L’inviato speciale della Casa Bianca per il clima è a Pechino per tentare di rivitalizzare la cooperazione climatica tra i due rivali. Lunedì ha visto l’omologo Xie Zhenhua e ha elogiato gli sforzi cinesi sulle rinnovabili, criticando però i nuovi impianti a carbone. C’è odore di accordo sul metano, ma le distanze rimangono ampie

La via del clima potrebbe rivelarsi un raro esempio di cooperazione tra le due superpotenze rivali. Questa è la speranza che sottende al viaggio di John Kerry, l’inviato speciale per il clima del presidente Joe Biden, arrivato domenica a Pechino per una tre giorni di confronto in materia di ambiente e cambiamento climatico. Il suo obiettivo è riattivare la cooperazione tra Stati Uniti e Cina, i due più grandi emettitori al mondo, in vista della prossima Conferenza sul clima – la Cop28 di Dubai.

Il viaggio di Kerry è il terzo di un alto funzionario statunitense nel giro di poche settimane. Ingaggiate in un confronto multisettoriale e con le relazioni diplomatiche in deterioramento da mesi, Usa e Cina si stanno mostrando più pronte al dialogo. Il clima di (apparente) distensione ha permesso le visite del segretario degli Esteri Antony Blinken e del Tesoro Janet Yellen, entrambi tornati a casa più carichi di parole di apertura e speranza per il dialogo che non di risultati concreti.

La crisi climatica non è esente dalle dinamiche politiche tra le due potenze. Pechino aveva fatto saltare il dialogo climatico in risposta alla visita di Nancy Pelosi a Taiwan nell’agosto del 2022. Considerando anche le resistenze di una parte del Congresso Usa su una qualsiasi collaborazione con la Cina, le premesse della visita di Kerry non sono le migliori. E tuttavia non è impensabile che la tre giorni produca qualche frutto. Se non altro perché senza cooperazione tra i due maggiori emettitori, il lavoro alla Cop perde di senso; con l’Inflation Reduction Act Washington ha inaugurato l’era della decarbonizzazione, e Pechino, che è restia ad adottare piani più ambiziosi di quelli attuali, rischia la condanna dei Paesi riuniti.

In questo contesto va letto lo sforzo per la riattivazione di un dialogo, che lunedì ha preso ufficialmente il via (dopo quasi un anno di stop) con un incontro durato quattro ore tra Kerry e il suo omologo cinese, Xie Zhenhua. A fine lavori Kerry ha elogiato la Cina per l’impressionante espansione degli impianti di generazione di energia rinnovabile, in cui è leader global. Nello stesso frangente ha anche sottolineato il fatto che Pechino continua a costruire nuove centrali a carbone e chiesto di rallentare su quel fronte. “La Cina sta facendo un lavoro incredibile nello sviluppo delle energie rinnovabili”, ma l’attivazione di nuovi impianti fossili ne “annulla i benefici”.

Da parte sua, Xie si è mostrato cautamente ottimista, dichiarando lunedì che il lavoro congiunto con Kerry avrebbe potuto svolgere un ruolo nel migliorare le relazioni Usa-Cina. Un’apertura modesta che va bilanciata con quanto asserito dall’agenzia stampa Xinhua poche ore prima, quando ha specificato che la collaborazione sul clima non può essere scissa dalle altre questioni. “È particolarmente importante che la Casa Bianca tenga presente che cercare di compartimentalizzare la cooperazione […] è semplicemente irrealistico nella pratica e inaccettabile per Pechino”, ha scritto l’organo del Partito-Stato, asserendo che i legami bilaterali debbano essere “trattati come un tutt’uno”.

Ma anche tra i fendenti si intravede una strada per la cooperazione. Alla Cop21 di Glasgow, prima che le vicissitudini geopolitiche facessero deragliare il dialogo, Washington e Pechino avevano trovato un’intesa per cooperare sul clima – a partire dal metano, gas estremamente climalterante che rappresenta una delle aree di intervento più immediate e fruttuose. Con il Global Methane Pledge, Ue e Usa stanno trainando gli sforzi globali per ridurre le emissioni di metano, mentre la Cina deve ancora fissare obiettivi per la loro riduzione (come anche tutti i gas serra che non siano CO2) e sta ancora cercando di capire come misurarli con precisione.

Parlando al Congresso Usa settimana scorsa, Kerry ha detto che il metano è “particolarmente importante” per la cooperazione climatica con la Cina. L’anno scorso Xie ha ammesso che la capacità cinese di controllare il metano rimane “debole” – cosa che, considerando l’aumento proiettato dei livelli di gas serra del Paese, potrebbe far deragliare il piano cinese per raggiungere la neutralità carbonica. Secondo uno studio pubblicato del Lawrence Berkeley National Laboratory della California, riporta Reuters, riformare i settori industriali e agricoli cinesi potrebbe portare a una riduzione del 30-40% delle emissioni di metano entro la fine del decennio. Una strada relativamente accessibile per Pechino, che potrebbe decidere di percorrerla (in collaborazione con gli Usa) per mostrare alla Cop28 di essere intenzionata a dare il buon esempio.

Condividi tramite