Il filantropo, nonché fondatore di Microsoft, ha annunciato su Twitter di essere sbarcato in Cina. Non lo faceva dal 2019. Si tratta dell’ennesimo viaggio di un alto esponente del mondo privato americano alla corte del presidente cinese, interessato a rassicurare i suoi imprenditori sul ritorno degli investimenti esteri dopo la politica Zero Covid

La saga Tech&Politica si arricchisce di un nuovo interessante capitolo. Il protagonista è Bill Gates e la storia inizia con un tweet, scritto mercoledì sera: “Sono appena atterrato a Pechino per la prima volta dal 2019”. Il cofondatore di Microsoft ha infatti messo piede in Cina, entusiasta di incontrare i partner che collaborano con la sua fondazione da “quindici anni”, per discutere insieme a loro di temi come “il cambiamento climatico, le disuguaglianze nell’accesso all’assistenza sanitaria e l’insicurezza alimentare”, la cui soluzione può essere trovata solo con “l’innovazione”. In questo, ha aggiunto, la Cina è un’ottima interlocutrice, visto che ha “molta esperienza” in campo. “Dallo sviluppo di farmaci contro la malaria, agli investimenti per l’adattamento climatico”: con Pechino, parlare si può. Anzi, si deve.

Gates ha deciso da anni di dedicarsi interamente alla sua attività filantropica nel mondo, lasciando il suo incarico all’interno del board di Microsoft. E quindi, prescindere dalla Cina appare impossibile dato che parliamo della seconda potenza mondiale.

In base al racconto che ne fa Reuters, l’ex capo del colosso tecnologico dovrebbe incontrarsi venerdì con Xi Jinping, in quello che sarebbe il primo incontro faccia a faccia del presidente cinese con un imprenditore privato straniero negli ultimi anni. Già questo la dice lunga sull’importanza che il leader maximo dà al bilaterale, ma di cosa discuteranno non è ancora noto. Sebbene americano, infatti, Gates viene considerato un imprenditore di successo agli occhi del popolo cinese, per via dei successi che ha ottenuto nel corso della sua carriera. Per la politica, dunque, mostrarsi vicino a lui potrebbe essere una mossa utile, dando dimostrazione di come gli investimenti esteri stiano ricominciando a girare.

Il Covid-19 è stata infatti una mazzata tremenda per l’economia nazionale, l’unica variabile in grado di rallentare la corsa del Dragone. La politica “Zero Covid” ha accentuato ancor di più la caduta, mettendo Xi in difficoltà come poche volte. Ora che però l’emergenza è finita, la Cina può tornare ad aprire le sue porte al mondo esterno. Non solo. Le tensioni con Washington sono ormai all’ordine del giorno, con conseguenze anche molto dure. La più iconica è stata il blocco dell’export imposto da Joe Biden, a cui ha replicato Xi con la stessa identica moneta.

Per cercare di tranquillizzare i propri imprenditori, preoccupati per il loro futuro senza il mercato statunitense (o, ancor peggio, occidentale), il Partito Comunista Cinese (Pcc) sembrerebbe quindi seguire la strada del dialogo. Anche con le alte sfere della politica americana, come dimostra la visita del segretario di Stato Antony Blinken, atteso a breve a Pechino.

Prima di Bill Gates, in effetti, si sono alternati alla corte cinese diversi grandi personaggi del mondo imprenditoriale americano. Ad aprire le danze era stato Tim Cook, ceo di Apple, che si era recato in Cina a marzo scorso sottolineando il rapporto “simbiotico” tra la sua azienda e il Paese. La sua visita era stata sfruttata da Pechino per mostrare le differenze con Washington: mentre l’amministratore delegato americano era stato accolto con entusiasmo, nello stesso momento il Ceo di TikTok, Sheu Zi Chew, veniva messo sotto torchio al Congresso americano.

Poi è venuto il turno di Elon Musk. Il capo di Tesla aveva un interesse più individuale che collettivo, dato che la Cina rappresenta una fetta di mercato importante per il suo gioiello automobilistico, attirandosi le ire dei colleghi locali. Oltre a incontrare esponenti del governo, il tycoon sudafricano aveva fatto visita alla gigafactory della sua azienda a Shangai, avendo modo di confrontarsi con il personale.

Successivamente, a sbarcare sono stati Jamie Dimon, a.d. di JPMorgan Chase, che aveva chiesto un vero impegno bipartisan per scongelare le relazioni sino-americane, e gli omologhi di Starbucks e General Motors, alternatisi nel corso delle ultime settimane non appena la Cina ha abbandonato la sua politica sanitaria. Oggi, invece, è il momento di Bill Gates, che a differenza degli altri ha solo il passato imprenditoriale, mentre il suo presente lo vede concentrato su altro – non meno importante. Con un’eccezione rispetto a chi lo ha preceduto: sarà l’unico ad avere un confronto con Xi Jinping, mentre tutti gli altri si sono dovuti accontentare di funzionari minori.

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