Il ministro delle Imprese ha ricevuto i vertici dell’azienda controllata da GlobalWafers. L’incontro, si legge in una nota di Palazzo Piacentini, si inserisce nel quadro del lavoro verso il Chips Act italiano che verrà presentato a inizio agosto

Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha incontrato oggi al ministero i vertici di Memc Spa, azienda controllata dalla società GlobalWafers con sede a Taiwan e attiva nel settore della microelettronica con siti produttivi a Novara e Merano e oltre mille dipendenti. L’incontro, si legge in una nota di Palazzo Piacentini, si inserisce nel quadro del lavoro che il ministero sta svolgendo nel comparto della microelettronica e che prevede la presentazione in Consiglio dei ministri a inizio agosto di un Chips Act italiano nel solco di un analogo piano europeo.

GlobalWafers è il terzo fornitore mondiale di wafer di silicio. Nel sito Memc di Novara, attivo dalla fine degli anni Settanta, lavorano circa 800 dipendenti. È il più grande produttore di fette di silicio da 200mm del Gruppo GWC ma anche il più grande impianto di produzione da 200mm di tutta l’Unione europea. Per quanto riguarda la destinazione della produzione, il 40% resta all’interno dell’Unione Europea, mentre il 60% viene indirizzato verso Asia e Stati Uniti (dove sono presenti stabilimenti di aziende quali Infineon e STMicroelectronics, clienti chiave per le esportazioni di Memc). Lo stabilimento di Merano conta circa 250 dipendenti e sviluppa cristalli di diverso diametro (150mm, 200mm e 300mm) che vengono spediti ad altre sedi del Gruppo (Novara, Malesia,Taiwan, Corea del Sud, Giappone), per essere tagliati in fette sottili (wafer) e venduti ai clienti finali. Le diverse caratteristiche dei cristalli prodotti in questo sito li rendono adatti ad essere impiegati in svariate applicazioni dell’elettronica, spiega l’azienda sul suo sito:dai dispositivi di potenza a quelli analogici, a quelli per la sensoristica.

Memc è una delle quattro aziende italiane coinvolte in un importante progetto di comune interesse europeo (Ipcei) per sostenere la ricerca, l’innovazione e lo sviluppo industriale della microelettronica e delle tecnologie per le comunicazioni recentemente approvato dalla Commissione europea. A inizio giugno l’esecutivo comunitario ha dato il via libera l’Italia per l’erogazione di aiuti di Stato alle quattro imprese di quasi un miliardo di euro, grazie al quale verrà attivato un investimento globale a livello nazionale di oltre 2,5 miliardi di euro.

Con il Chips Act da 43 miliardi approvato a inizio 2022, l’Unione europea ha fissato l’obiettivo di raddoppiare la propria capacità produttiva di semiconduttori, portandola al 20% del totale mondiale. Anche per questo sono stati esentati gli incentivi ai microprocessori dal divieto di aiuti di Stato.

Anche in vista della pubblicazione il Chips Act italiano, durante la sua recente missione negli Stati Uniti il ministro Urso ha incontrato i vertici del colosso statunitense Intel, che sta ancora valutando il suo investimento (quantificato in circa 4,5 miliardi) in Italia. La sede potrebbe essere a Vigasio, nella Bassa Veronese. Nelle scorse settimana l’azienda aveva spiegato a Formiche.net che l’impianto recentemente annunciato in Polonia è sì parte della fase di back-end della produzione, ma è differente e non sostituisce quello oggetto di interlocuzioni aperte con il governo italiano. “Le interlocuzioni sono aperte per un possibile ampliamento della presenza dell’azienda in Italia e apprezziamo l’impegno del governo italiano per lo sviluppo di un ecosistema competitivo nel settore della microelettronica”, aveva sottolineato un portavoce.

Prima di partire per Washington, Urso aveva parlato al Sole 24 Ore dell’impianto Intel, spiegando che il governo ha fatto i compiti a casa e ora aspetta la decisione dell’azienda. Nel frattempo, sta presentando le linee guida del piano alle più importanti aziende e potenziali investitori, con “riscontri molto positivi”. Una task force voluta dal ministro è stata di recente a Taipei, Seul, Tokyo e a Washington.

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