L’autorità statunitense ha accusato entrambe le borse di criptovalute – leader su scala globale e statunitense, rispettivamente – di operare come piattaforme di scambio non registrate. Binance, in più, avrebbe messo in piedi una rete truffaldina che ricorda i presupposti del crollo di Ftx

Sono tempi di redde rationem per l’industria delle criptovalute, anche per le realtà più consolidate. Come Binance, leader assoluto del settore in qualità di borsa di scambio crypto più grande al mondo, che lunedì è stata citata in giudizio dalla Securities and Exchange Commission (l’autorità statunitense di vigilanza sui mercati) per aver costruito e operato su una “vasta rete di inganni, conflitti di interesse, mancanza di divulgazione e calcolata evasione della legge”, nelle parole del presidente Gary Gensler.

Nel giro di ventiquattr’ore, la Sec si è mossa anche contro il campione sul suolo statunitense: Coinbase, che avrebbe “gestito la sua piattaforma di trading di criptovalute come una borsa valori nazionale, un broker e un’agenzia di compensazione non registrati”. L’altra accusa è di “non aver registrato l’offerta e la vendita del suo programma di compravendita di criptovalute come servizio”. In sostanza, Coinbase avrebbe agito come un attore illegittimo, partendo dal presupposto – una svolta applicativa, visto che finora il tema era rimasto a un livello “dottrinale” – che le criptovalute siano, a tutti gli effetti, securities.

L’autorità statunitense aveva mosso accuse simili anche contro Binance e il suo fondatore e Ceo, Changpeng Zhao (detto CZ), più altre. Sono tredici in totale, corredate sui profili social da una citazione attribuita all’innominato Chief Compliance Officer di Binance e risalente al 2018: “stiamo operando negli Usa come una f**tuta borsa di titoli senza licenza, bro”. Sapevano di essere fuori dal dominio della legge, secondo il regolatore americano, e sono andati avanti comunque sfruttando la fumosità regolatoria del giovanissimo settore crypto e guadagnando almeno 11,6 miliardi di dollari in ricavi dal 2018 al 2021.

Le altre accuse della Sec contro Binance hanno a che fare con pratiche di manipolazione di mercato e falsa rappresentazione del controllo e della supervisione del trading sulla divisione statunitense, Binance.US. L’azienda e CZ avrebbero avuto il controllo degli asset dei clienti, sostiene la Sec, il che gli ha permesso di fonderli e dirottarli verso due società di trading guidate dallo stesso CZ – Merit Peak Limited (registrata nelle Isole Vergini) e Sigma Chain (Svizzera). Secondo l’autorità statunitense, la seconda si sarebbe macchiata di “trading manipolativo” per gonfiare il volume di scambi su Binance.US.

Se alcune di queste accuse suonano familiari è perché dinamiche pressoché identiche sono alla base dello spettacolare crollo di Ftx, che fino a novembre 2022 era la seconda borsa di criptovalute per dimensione (seconda solo a Binance) e che si è lasciata dietro un buco da otto miliardi di dollari. È stata la vittima eccellente del cosiddetto inverno crypto, che nel corso del 2022 ha cancellato oltre mille miliardi di dollari in capitalizzazione di mercato dal settore e provocato il fallimento di alcune tra le realtà più importanti del settore.

È da allora che i regolatori di tutto il mondo si sono finalmente mossi con decisione per dare un giro di vite al settore, che si è rivelato altamente volatile e popolato di realtà dall’affidabilità quantomeno dubbia. La pressione si è intensificata anche su Binance, che ha avuto un ruolo anche nel crollo di Ftx dopo aver salvato diverse aziende abbattute dall’inverno crypto – consolidando il suo status di leader assoluto nel settore, dato che oggi gestisce oltre 62 miliardi di dollari.

A febbraio, le autorità di regolamentazione newyorkesi hanno bloccato l’emissione di una moneta virtuale a marchio Binance (BUSD, una stablecoin “agganciata” al valore del dollaro americano) che rappresentava circa 40% del volume di scambio sulla piattaforma. A marzo, un’altra autorità Usa – la Commodity Futures Trading Commission – l’ha citata in giudizio per aver operato illegalmente negli Usa e non aver rivelato (“intenzionalmente”) l’ubicazione dei suoi uffici esecutivi – nascondendo, a quanto pare, i suoi legami con la Cina. E a maggio la piattaforma ha chiuso i battenti in Canada, dicendosi in disaccordo con una nuova cornice regolatoria.

Nei loro comunicati, le varie divisioni di Binance si sono difese. Binance.com, la piattaforma globale, si è detta delusa e scoraggiata dall’azione della Sec e ha aggiunto che, pur prendendo sul serio le sue accuse, esse “non dovrebbero essere oggetto di un’azione esecutiva”, promettendo di “difendere la piattaforma vigorosamente”. Binance.US ha definito la denuncia “priva di fondamento”. Nel mentre, le principali criptomonete hanno registrato un tonfo sull’onda delle azioni della Sec – certificando l’esistenza di un forte legame tra le exchange e l’intero settore delle criptomonete.

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