Le previsioni che l’estrema destra avrebbe sottratto voti al partito di governo non si sono realizzate. Tallin è il più forte alleato di Kiev all’interno dell’Unione europea e la vittoria del partito di Kallas dà nuova forza alle istanze di adesione all’Ue dell’Ucraina e misure più dure nei confronti della Russia. Oltre a raccontare molto sui governi di centrodestra europei

Il partito estone Reform ha ottenuto la vittoria alle elezioni parlamentari di domenica scorsa, confermando la traiettoria filostatunitense e filoucraina del governo in carica.

Il partito liberale del prima ministra Kaja Kallas  ha ottenuto il 31.5% delle preferenze, seguito dal 16.1% del partito di estrema destra Ekre. Quest’ultima formazione ha raccolto il voto di una fetta di elettorato particolarmente critica nei confronti dell’attuale governo soprattutto a causa del crescente costo della vita. Il Partito di Centro, tradizionalmente preferito dagli estoni russofoni, si è classificato terzo perdendo dieci seggi, una grossa perdita rispetto alle ultime elezioni, dovuta a una serie di scandali di corruzione.

Reform ha ottenuto 38 seggi in parlamento, quattro in più del 2019, mentre Ekre ne ha persi due, mantenendone 17. Ora si dovrà formare un governo di coalizione e i commentatori osservano che molto probabilmente la maggioranza resterà la stessa che sostiene l’attuale esecutivo.

Il governo di Kallas è uno degli alleati più forti dell’Ucraina all’interno dell’Unione europea. È quello che più di tutti spinge per aumentare il supporto militare ed economico a Kiev, per iniziare in fretta il processo di adesione, per arrivare a sanzioni più dure contro la Russia. La stessa prima ministra ha più volte avanzato proposte innovative, come quella di creare un meccanismo europeo per l’acquisto e l’approvvigionamento comune di munizioni per l’Ucraina.

La campagna elettorale si è molto concentrata, naturalmente, sul sostegno a Kiev, sulle critiche alla Russia e sui piani per aumentare la spesa per la difesa al 3% del Pil. Si ricorda che l’Estonia è uno dei nove membri Nato che hanno già raggiunto l’obiettivo del 2%.

Questa tornata elettorale è un altro esempio di come i governi di centrodestra in Europa stiano tenendo, nonostante le sfide dell’inflazione, dei prezzi dell’energia e della guerra. Per quanto differenti sui temi dell’euroscetticismo e delle politiche sociali, queste formazioni hanno quasi sempre in comune le attitudini antirusse, anticinesi, favorevoli agli Stati Uniti e al sostegno dell’Ucraina.

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