Da un’indagine di Forbes è emerso come il ceo Shou Zi Chew abbia in parte mentito durante la sua testimonianza al Congresso. Una lettera di senatori bipartisan ha chiesto delucidazioni e l’azienda non ne ha dato. O meglio, non ha smentito che alcuni dati rimangano in Cina. Alimentando le preoccupazioni di Washington

“I dati degli utenti americani sono sempre stati conservati in Virginia e a Singapore”, aveva giurato davanti al Congresso il Ceo di TikTok, Shou Zi Chew. Ebbene, per Forbes si tratta di una bugia, secondo un’indagine giornalistica pubblicata a fine maggio in cui scriveva il contrario. Le informazioni finanziarie – come moduli fiscali e numeri di previdenza sociale – di alcune tra le più grandi star americane ed europee iscritte alla piattaforma per guadagnare soldi sono state tenute in Cina, alimentando così la preoccupazione dei legislatori americani. Oltre che la diffidenza. L’amministrazione delegato era infatti stato convocato a Capitol Hill per tranquillizzarli ma, se già allora non era pienamente riuscito nell’intento, di fronte alle nuove rivelazioni si può dire che l’obiettivo è pienamente fallito.

Così, il senatore democratico Richard Blumenthal e il repubblicano Marsha Blackburn hanno scritto una lettera a lui indirizzata per avere risposte in merito. La replica è arrivata circa una settimana fa e non smentisce l’accusa. Al massimo, si limita a precisare come c’è una bella differenza tra i semplici utenti e quelli che si registrano per ricavare denaro. Da questi ultimi, infatti, TikTok ammette di ricevere dati sensibili – basti pensare anche solo all’iban – per poi pagarli. Niente di strano, se non fosse che mentre i dati dei primi sono conservati nei luoghi indicati dalla società di proprietà di ByteDance, per i secondi non è stato specificato se la valga la medesima regola.

Chi tace acconsente, verrebbe da dire. Non per TikTok, che nella contro risposta ai senatori statunitensi sottolinea come, al Congresso, “la nostra testimonianza si è concentrata sui dati protetti dagli utenti raccolti nell’app, non su quelli dei creatori”. Questi possono presentare “eccezioni limitate”, ha aggiunto, come “dati pubblici, metriche aziendali, dati di interoperabilità e alcuni dati dei creatori”, allo stesso modo se uno di loro “si iscrive volontariamente a un programma commerciale per essere supportato da TikTok nel raggiungere pubblico nuovo e monetizzare” dai contenuti. Ciononostante, ha tenuto a precisare, si tratta di singolarità pur sempre “concordate nell’ambito delle ampie e pluriennali trattative di TikTok con il Cfius”.

Tra il Comitato per gli investimenti esteri statunitense e la società cinese è in corso un faticosissimo negoziato proprio per cercare una via d’uscita da offrire a quest’ultima, per permetterle di continuare ad operare in America senza risultare una minaccia alla sicurezza nazionale. La preoccupazione è che il governo centrale di Pechino possa sfruttare i dati per i scopi, che poco piacciono a Washington. Certo è che, se continuano ad apparire notizie del genere, la vicenda si fa ancora più complessa.

E guarda caso le spiegazioni offerte da TikTok non hanno affatto rasserenato gli animi. I due senatori che le hanno chiesto delucidazioni. “Siamo estremamente preoccupati” sul fatto che l’azienda “stia conservando i dati personali e privati degli americani” per darli in pasto al Partito Comunista Cinese (Pcc), si legge in un comunicato che porta le loro firme. “I dirigenti di TikTok”, continuano, “sembrano aver ripetutamente e intenzionalmente fuorviato il Congresso quando hanno risposto su come l’azienda protegge i dati” dei cittadini statunitensi. “La risposta” offerta dalla società cinese “rende chiarissimo come questi siano ancora esposti ai draconiani e pervasivi regimi di spionaggio di Pechino – nonostante le affermazioni della fuorviante campagna di pubbliche relazioni di TikTok”.

La questione si fa via via più intricata. Il governo americano ha tutto l’interesse per arrivare a un accordo con TikTok, allo stesso modo di quanto questa ha bisogno di trovarlo per evitare di chiudere baracca e burattini, perdendo un mercato da 150 milioni di utenti. Che, ricordiamolo sempre, sono anche elettori. A un anno e poco più dalle elezioni, il presidente Joe Biden si gioca molto su questa partita. Ha da sempre dichiarato di voler mettere un freno alla società, ma allo stesso tempo non può inimicarsi i votanti più giovani. C’è da ammettere che TikTok non sta facendo nulla per destargli meno ansie.

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