Il piano per la Tunisia diventa modello per gli stati membri dell’Ue. Mentre il sito “Politico.eu” sottolinea lo spostamento a destra del baricentro europeo, dopo le elezioni in Italia, Finlandia e Grecia e in vista di quelle spagnole e polacche. Il tutto nella difficoltà evidente dei governi di Francia e Germania

Modello-Tunisia come schema per affrontare politicamente l’emergenza: ovvero, al di là delle dinamiche del governo di Saied e in attesa della decisione del Fmi, dal Consiglio Ue giunge l’impronta di un modello, basato sul viaggio a Tunisi di Giorgia Meloni, Ursula von der Leyen e Mark Rutte. Come metodo di lavoro rappresenta una novità in Europa, al netto dei distinguo dei Paesi di Visegrad, che disegna nuove traiettorie sull’asse Italia, Ue e Africa.

Contrasto all’immigrazione clandestina

Come ribadito sul Giornale di oggi dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, “c’è soddisfazione per l’Italia che torna dal Consiglio Ue con grandi successi. Non lo dico io che sono di parte: persino il sito Politico.eu, uno dei più seguiti nei palazzi di Bruxelles, parla di successo italiano e di Giorgia Meloni”.

Il riferimento dell’uomo-macchina del premier tocca le corde dell’approccio europeo al tema migratorio che, fino a un anno fa, impediva alla stessa Ue di usare “termini decisi riguardo la priorità del controllo dei confini esterni e il contrasto all’immigrazione illegale, anzi, si criminalizzava chi parlava di fermare scafisti e arrivi clandestini”. Circa il mancato accordo con Ungheria e Polonia sulla gestione interna alla Ue dei migranti, secondo Fazzolari era inimmaginabile fino a poco tempo fa che “passasse al Consiglio europeo la storica linea dei conservatori e dei Paesi di Visegrad sul controllo dei confini esterni”.

Italia, Ue e Africa

Entrando nel merito del dossier tunisino, i rapporti italiani nascono dal comun denominatore rappresentato dal Mediterraneo, vista la posizione geografica di molo naturale piazzato nel Mare Nostrum: in questo senso il Piano Mattei per l’Africa interessa l’Europa, dal momento che la sfida è riuscire a convincere tutti i soggetti a far convogliare gli investimenti necessari. Per questa ragione il governo ha annunciato per il prossimo ottobre a Roma la conferenza Italia-Africa, che sarà non solo l’occasione per presentare il Piano ma anche per riportare nel Continente africano la tessa Ue dopo anni di sottovalutazione politica, che ha portato players esterni come Cina e Wagner a ritagliarsi un ruolo primario in Sudan, Centrafica, Libia.

Il governo ha inteso affrontare di petto la questione tunisina e rivendica questo approccio costruens nella visita strutturata effettuato a Tunisi con Von der Leyen e Rutte: significa, è la vulgata di Palazzo Chigi, che per la prima volta Roma ha stimolato un approccio comune ad un problema epocale come quello delle migrazioni, mentre in passato non sempre è stato così.

Obiettivi e risultati

Da un lato l’esigenza di cogliere un frutto concreto dal Consiglio europeo alla voce migranti, dall’altro la realpolitik di accordi e riflessioni da raggiungere in maniera differente rispetto al recente passato quando, sostanzialmente, i paesi di prima accoglienza, Italia e Grecia su tutti, erano lasciati soli nell’affrontare l’emergenza. Oggi il tema legato alla condivisione del dossier migranti è sul tavolo, in virtù dello sforzo (politico e comunicativo) intrapreso dal governo italiano. Nel mezzo l’anno peculiare che si è aperto, quei prossimi 12 mesi che condurranno alle elezioni europee per rinnovare il Parlamento Ue e i vertici politici e amministrativi dell’unione. Un passaggio non secondario nell’economia complessiva dei ragionamenti e delle iniziative di alcuni stati membri.

Di cambiamento epocale dell’Ue parla anche l’articolo menzionato da Fazzolari su Politico.eu, che spiega come l’Europa oscilli a destra e rimodelli di fatto tutta l’Ue. Già Italia, Finlandia e Grecia sono colorate di blu, presto potrebbe aggiungersi la Spagna mentre i governi di Francia e Germania sono alle prese con due problemi significativi come tensioni sciali e Parigi e recessione a Berlino. Cambiamenti politici che influenzeranno tutto, dalla politica climatica a quella migratoria.

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