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Perché Pechino deve spiegare la nuova legge anti-spionaggio alle aziende

La nuova misura, entrata in vigore a inizio mese, amplia il concetto di sicurezza nazionale senza definirla. Così la Cina corre ai ripari

Venerdì il ministero del Commercio cinese ha incontrato i rappresentanti dei principali partner commerciali per informarli della nuova legge anti-spionaggio, entrata in vigore a inizio mese. Il provvedimento vieta il trasferimento di qualsiasi informazione relativa alla sicurezza e agli interessi nazionali, senza definire tali termini, e amplia la definizione di spionaggio per includere i cyberattacchi contro gli organi dello Stato o le infrastrutture critiche.

I funzionari del ministero, guidati dal viceministro Chen Chunjiang, hanno incontrato le camere di commercio statunitensi, europee, giapponesi e sudcoreane, oltre a 30 aziende straniere. “È positivo” che il ministro “stia prendendo provvedimenti per chiarire le norme e i regolamenti in questi settori, soprattutto se si considera che, secondo la recente indagine sulla fiducia delle imprese della Camera, l’ambiguità delle norme e dei regolamenti è la principale sfida normativa che le imprese europee che operano in Cina devono affrontare”, ha dichiarato la Camera di commercio europea in Cina.

Come spiegato su Formiche.net, con il nuovo provvedimento per spionaggio in Cina si intende non solo come l’acquisizione di segreti di Stato ma anche di qualsiasi altro documento relativo alla “sicurezza nazionale”, concetto notevolmente ampliato sotto il presidente Xi Jinping, che nel 2013 aveva indicato la via nel “raccontare bene la storia della Cina” rendendo il Partito comunista l’unico a poter raccontare il Paese ad ascoltatori passivi. “Ciò significa che praticamente qualsiasi cosa – dalla ricerca universitaria ai rapporti commerciali tra multinazionali o persino alle chat sui social media – potrebbe potenzialmente rientrare nel suo campo di applicazione e comportare gravi ripercussioni”, hanno scritto gli analisti del Merics sottolineando che i reati di spionaggio possono essere puniti fino all’ergastolo. È “improbabile”, hanno concluso, che Pechino applichi un’interpretazione integralista di ciò che costituisce una minaccia alla sicurezza nazionale o che chiuda del tutto Internet all’accesso dall’estero. La ragione è chiara: “ciò danneggerebbe la reputazione della Cina come superpotenza responsabile, un concetto su cui ha lavorato duramente”. Tuttavia, la vasta portata della legge avrà “probabilmente un effetto deterrente”.

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