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Così il processo di Roma può diventare passepartout geopolitico

Balcani, Ucraina, migranti. Lo strumento delle conferenze programmatiche è la traccia immaginata dal governo per cambiare paradigma su temi complessi e ancora irrisolti, nonostante gli annunci degli ultimi anni. L’Africa è dentro il tema energetico, oltre che migratorio: comprendere questa connessione ideale sarà molto utile per politiche europee davvero efficaci

La Conferenza di ieri sulle migrazioni che si è svolta a Roma ha confermato che il rapporto con la Tunisia basato sul partenariato strategico si traduce in una forte e diversa relazione tra l’Europa e i Paesi del Nord Africa. Da Roma, dunque, nasce la possibilità di un vademecum mirato per scomporre il puzzle africano e ricomporlo in un quadro di partenariati euro-africani e trattati internazionali.

L’Italia nel Mediterraneo

Grazie alla posizione strategica di molo naturale piazzato nel mare nostrum, l’Italia ha nelle sue corde le relazioni con un luogo strategico che si chiama Mediterraneo. Non solo culla delle civiltà, ma oggi punto cardinale dove si concretizzano emergenze, opportunità, relazioni e scelte politiche. Il tema pregnante risponde al nome di instabilità: la guerra in Ucraina ha avuto ripercussioni chirurgiche soprattutto sui Paesi in via di sviluppo come l’Africa; la crisi dell’accordo sul grano aggraverà ulteriormente la già precaria condizione di Paesi debolissimi come Libano, Tunisia, Egitto; il cono di alleanze ed equilibri che si distende tanto in Occidente quanto al di là del Caucaso porta in dote effetti a catena alla voce geopolitica. Uno scenario che, verosimilmente, va gestito e non subito.

Team Europe

In quest’ottica il partenariato con la Tunisia rappresenta un modello virtuoso per costruire nuove relazioni, tracciare una strada, innovativa, percorribile e risolutiva verso questa grande emergenza che non tocca solo la sponda di partenza o quella di arrivo ma investe l’Unione europea, la sua volontà di progettare politiche lungimiranti, l’intenzione di costruire finalmente un rapporto con il fronte sud che non sia tarato sull’oggi o sulla contingenza di relazioni bilaterali tra due Paesi, ma abbracci le comunità assieme alle opportunità. In questo senso si inserisce l’azione del governo di Roma che, sin dal primo giorno del suo insediamento, ha inteso perseguire un obiettivo preciso e purtroppo più volte nel passato sottovalutato: interrompere le partenze illegali spezzando il traffico di esseri umani nel Mediterraneo.

L’Africa è dentro il tema energetico, oltre che migratorio: per cui comprendere davvero la connessione ideale tra questi due elementi sarà molto utile per politiche europee davvero efficaci. La dimostrazione si ritrova in Elmed, il collegamento elettrico sottomarino tra Italia e Tunisia, promosso da Terna e Steg con una potenza di 600 MW, lungo oltre 200 chilometri e con una profondità massima raggiunta di 800 metri. Grazie a quest’opera l’Italia diventerà un hub energetico del Mediterraneo.

Piano Mattei

Lo scorso 27 ottobre è stato celebrato il sessantesimo anniversario della morte di Enrico Mattei: da quell’anniversario ha preso forma l’idea del “piano Mattei” per l’Africa, un modello virtuoso di collaborazione e di crescita tra Unione europea e Nazioni africane, anche per contrastare il preoccupante dilagare del radicalismo islamista, soprattutto nell’area subsahariana, che verrà presentato il prossimo ottobre. Al contempo, con uno strumento programmatico e non predatorio l’Italia potrà altresì recuperare finalmente il proprio ruolo strategico nel Mediterraneo, questa l’intenzione del governo.

Giorgia Meloni lo ha sottolineato anche in occasione dell’Europa-Forum Wachau, quando ha detto che l’Italia non può che essere in prima fila in questi contesti tematici perché glielo impone la propria collocazione geografica.

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