Il presidente separatista filo-russo della Repubblica serba, dopo aver visitato Putin, apre un fronte con la Corte Costituzionale. La stizza di Bruxelles e le conseguenze nel processo di adesione all’Unione europea

Non cessano le fibrillazioni balcaniche dopo la nuova stagione di tensioni tra Serbia e Kosovo: questa volta è la Bosnia-Erzegovina a far accendere una spia di attenzione da parte dell’occidente su una situazione che potrebbe potenzialmente innescare ulteriori scenari complessi. Il presidente separatista filo-russo della Repubblica serba Milorad Dodik, che ha a lungo criticato la Corte Costituzionale per avere giudici stranieri, ha avviato un voto per sospendere le sentenze dopo che la scorsa settimana la corte ha deciso di cambiare le regole per poter convocare sessioni e prendere decisioni senza giudici serbi.

Reazioni

Strigliata balcanica da parte degli Usa: gli Stati Uniti hanno condannato il voto dei legislatori della Repubblica serba autonoma della Bosnia per sospendere le sentenze della corte costituzionale bosniaca, affermando che la mossa ha minato l’accordo di pace di Dayton. La nuova legge, approvata martedì scorso, viola la costituzione della Bosnia-Erzegovina e va contro l’accordo di pace di Dayton, ha dichiarato il portavoce del Dipartimento di Stato Matthew Miller.

“La sfida alla Corte costituzionale minaccia non solo lo stato di diritto, ma anche la stabilità, la sicurezza e la prosperità della Bosnia-Erzegovina – ha spiegato – In combinazione con la retorica anti-Dayton di alcuni leader della Republika Srpska, la legge rappresenta una pericolosa escalation nelle minacce secessioniste”.

Qui Ue

Il numero uno della politica diplomatica europea, Joseph Borrell ammonisce sul fatto che il paese sia più lontano dallo status di candidato Ue dopo questa iniziativa. Bruxelles non transige rispetto ad un assunto: si aspetta “affidabilità per principi, valori, sicurezza e prosperità comuni” al fine di fare ingresso nell’Ue, passaggio che lo stesso Borrell aveva ribadito in occasione del vertice tenuto due settimane fa con ministri degli Esteri di tutti i sei Paesi dei Balcani Occidentali Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Macedonia del Nord, Montenegro e Serbia, alla presenza del commissario per la Politica di vicinato e l’allargamento, Olivér Várhelyi. La stizza di Bruxelles può essere riassunta nel ragionamento basato sul fatto che gli alleati dell’Ue non vanno in Russia.

Filo russo

Un mese fa il presidente della Republika Srpska aveva incontrato a Mosca Vladimir Putin per la seconda volta in meno di un anno: dall’inizio dell’invasione nessun leader europeo aveva fatto visita al Presidente russo, e questo è stato un ulteriore passo provocatorio nei confronti di Bruxelles. Ma perché Dodik si era recato da Putin? In quell’occasione aveva spiegato al capo del Cremlino che la Repubblica Srpska “è soggetta a pressioni da parte di partner occidentali che ci impediscono di svilupparci normalmente”. Nel mezzo i numeri del commercio bilaterale con la Russia, che nel 2022 è aumentato del 57 per cento rispetto al 2021. La Bosnia ed Erzegovina è collegata a Gazprom per le forniture di gas attraverso il gasdotto BalkanStream, via Ankara.

Scenari

Sostanzialmente il voto rappresenta una sorta di secessione legale, verosimilmente in grado di approfondire le divisioni politiche nel paese balcanico dopo le misure intraprese all’indomani della guerra: il conflitto, come è noto, venne ‘chiuso’ dagli accordi di Dayton, con il risultato di spacchettare la Bosnia in due aree autonome, la Repubblica serba dominata dai serbi e la Federazione condivisa da bosniaci e croati, unite da un governo centrale.

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