La sicurezza coniuga ormai gli aspetti della safety (sicurezza sui luoghi di lavoro) con la security, che comprende la protezione da fattori esogeni, a sostegno di logiche di business responsabile. La sicurezza non è solo delle proprie persone e dei propri interessi, include la tutela del territorio e delle comunità con cui l’azienda si interfaccia. Le parole di Alfio Rapisarda, Head of Global Security del gruppo Eni, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri

La sicurezza aziendale come interesse nazionale è il tema della lezione tenuta da Alfio Rapisarda, Head of Global Security del gruppo Eni, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

Rapisarda ha introdotto la lezione affermando che la sicurezza aziendale è una esigenza che ha assunto nel corso degli anni diversi approcci, da quelli distratti e di non curanza, passando per metodi di sicurezza prettamente fisici, fino ad arrivare alla strutturazione di processi integrati di tutela degli interessi aziendali allineati all’esigenza di proteggere i settori critici nazionali, quindi gli interessi nazionali.
Per Eni, global energy company presente in più di 60 paesi questo approccio olistico alla security si integra con i tre fondamentali principi che guidano l’azienda sin dalle sue origini quali la cooperazione, l’internazionalità e la sostenibilità.

Il suo fondatore, Enrico Mattei, ha con perspicacia avviato, nel secondo dopoguerra, un percorso di sviluppo del settore energetico nazionale inteso da una parte a sfatare il complesso di inferiorità italiano rispetto alle grandi multinazionali straniere, dall’altra a supportare il processo di industrializzazione dell’Italia che richiedeva ingenti risorse energetiche da reperire sia in Italia, ma soprattutto attraverso nuove alleanze in Africa e nel vicino Oriente.

Mattei aveva intuito come per essere incisivi sul panorama internazionale occorresse individuare nuove opportunità industriali ed investire sulle risorse locali, basando la propria attività su logiche coraggiose, investendo in realtà complesse con formule di partenariato che apportassero ricchezza anche al Paese ospitante. Per costruire realtà solide e ben integrate fece in modo da creare ambienti di lavoro integrati tra tecnici italiani e risorse locali, dove il welfare sociale ed aziendale accomunava anche gli ambiti familiari in un processo di crescita e di stabilizzazione apprezzato nei paesi ospitanti, tanto da “divenire un simbolo anche per le altre aziende”. Lavorare sulla rotta della cooperazione, dell’integrazione e dello sviluppo sostenibile, nell’interesse dell’azienda ma soprattutto a vantaggio della collettività sono argomenti che sono ancora oggi di grandissima attualità nella strategia di consolidamento degli interessi nazionali in tema di energia.

Il docente ha continuato sostenendo che l’Eni si distingue per essere un’azienda in continua evoluzione, che applica, in un mercato più che mai incerto e instabile, logiche di diversificazione nel perseguire l’obiettivo della decarbonizzazione con un percorso razionale e concreto di individuazione delle giuste risorse per la sostituzione delle fonti fossili, garantite da logiche di mercato responsabili e investimenti strutturati.
Secondo Rapisarda l’incertezza di questi ultimi anni, con la pandemia e poi con la guerra in Ucraina, ha posto in grande risalto i pericoli derivanti dalla dipendenza energetica dei paesi europei che ci ha reso consapevoli di quanto sia importante garantire la sicurezza energetica attraverso programmi condivisi tra Stato e imprese, ma anche preoccupandoci delle tensioni geopolitiche ed economiche che pervadono varie parti del mondo e che possono compromettere le capacità di operare gli approvvigionamenti in condizioni sicure.

Ne è parte sempre più rilevante anche la dimensione marittima, che deve assicurare la funzionalità dei gasdotti sottomarini o dei sistemi di connessione dei cavi a fibra ottica, così come la logistica dei trasporti via nave, soprattutto se consideriamo l’incremento esponenziale delle rotte di approvvigionamento dell’LNG dalle varie direttrici sud-nord e est-ovest del mondo. Dopo aver affrontato gli aspetti relativi al contesto ed alla tutela degli interessi aziendali, il docente ha spiegato il ruolo della security in azienda. Nella complessa realtà geopolitica attuale, i rischi da affrontare sono multipli e derivanti da fattori esogeni quali terrorismo, sabotaggi, cybercrime, spionaggio industriale, criminalità, pirateria.

Il docente ha sottolineato come la sicurezza coniughi ormai gli aspetti della safety (sicurezza in luoghi di lavoro) con la security, che comprende la protezione da fattori esogeni, non soltanto per i necessari aspetti di compliance ma anche a sostegno di logiche di business responsabile, etico, che comprende la sicurezza non solo delle proprie persone e dei propri interessi ma che riguarda anche la tutela del territorio e delle comunità con cui l’azienda si interfaccia, secondo logiche di sviluppo sostenibile e di integrazione come già aveva intuito il fondatore Enrico Mattei.

Il docente ha ricordato quanto lacunosa sia la normativa nazionale in materia di security, nonostante il termine sicurezza ricorra nella nostra Costituzione ben dieci volte e la consapevolezza della collettività si sia amplificata soprattutto dopo gli attentati alle Torri Gemelle del 2001 e le vicende più recenti che hanno colpito l’Europa. E’ pur vero che di recente le direttive europee sulle infrastrutture critiche e sulla sicurezza cibernetica stanno meglio concentrando gli obiettivi di tutela con norme specifiche, che in qualche misura potranno orientare le scelte del legislatore nazionale verso regole più specifiche di riconoscimento del ruolo della security nelle aziende e della sua funzione di raccordo rispetto alle istituzioni ed all’obiettivo comune da tutelare.

D’altronde, accanto alle tradizionali attività “statiche” della security ossia la tutela del personale, delle infrastrutture, dei dati e delle informazioni, si è passati a valutazioni sulle minacce ibride e dinamiche che sfruttano le piattaforme social come cassa di risonanza per minare l’integrità delle imprese, e che per evidente caratteristica richiedono un nuovo e più snello approccio di difesa trasversale.
Ciò richiede specialmente per una azienda che opera in ambito internazionale e con responsabilità transnazionali, che vengano coinvolte e sensibilizzati anche i partner e le controparti istituzionali nei paesi in cui operiamo, alimentando una robusta rete di collaborazione sinergica.

Il docente ha sottolineato come queste nuove esigenze abbiano favorito un cambio di passo significativo nell’approccio ai temi di security, passando da una modalità reattiva a fronte dei problemi che si ponevano in passato, ad un atteggiamento proattivo caratterizzato da “logiche interne sempre più robuste”, maggiore forza e consapevolezza giuridica di essere parte strategica degli interessi non solo aziendali ma anche del paese in cui si opera, con il ricorso sempre più strutturato della tecnologia digitale nel campo della security, come il ricorso all’analisi predittiva e di IA che consentono di proiettare gli scenari di minaccia su un piano molto più ampio ed affidabile, estremamente utile per intercettare e adattarsi rapidamente ai nuovi scenari di rischio.

Rapisarda ha poi affrontato l’importante argomento delle implicazioni e la stretta connessione della security aziendale di Eni con l’interesse nazionale, partendo dalla definizione di sicurezza nazionale, quale bene costituzionale che gode di tutela prioritaria, data dal Sistema di informazione per la Sicurezza della Repubblica, nella quale si fa esplicito richiamo alla “capacità di perseguire gli interessi fondamentali del Paese a cospetto di fenomeni, condotte ed eventi lesivi o potenzialmente tali”. La sicurezza delle aziende che rappresentano settori strategici e che operano in Italia e all’estero rappresentando il nostro Paese, deve essere quindi considerato un elemento incardinato nella tutela della sicurezza nazionale, caratteristica peraltro da anni consolidata nei paesi anglosassoni.

Rapisarda ha sottolineato come sia sempre più importante la capacità di fare sinergia tra tutti gli attori della sicurezza per “guardare oltre il perimetro aziendale” al fine di collaborare e condividere informazioni che possono essere utili alla intera collettività, nell’ottica dell’interesse nazionale.

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