Dall’emergenza climatica, alla violenza sulle donne, passando per il dramma dei migranti e la scomparsa di Michela Murgia. Che cosa ci sfugge di mano in questa strana estate, secondo Elvira Frojo

Questa è l’estate più calda. Emergenza climatica ed economica, denatalità, migrazioni e guerre. I rincari dei prezzi hanno costretto quattro italiani su dieci a rinunciare alle vacanze. Mentre la violenza sulle donne persiste nonostante le ulteriori restrizioni di legge. Fino al 10 agosto, 73 le donne uccise, di ogni età e provenienza sociale. Una violenza spesso dimenticata, per mondi lontani. Alcune donne indiane sono state costrette a sfilare dopo aver subito uno stupro, le donne afghane e quelle iraniane sempre più escluse da ogni diritto umano. Sdegno temporaneo che diventa indifferenza.

La solitudine e le atroci sofferenze dei migranti e dei profughi annegano, come inevitabili disgrazie, nella complessità delle soluzioni.
Eppure, mondi lontani sono così vicini. La speranza di illusori approdi, il sogno quotidiano di ascolto e di autentica condivisione è anche il nostro desiderio. Spesso insoddisfatto. In una dimensione immaginata da un’intelligenza artificiale dalle grandi potenzialità ma senza anima, e da temi etici prima che giuridici, quali maternità surrogata e suicidio assistito, in una transizione difficile da governare, quale dimensione per immaginare un futuro migliore?

Quali approdi, in un tempo che richiede, invano, pazienza e coraggio, passione e desiderio rigenerativi? La realtà irrompe nella quotidianità di un’umanità disorientata, smarrita, aggressiva. Soffocano e intrappolano gabbie che, tuttavia, diventano irrinunciabile zona confort dalla quale è difficile uscire. Naufraghi nel barcone della vita. Fragili, in una rotta senza meta. Una solitudine bruciante lacera mente e cuore e respinge il sapore di una felicità consapevole, autentica, piena.

La scomparsa di Michela Murgia e delle sue scelte personali, condivisibili o meno, fa riflettere sul valore delle relazioni e sul senso della vita. Visto dalla parte della morte. Un evento mediatico la sua fine. Non solo per il valore di scrittrice, premio Campiello 2010, ma, soprattutto, per il suo coraggio, come da testimonianze e dibattiti in suo ricordo. Una costruzione di vita non tradizionale, in uno schema familiare insolito e una genitorialità queer (“madre d’anima”), credente cattolica, ha dimostrato di poter unire, anche prima della malattia, condivisione, amicizia, amore. E trasformare, persino, il suo funerale, liturgia intima di fede, in un evento politico.

Un linguaggio della mente e del cuore comune per rivendicare uno spazio di vita al diritto di amare. “I legami tra le persone sono più persistenti delle persone stesse”, ha affermato l’amica Chiara Valerio. In un mondo che non è mai perfetto, l’imperfezione è la lente per guardare la realtà oltre i ristretti confini della ragione. Nella fragilità e nella debolezza è la vera forza. Entrata in campo la regista Greta Gerwig, con un film di successo planetario, cancellando un modello stereotipato di femminilità, la nuova “Barbie” ha affermato il diritto delle donne di essere imperfette, rendendo in qualche modo anche ridicola la virilità di Ken che, tra bicipiti e addome scolpiti, è appendice di Barbie.

Il silenzio di risposte è reale, la richiesta di sentimenti è reale, non solo nella comunicazione digitale e nella finzione scenica ma anche nelle relazioni. Le donne conoscono, da sempre, questa dimensione come valore. La vita è il viaggio senza ritorno che offre, sempre, la possibilità di ripartire. Ma, forse, è la morte il fossato insuperabile che spalanca il vuoto ricordando il diritto alla dignità della vita. Con la tenerezza e il pudore del cuore che cerca di allontanare angoscia e solitudine.

Per credere in una condivisione intima che non è mera costruzione formale ma è centralità della persona, con i suoi limiti e contraddizioni. Per cambiare il modo di essere con gli altri ma, soprattutto, con il proprio mondo interiore. Ed una strada di felicità per il futuro, unico tempo possibile da vivere. Per uomini e donne. “Riesco a scrivere solo quando mi sento minacciata, quando il cuore mi impazzisce per la paura”, aveva affermato Murgia. Poco importa se si è in sintonia con le sue scelte. Una domanda di umanità per un mondo che vive, oggi, tra tanti, troppi, insuperabili timori.

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