​Nel giorno in cui da Francoforte arriva la certezza che i rialzi dei tassi non si fermeranno anche dopo la nuova stretta di marzo​, il ministro dell’Economia alza la contraerea e avverte. L’Italia è e rimane prudente, i mercati lo dimostrano. Ma se Christine Lagarde non frenerà la sua foga, i conti italiani alla fine potrebbero rimetterci

L’Italia ha un problema, o meglio, potrebbe averlo a breve. Targato Banca centrale europea. Non è questione di pregiudizio, ma di numeri. Da quando Francoforte ha cominciato a invertire, luglio 2022, la propria politica monetaria (qui l’intervista all’economista ed ex ministro delle Finanze, Vincenzo Visco), il debito italiano è diventato sempre più pesante. Tassi più alti vuol dire cedole più generose e dunque maggiore spesa per assicurarsi la sottoscrizione dei titoli. Oltre che mutui più onerosi per le famiglie.

E così, quando di buon mattino il capo-economista dell’Eurotower, Philip Lane, ha messo le mani avanti, affermando che dopo il board di marzo che porterà il costo del denaro al 3,5% grazie a una nuova stretta da 50 punti base, l’obiettivo della Bce è arrivare al 4% entro fine anno, il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non ha potuto più trattenere il fiato. L’occasione per ricordare a Christine Lagarde che un aumento fuori misura dei tassi danneggia l’Italia (ma non la Germania, il cui debito è decisamente più sostenibile) è arrivata con l’intervento al convegno dell’Ordine dei commercialisti.

“Il rialzo del tassi da parte delle banche centrali pone dei problemi seri anche per chi ha dei bilanci fortemente indebitati come quello italiano”, ha detto chiaro e tondo Giorgetti. “Le previsioni che abbiamo fatto e faremo scontano l’evoluzione del quadro internazionale che non è ancora stabilizzato. E decisioni totalmente nuove da quelle vissute, che stanno portando a rialzo dei tassi di interesse sconosciuti a un mondo che era abituato a tassi negativi, cambiano completamente il modo di ragionare e agire e pongono dei problemi seri anche per chi ha dei bilanci fortemente indebitati come quello italiano. Stiamo stiamo cercando di gestire questo fenomeno”.

La preoccupazione di Giorgetti è d’altronde fondata. Uno dei capisaldi della politica economica del governo è sempre stata la prudenza sui conti, confermata dalla recente decisione sul Superbonus. Una cautela che finora, come dimostra la postura dei mercati e l’andamento dello spread (ormai da settimane sotto i 200 punti base), ha pagato.

“L’approccio seguito nella gestione della politica di bilancio è stato prudente e responsabile e continueremo in questo senso: avere conti pubblici in ordine è una esigenza assoluta per il paese per mantenere la fiducia dei mercati. Continuiamo ad essere impegnati come governo a creare tutte le condizioni favorevoli a uno sviluppo economico robusto che non metta però a rischio la sostenibilità dei conti pubblici che sono i conti pubblici di tutti noi. E’ l’unica strada possibile perché l’Italia possa continuare a sorprendere come ha fatto negli ultimi anni”. E allora, laddove non è riuscita la speculazione o la sfiducia a rendere il debito italiano più costoso, potrebbe riuscirvi la Bce.

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