Per Feigenbaum (Carnegie), la securitizzazione di tutta la sfera delle relazioni tra Usa e Cina è l’elemento realmente nuovo dell’ultimo decennio. La segretaria Yellen ha provato a rassicurare Pechino durante la sua visita, ricevendo feedback postivi, ma le mosse delle due potenze sono sempre più dettate da necessità di sicurezza nazionale

Secondo Stephen Roach, ex capo degli economisti di Morgan Stabley e professore di Yale, la segretaria al Tesoro statunitense Janet Yellen compie un errore di calcolo strategico: ignorare il compromesso tra sicurezza e crescita economica. Il riferimento è a una dichiarazione di Yellen durante la sua visita a Pechino: per lei, gli Stati Uniti e la Cina non devono permettere che le dispute sulla sicurezza nazionale danneggino le relazioni economiche.

L’arcobaleno e luna

Yellen ha incontrato il premier cinese, Li Qiang, nella Grande Sala del Popolo in un meeting che rientra nella fase di apertura al dialogo che le due più grandi potenze globali stanno attraversando. È stata la sua prima visita in Cina in qualità di segretaria al Tesoro, ed è stata accolta con calore, perché per il Partito Comunista Cinese l’americana fa parte di quella ristretta cerchia di funzionari dell’amministrazione Biden – connessi ai temi economici e commerciali, come la segretaria Gina Raimondo e la rappresentante internazionale Katherine Kai – su cui vale la pena investire per il dialogo. Per dire, l’inviato speciale per il Clima John Kerry, che tra qualche settimana sarà a Pechino, potrebbe ricevere un’accoglienza più fredda e forse più ideologizzata (per esempio, le misure di riduzione degli impatti ambientali potrebbero essere riprese dalla narrazioni cinese tra le forme con cui l’Occidente cerca di bloccare lo sviluppo della Repubblica popolare).

Per capire il clima, Li le ha detto che l’arcobaleno apparso giovedì al momento dell’atterraggio a Pechino dell’Air Force che trasportava la funzionaria statunitense offre speranza per il futuro dei legami tra Stati Uniti e Cina. “Credo che le relazioni tra Cina e Stati Uniti non siano solo vento e pioggia. Vedremo sicuramente altri arcobaleni”, ha commentato il premier cinese. Tuttavia, alla segretaria non è stato concesso fino all’ultimo di sapere se avrebbe potuto incontrare Liu Kun, il nuovo ministro delle Finanze, o Pan Gongsheng, il nuovo capo della Banca centrale cinese, figure burocratiche chiave del settore economico e finanziario. Yellen ha aggiunto che spera la sua visita possa “stimolare canali di comunicazione più regolari”, anche quelli con le controparti dirette, ma ha anche riconosciuto che le parti non saranno sempre d’accordo su questioni come la sicurezza.

La sicurezza sopra a tutto

“Sto comunicando le preoccupazioni che ho sentito dalla comunità imprenditoriale statunitense, tra cui l’uso da parte della Cina di strumenti non di mercato, come l’estensione dei sussidi alle imprese statali e alle aziende nazionali, e le barriere all’accesso al mercato per le aziende straniere”, ha detto Yellen all’American Chamber of Commerce. Per tale ragione, facendo fronte a queste misure, “in alcune circostanze, gli Stati Uniti dovranno intraprendere azioni mirate per proteggere la propria sicurezza nazionale”, ha spiegato la segretaria al Tesoro. “Tuttavia, non dovremmo permettere che un disaccordo porti a malintesi che peggiorino inutilmente le nostre relazioni economiche e finanziarie bilaterali”.

Il tema della sicurezza è centrale. Molte delle decisioni cinesi e statunitensi ruotano invece proprio attorno a questo: la stessa nuova e più restrittiva legge sul controspionaggio decisa da Pechino, per usare un riferimento di attualità, è un rafforzamento del potere della sicurezza nazionale con un’ulteriore contrazione di libertà in tutti i campi, che si ripercuote anche nel settore economico e commerciale. Lo spostamento sul piano della sicurezza nazionale rende le varie misure più incisive più irreversibili. Come ha spiegato il professore Evan Feigenbaum, in una lezione nei giorni scorsi – alla John Cabot University di Roma, nell’ambito della Summer School di TOChinaHub – ormai siamo una fase di “security competition”. Feigenbaum vice presidente del Carnegie, docente, per due volte al dipartimento di Stato e da un quarto di secolo studioso e policymaker nelle relazioni Usa-Cina, indica questa “securitizzazione” come un fattore che complica le relazioni tra Washington e Pechino.

Le securitazzazione delle relazioni Usa-Cina

Per Feigenbaum, ciò che è cambiato negli ultimi anni non è che la competizione strategica, ma è che “economia e sicurezza sono in gran parte collassate insieme”. E non solo economia e sicurezza sono collassate insieme, ma i flussi economici – di capitali, persone, tecnologia, dati – “vengono sempre più spesso rifratti da entrambe le parti, ma in particolare da quella americana, attraverso il prisma della sicurezza nazionale. Ed è di questo che molti di noi amano parlare quando parlano di securitizzazione”.

“Mi è stato chiesto di parlarvi degli Stati Uniti e dell’Indo-Pacifico. Se avete trascorso più di due minuti e 27 secondi a Washington, da dove provengo, negli ultimi anni, saprete che questa storia, in generale, inizia con il bilanciamento della sicurezza con la Cina. È la parte centrale della storia il bilanciamento della sicurezza con la Cina. E poi la fine della storia è il bilanciamento della sicurezza della Cina. Ma se, al contrario, avete trascorso più di due minuti e 27 secondi nella regione (l’Indo Pacifico, ndr) piuttosto che solo a Washington, saprete che questa parte del mondo non è solo complessa, che è un po’ un cliché, ma è sfaccettata, è multidimensionale e in molti settori che interessano i governi, le imprese, gli operatori di mercato e le persone, è sempre più multipolare”.

Una lente sfocata

La securitizzazione della competizione tra potenze tocca in effetti non solo Cina e Stati Uniti. Con mosse incrociate come quella decisa sull’export control delle macchine stampa chip dai Paesi Bassi, o la limitazione delle licenze da parte di Pechino per esportare gallio e germanio, elementi fondamentali per la produzione di chip, è evidente che altri Paesi del mondo sono coinvolti in questo confronto. Yellen ha dichiarato che gli Stati Uniti stanno “ancora valutando” la mossa sugli elementi critici (le limitazioni su quei materiali, scelte sempre nell’ottica della sicurezza nazionale, potrebbero essere una carta del tit-for-tat cinese).

Yellen ha aggiunto che quella recente decisione cinese ha evidenziato la necessità di “catene di approvvigionamento resilienti e diversificate”. Quest’ultima è una delle grandi misure strategiche con cui Washington vuole creare un fronte compatto che comprenda Europa e Asia davanti alla Cina. Il punto però è che, come notano diversi esperti tra cui lo stesso Feigenbaum, “gli Stati Uniti non dovrebbero strutturare la policy in Asia (o altrove, ndr) solo sul confronto con la Cina, perché se pensiamo tutto in quest’ottica, nell’ottica del confronto tra Democrazie e Autoritarismi, ci perdiamo parte della storia”. E però, su questa dimensione strategica Washington si muove in formato bipartisan, perché la sicurezza nazionale sta effettivamente permeando tutta la relazioni con la Cina e automaticamente influenzando l’approccio statunitense.

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