L’azione del governo di Roma è stata costante, sin dalla Conferenza di Trieste. Il cuore dell’intesa? Prevede che entrambi applichino l’articolo 4: la Serbia non si opporrà all’adesione del Kosovo a nessuna organizzazione internazionale. Israele chiama Pristina

Un passo decisivo verso una fase del tutto nuova sull’asse Serbia-Kosovo: la lunga maratona negoziale benedetta da Ue e Usa per sanare le storiche tensioni fra i due paesi ha prodotto l’accordo di Ocrida, raggiunto tra il presidente serbo, Aleksandar Vucic e il premier kosovaro, Albin Kurti. Vincolante e ufficiale lo ha definito il rappresentante speciale dell’Unione europea per il dialogo Belgrado-Pristina, Miroslav Lajcak. Partita quasi chiusa, quindi, al netto di qualche piccolo distinguo che ancora persiste ma che dovrebbe essere spento sul nascere e soprattutto con la consapevolezza del ruolo decisivo giocato da Ue, Usa e Italia.

L’accordo

Il ragionamento portato avanti da Lajcak è che l’accordo fra le parti segna un punto di svolta nel processo di normalizzazione delle relazioni, ma è anticamera ad un passo obbligato che adesso entrambi devono compiere: attuare tutti gli articoli dell’accordo, compreso il numero quattro, che afferma che la Serbia non si opporrà all’adesione del Kosovo a nessuna organizzazione internazionale. Secondo Lajcak il Kosovo ha da parte sua “l’obbligo di iniziare immediatamente ad attuare l’accordo relativo alla formazione dell’Associazione dei comuni serbi (Zso)”. Un punto di arrivo a cui però l’Ue è giunta dopo un lungo lavorìo diplomatico che inizialmente, per stessa ammissione del rappresentante speciale, aveva un piano più ambizioso, con tempistiche e compiti chiari. Ma dopo il rifiuto del presidente serbo di firmare il documento “a causa di restrizioni costituzionali”, la proposta originaria è stata modificata.

Nuova era?

Dovrebbero così essere messi definitivamente da parte i numerosi fronti, sociali, religiosi e geopolitici, che erano aperti fra i due paesi grazie alla volontà delle parti di rifarsi a trattati internazionali e alla Carta delle Nazioni Unite: nella pratica i due paesi sposano l’autogestione per la comunità serba in Kosovo, sommata ad un possibile sostegno finanziario da parte della Serbia, la protezione dello status della Chiesa serbo-ortodossa in Kosovo con riguardo ai siti del patrimonio religioso e culturale serbo, con il ruolo di advisor svolto da un comitato congiunto presieduto dall’Ue.

Particolare attenzione, non fosse altro perché è uno dei temi più significativi, alla sicurezza complessiva. Ne hanno parlato il capo di stato maggiore dell’esercito serbo, generale Milan Mojsilovic e il comandante della KFOR, il generale italiano Angelo Michele Ristuccia. L’obiettivo ufficialmente è stato quello di mantenere canali di comunicazione diretta e una collaborazione efficace tra esercito serbo e Kfor in linea con la risoluzione 1244 del consiglio di sicurezza dell’Onu del 1999. Sostanzialmente si rafforza l’azione comune rivolta ad assicurare sicurezza e fiducia nella popolazione in Kosovo, compresa la comunità serba.

L’adesione del Kosovo alle organizzazioni internazionali diventa così tema primario anche in latri paesi, come Israele il cui presidente Isaac Herzog ha avuto un colloquio telefonico con la presidente del Kosovo, Vjosa Osmani: “Non vediamo l’ora di lavorare con Israele per sviluppare la nostra crescente cooperazione e promuovere l’adesione del Kosovo alle organizzazioni internazionali”, ha scritto su Twitter la presidente kosovara.

Scenari

Qualche distinguo non è mancato, come quello rappresentato dal premier kosovaro Albin Kurti, che ha chiesto a Bruxelles di intervenire contro la Serbia per le dichiarazioni del presidente Aleksandar Vucic, che ha fissato linee rosse sull’attuazione dell’accordo: “Abbiamo concordato l’accordo di base e il piano di attuazione, per noi si tratta di un accordo, e mi aspetto che i rappresentanti internazionali giudichino e condannino il comportamento della Serbia, che si rifiuta di firmare e di attuare quanto previsto”, ha detto Kurti, aggiungendo che la Serbia non può dire che non riconoscerà il Kosovo poiché “l’accordo di base è un riconoscimento de facto”.

Spegne le possibili tensioni il Ministro egli Esteri italiano, Antonio Tajani, secondo cui l’intesa raggiunta rappresenta, anche grazie al contributo italiano, un passo in avanti importante nella giusta direzione, “al fine di avere una situazione più calma, più tranquilla, bisogna andare avanti, non bisogna accontentarsi, ma sicuramente è un importante passo avanti che si è realizzato anche grazie al lavoro dell’Italia”. Proprio l’azione del governo di Roma suggella l’accordo di Ocrida, su cui si era concentrata sia la Conferenza di Trieste che i continui richiami all’unità rivolti dallo stesso Tajani.

Italia & Serbia

Nel frattempo a Belgrado è stato siglato un memorandum tra i ministri dell’Istruzione e Innovazione Anna Maria Bernini, Branko Ruzic e Jelena Begovic per intensificare la cooperazione bilaterale nei campi della ricerca e innovazione. “Esistono già rapporti fra università italiane e serbe, fra comunità accademiche ed entità scientifiche, a oggi abbiamo fatto un passo ulteriore: dare una cornice a questi rapporti”, ha commentato la ministra Bernini che è stata presente nella sede della Camera di commercio serba, alla firma della lettera d’intenti tra l’ambasciatore d’Italia a Belgrado Luca Gori e le 5 principali università serbe sulla cooperazione nei campi della scienza, ricerca, cultura e arte.

Il tutto in attesa di un doppio appuntamento ‘balcanico’ in Italia promosso dal Ministro Tajani: il vertice a Roma di tutti i Ministri degli esteri dei Paesi dei Balcani, e quello più ristretto con i Ministri degli esteri di Albania, Macedonia del Nord, Bulgaria e Italia, per affrontare il tema dell’ex corridoio 5, su richiesta albanese.

Condividi tramite