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Perché non mi stupisce che gli italiani vogliano un partito cattolico forte. Scrive Giro

Demos è pronta a condividere ciò che ha realizzato con altri per allargare il campo, non in versione politicista ma costruendo assieme a chi può portare la propria esperienza, una forza più larga e significativa che affermi comuni valori. Mario Giro commenta a Formiche.net il sondaggio di Sky e Youtrend sull’idea che per 1 italiano su 4 debba esserci un partito in Italia chiaramente cattolico

Un sondaggio Sky News-YouTrend rileva che un quarto di italiani sarebbe favorevole ad un “partito cattolico forte”. Non sono assolutamente sorpreso di tali risultati.

Credo che oggi sia soprattutto la guerra a preoccupare i cattolici e davvero molto: non trovano nei due schieramenti la chiarezza di una posizione su un conflitto che rischia di eternizzarsi e diventare molto pericoloso. Soprattutto, fra tante chiacchiere ambigue, propagandistiche o belliciste, i cattolici non ritrovano le parole scandalizzate per il male della guerra espresse da papa Francesco.

Non è da oggi che la chiesa cattolica e in particolare il papato, si oppongono alla guerra come strumento per risolvere le contese. Già Benedetto XV fu criticato per la sua posizione contro la Prima guerra mondiale, così come lo furono i suoi successori fino ad oggi davanti ai vari conflitti. Anche all’interno delle chiese nazionali vi erano e rimangono i fautori del nazionalismo bellicista. Per i cattolici tuttavia il papato è una garanzia di unità e di superamento del nazionalismo che tanto male ha fatto all’Europa e al mondo. Non si tratta di una questione di posizionamento ideologico o di schieramento a destra o a sinistra: i cattolici delle due parti sono egualmente preoccupati per il fatto che non sia in vista nessuna soluzione negoziale e che la guerra vada avanti indefinitamente e senza limiti.

Ciò che li rende sospettosi è che i governi occidentali non facciano nessuno sforzo in tal senso. C’è poi l’altro grande scandalo: quello del vedere affogare i bambini con le loro madri a pochi metri dalle nostre spiagge. Sia destra (oggi) che sinistra (ieri) hanno chiuso gli occhi davanti a tali tragedie (salvo eccezioni come Mare Nostrum), piuttosto che salvare i disperati, da governi di colore diverso è stata portata avanti un’assurda criminalizzazione contro chi salvava (le navi delle Ong).

Quando ero viceministro mi opposi apertamente a tale politica, aprendo una contraddizione in seno all’esecutivo che finì in prima pagina. Tali atteggiamenti improntati all’emergenza e mai alla costruzione di una politica lucida e ragionevole sulle migrazioni, dipende dal fatto che la politica strumentalizza il tema a fini elettoralistici. Tutto ciò non piace ai cattolici e cozza contro il nostro retaggio religioso e contro la cultura umanistica italiana.

I cattolici – progressisti, moderati o conservatori che siano – sentono tali scelte (o non scelte) come poco italiane e troppo opportunistiche. Anche in questo caso non si tratta di una questione ideologica o politica: tutti i cattolici vogliono che la vita – che è sacra – sia salvata sempre e prima di tutto. Ci sono tanti altri motivi che spingono gli intervistati a dichiarare che un partito cattolico forte sarebbe necessario nel panorama politico italiano. Sarebbe certamente una fonte di chiarezza.

Come Democrazia Solidale in questi anni abbiamo tenuto viva la fiammella di tale ambizione. Siamo sempre pronti ad allargare con altri il nostro impegno per ricomporre un’area oggi del tutto assente e di cui le altre forze politiche paiono del tutto disinteressate.

Non si tratta di costruire terzi-poli liberali o aggregazioni post democristiane: non si fa il nuovo con il vecchio. Si tratta di creare un’area di valori forti, comuni e condivisi che partano dalla persona e dai più poveri. Noi come Demos abbiamo fatto le nostre esperienze partecipando a tutte le elezioni che ci si sono presentate dall’ottobre del 2018, quando ci fondammo come partito. Chi pretende di fare politica deve infatti cimentarsi con l’elettorato invece che aspettare chissà quale “chiamata”. Lo abbiamo fatto dentro la coalizione di centrosinistra a causa delle leggi elettorali vigenti, che non permettono l’emersione di un piccola realtà da sola. Questa nostra esperienza si è concretizzata nell’elezione di molti amministratori, sindaci, due consiglieri regionali, un parlamentare nazionale e due eurodeputati.

Non ci limitiamo a noi stessi: siamo pronti a condividere ciò che abbiamo realizzato con altri per allargare il campo, non in versione politicista ma costruendo assieme a chi può portare la propria esperienza, una forza più larga e significativa che affermi i nostri valori.

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