BP e la compagnia petrolifera nazionale dell’Azerbaijan Socar hanno partecipato per la prima volta a un round di licenze israeliane per l’esplorazione di gas naturale, l’ultimo segno di un crescente interesse internazionale nel bacino dove, oltre all’energia, c’è in ballo una fetta contistente di influenze ed equilibri. Adnoc sale al 50% di NewMed

BP e la compagnia petrolifera nazionale dell’Azerbaijan Socar hanno partecipato per la prima volta a un round di licenze israeliane per l’esplorazione di gas naturale, l’ultimo segno di un crescente interesse internazionale nel bacino del Mediterraneo orientale. Si tratta di una ulteriore conferma dell’appeal che quelle acque e quei Paesi che vi si affacciano hanno dinanzi a tutti gli investitori internazionali, non solo europei. I Paesi del Golfo, infatti, da tempo stanno immaginando una strategia che contempli un’espansione nel mare nostrum e la regolarizzazione delle relazioni diplomatiche con Israele è stata funzionale al progetto.

Bp-Socar

Britannici e azeri hanno fatto un’offerta congiunta con la NewMed Energy israeliana per due blocchi offshore nel quarto round di licenze. Al centro di questa macro manovra di interessi c’è un fazzoletto di acque che abbraccia Egitto, Libano, Israele e Cipro che da un lustro ha attirato alcune delle principali compagnie energetiche del mondo. Negli stessi anni, come è noto, a maggior ragione dopo la guerra in Ucraina, anche l’Europa si è trovata nell’esigenza di garantire forniture in casa per sostituire il gas russo.

A quelle latitudini Bp è super player presente in Grecia, Cipro e Libia e attore protagonista assieme ad altri partner altrettanto fondamentali. Due mesi fa inoltre ha scelto Subsea Integration Alliance, la partnership tra Subsea 7 e OneSubsea, per un progetto a due pozzi di collegamento nel grande sviluppo del delta del Nilo occidentale al largo della costa mediterranea in Egitto. Sarebbe il secondo maggiore progetto dopo Zohr. Il colosso britannico è l’operatore del progetto di gas offshore del West Nile Delta e detiene una quota dell’82,75%, mentre il suo partner, Wintershall Dea, il restante 17,25%.

NewMed è il maggiore azionista nel gigantesco giacimento offshore Leviathan di Chevron, che produce 12 miliardi di metri cubi di gas naturale che rifornisce Israele, Egitto e Giordania. L’offerta congiunta presentata da NewMed, BP e Socar è per blocchi vicino ai campi Leviathan e Tamar.

Leviathan

Non solo un campo, Leviathan si sta ritagliando sempre di più il ruolo di opportunità economica e geopolitica per chi la gestirà, in prima e anche in seconda battuta dal momento che si iscrive di diritto nell’alveo di progettazioni decennali dagli effetti politici lunghi nel tempo. Scoperto nel 2010, è il più grande giacimento di gas naturale del Mediterraneo grazie a 22,9 trilioni di piedi cubi di gas che gli permette di servire mercati come Israele, Egitto e Giordania. Per questa ragione NewMed Energy, Chevron Mediterranean Limited e Ratio Energies hanno annunciato di aver stanziato 520 milioni di euro per costruire un terzo gasdotto sottomarino per aumentare la produzione del giacimento di gas naturale Leviathan al largo della costa israeliana, passando dai circa 12 miliardi di metri cubi a quasi 14 miliardi all’anno. Significa che Israele non intende attendere le decisioni politiche circa il gasdotto EastMed al fine di procedere alla infrastrutturazione necessaria per portare a sfruttamento i suoi giacimenti.

Il ruolo del Golfo

La mossa arriva quattro mesi dopo che BP e il gigante petrolifero statale di Abu Dhabi Adnoc si sono offerti di acquisire congiuntamente il 50% di NewMed per circa 2 miliardi, dando loro potenzialmente l’ingresso nel settore energetico di Israele che è in rapidissima ascesa. In questo modo Adnoc potrebbe espandersi ben oltre i confni del Golfo. Nello specifico, Adnoc-BP acquisirà il 45% del flottante di NewMed Energy e un altro 5% della quota di Delek Group, per un totale del 50% di NewMed. Così l’acquisizione darebbe ad Adnoc e BP l’accesso alle attività di gas sia in Israele che a Cipro ma non solo perché sul tavolo si apre la possibilità di una vivace intensificazione delle relazioni economiche tra Emirati Arabi Uniti e Israele, a seguito della normalizzazione delle relazioni diplomatiche datate 2020. Lo dimostrano tra le altre cose alcuni accordi già raggiunti. Dodici mesi fa la Mubadala Petroleum di Abu Dhabi ha acquisito da NewMed il 22% del giacimento di gas Tamar nel Mediterraneo orientale. Quel giacimento contiene circa 11 trilioni di piedi cubi di gas producibile.

Qualcuno azzarda ad ipotizzare che sarebbe solo l’inizio, considerate le mire emiratine verso il dossier mediterraneo dove la major britannica punta convintamente a questa alleanza.

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