Dove si trova Sos Enattos, sito minerario dismesso scelto dall’Italia per ospitare il progetto dell’Einstein Telescope? La sua storia, tra un passato di miniere, scioperi e ricchezza e un presente fatto di natura da tutelare e percorsi Unesco, in attesa di capire se ospiterà l’interferometro per lo studio delle onde gravitazionali

L’Italia si candida ufficialmente a ospitare l’Einstein Telescope, lo ha fatto con una conferenza stampa cui hanno partecipato diversi ministri e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, oltre a Giorgio Parisi, premio Nobel per la fisica e presidente del comitato tecnico scientifico per la candidatura italiana, Marco Tavani, presidente dell’Istituto nazionale di Astrofisica, Ettore Sequi, ambasciatore e capo delegazione italiana nel comitato del Governmental Representatives di Einstein Telescope, e Antonio Zoccoli, presidente dell’Istituto nazionale di fisica nucleare che coordina la cordata scientifica nazionale per la candidatura italiana per l’infrastruttura di ricerca (qui i dettagli sulla presentazione). Il luogo scelto è il sito minerario di Sos Enattos, a Lula, in provincia di Nuoro.

Le ragioni della scelta del sito sardo dipendono da una ragione, ricordata anche nel corso della conferenza stampa: il parco minerario di Sos Enattos è tra i luoghi più silenziosi al mondo, quindi tra i più adatti ad ospitare l’interferometro per lo studio delle onde gravitazionali, che appunto hanno bisogno di particolari condizioni di “silenzio” (isolandolo dalle vibrazioni prodotte sia dalle onde sismiche, sia dalle attività umane, che costituiscono quello che viene chiamato “rumore”, in quanto fonte di disturbo per le misure che ET dovrà realizzare, si legge sul sito dell’Einstein Telescope) per poter essere captate.

“Sono numerose le motivazioni di carattere geologico che rendono l’area di Sos Enattos il luogo ideale per le attività di ET”, ha scritto su Airpress Mariafelicia De Laurentis, professoressa di Astronomia e astrofisica presso l’università di Napoli Federico II, ricercatrice dell’Istituto nazionale fisica nucleare che ha partecipato al progetto. “Il rumore sismico, che condiziona le prestazioni del rivelatore a basse frequenze, è molto basso grazie alle caratteristiche geologiche della Sardegna. La Sardegna è, infatti, una microplacca – ossia una porzione distaccata della placca Euroasiatica – che non è connessa alle zone tettoniche più attive, e quindi non è interessata da fenomeni di deformazione crostale o sismicità e vulcanismo. Si tratta, di fatto, di una zona stabile e solida caratterizzata da ammassi rocciosi ideali per costruire in sicurezza gli ambienti sotterranei che costituiranno il laboratorio di ET. Inoltre, la scarsa presenza di falde acquifere nella zona riduce la possibilità di infiltrazioni o di rumore sismico, così come di altri tipi di rumori. Infine, nella zona di interesse in Provincia di Nuoro, sono presenti grandi estensioni di aree rurali a bassissima densità di popolazione e quindi a ridotta attività antropica e industriale. Tutto ciò rende il sito di Sos Enattos l’ambiente ‘silenzioso’ di cui ET ha bisogno, per operare protetto e isolato dal ‘rumore’ che comprometterebbe le sue misure”.

Ma facciamo un passo indietro e guardiamo alla storia del sito minerario di Sos Enattos: quando è nato? E quando ha smesso di essere sfruttato per i suoi materiali minerari diventando patrimonio Unesco?

Il nome Sos Enattos potrebbe suggerire il richiamo alla sorgente o vena, “ena”, in sardo. E sarebbe una etimologia particolarmente calzante, se si pensa che quel pezzo di terra nel cuore della Sardegna, al confine tra l’alta Baronia e la Barbagia di Nuoro, ha iniziato a essere sfruttato come “sorgente” di materie prime già nel Neolitico recente, quando si estraeva il talco “steatite”, lavorato per la realizzazione di oggetti artistici come le statuette della Dea Madre, divinità femminile primordiale, adorata dai popoli prenuragici e nuragici che abitavano la Sardegna nell’antichità, di cui sono stati trovati manufatti in tutta l’isola.

Come ricorda Sardegna Turismo (il portale della Regione autonoma della Sardegna dedicato alla promozione del turismo), sono databili all’epoca romana pozzi e gallerie da cui si estraevano piombo e argento, rimasti intatti fino al 1960. “Il primo punto di svolta della miniera – si legge ancora – fu il passaggio alla Societé anonyme des mines de Malfidano (1905). Il momento di maggior splendore quando fu rilevata dalla Rimisa (1951) che portò il livello produttivo ai massimi storici, grazie all’ammodernamento di vecchie gallerie e alla costruzione di una diga, una nuova laveria, magazzini, officina, cabina elettrica, uffici, alloggi e servizi per operai. Nel 1971 fu ultimato il pozzo Rolandi e la proprietà passò all’ente minerario sardo, che cercò di migliorare produzioni e rendimenti”.

Nelle miniere di Lula, inoltre, nel 1899 si ebbe uno dei primi scioperi del Regno d’Italia. I minatori entrarono in agitazione contro la società mineraria dell’epoca, chiedendo miglioramenti salariali e riduzione dell’orario di lavoro da 12 a 8 ore, proteste che si diffusero poi in tutte le miniere dell’isola. Tali proteste si conclusero, nel 1904, con l’eccidio di Buggerru. In quella occasione, i militari chiamati per reprimere la protesta aprirono il fuoco contro gli operai in sciopero nella miniera dell’Iglesiente, uccidendone quattro. La reazione a questi fatti fu tale da portare in Italia al primo sciopero generale che si protrasse dal 16 al 21 settembre del 1904, al quale aderirono i lavoratori italiani di tutte le categorie.

E oggi? Il sito di Sos Enattos è stato inserito all’interno dei percorsi del parco Geominerario della Sardegna, un progetto dell’Unesco, assieme a S’Arghentaria e Guzzurra, due importanti miniere di galena e argento, e quella di Argentaria e i resti dei villaggi minerari. Inoltre, Sos Enattos sorge a breve distanza dal Monte Albo, dichiarato dall’Unione europea un sito di interesse comunitario (Sic).

Insomma, oltre alla scienza, in attesa dell’esito della candidatura come sede dell’Einstein Telescope, il territorio di Sos Enattos ha una grande storia da offrire.

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