assetto bellico. Borrell ha attribuito l’assenza di munizioni al fatto che l’Europa ha dimenticato “le guerre classiche: siamo stati impegnati solo con le forze di spedizione e la Blitzkrieg tecnologica”. L’invasione di Putin sta inducendo un generale ripensamento della postura militare in Europa.

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