Da un lato l’iniziativa di Baku, con il parlamentare Ramin Mammadov, membro del partito Milli Majlis, neo responsabile dei contatti con i residenti armeni. Dall’altro i dubbi di Mosca su Astana. Calovini: “Raggiungere una risoluzione pacifica e duratura del conflitto, garantendo così la stabilità e la sicurezza nella regione”

Mentre le tensioni tra Armenia e Azerbaigian stanno sfociando in una crisi umanitaria, per via del fatto che gli armeni che vivono in Nagorno-Karabakh accusano carenze di beni di prima necessità e chiedono a Stati Uniti e Ue di intervenire, il Cremlino apre un fronte politico con Astana sollevando dubbi sulle posizioni del primo ministro Nikol Pashinyan (nella foto).

Qui Baku

Il parlamentare Ramin Mammadov, membro del partito Milli Majlis, ha assunto il ruolo di responsabile dei contatti con i residenti armeni che vivono nella regione del Karabakh dell’Azerbaigian. La nomina è propedeutica al tentativo di organizzare un vertice a Yevlakh tra i rappresentanti del governo dell’Azerbaigian e i rappresentanti della minoranza armena. Ufficialmente la proposta di un incontro non è venuta dall’esterno, ma secondo alcune ricostruzioni c’è il gradimento dei player esterni a compiere un passo concreto per evitare la crisi umanitaria e procedere spediti verso una normalizzazione delle relazioni.

Qui Mosca

Mosca appoggia questo tentativo, sostenendo che le forze di pace russe avevano precedentemente contribuito a organizzare incontri tra le due delegazioni. “Siamo pronti a fornire l’assistenza necessaria ora. La Russia non pone alcuna condizione e lavora per avvicinare gli approcci delle parti”, ha affermato Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, aggiungendo che gli argomenti per il ritiro delle forze di pace russe dal Nagorno-Karabakh sono del tutto incomprensibili, ha spiegato “soprattutto nel contesto dell’attuale situazione umanitaria estremamente difficile, è questo il desiderio del signor Pashinyan? È noto che le forze di pace svolgono funzioni importanti. Questa attività è davvero inutile, indesiderabile dal punto di vista della leadership dell’Armenia, e vogliono che finisca?”, si chiede.

Qui Roma

“L’Italia è molto attenta a ciò che avviene nella regione del Nagorno Karabakh – spiega a Formiche.net l’on. Giangiacomo Calovini (FdI) membro della delegazione parlamentare italiana presso l’assemblea parlamentare della Nato -. È per noi primario evitare una crisi umanitaria nella zona e Roma si è già unita agli sforzi internazionali per incoraggiare entrambe le parti a trovare una soluzione diplomatica pacifica. Siamo certi che il governo Meloni saprà mantenere un ruolo di mediazione e di incoraggiamento alle parti coinvolte per promuovere un dialogo costruttivo. Il fine che tutti auspichiamo è quello di raggiungere una risoluzione pacifica e duratura del conflitto, garantendo così la stabilità e la sicurezza nella regione”.

Finalità e rischi

Perché la Russia si sta intestando il negoziato tra Baku e la minoranza armena? In primis il governo russo sta facilitando gli incontri senza precondizioni e provando ad allineare istanze e prospettive di tutte le parti coinvolte, anche se non è cosa rapida o semplice. Appare evidente che, al di là del prossimo incontro tra Mammadov e i residenti armeni, è il tema delle macro relazioni politiche tra il governo dell’Azerbaigian e i bib players coinvolti che rappresenta il maggiore obiettivo. Mosca si trova compressa tra lo stallo della guerra in Ucraina, il suo no al rinnovo dell’accordo sul grano, gli attacchi contro le infrastrutture ucraine del grano e le relazioni da gestire con un alleato ibrido come Erdogan: facile che il Cremlino sia portato a non sottovalutare ulteriormente altri fronti delicati, come appunto il Nagorno ma anche Balcani, Serbia, Kosovo, Africa per non uscire dai centri decisionali.

Scenari

Nell’area la situazione peggiora sensibilmente: convogli medici dal Nagorno-Karabakh sono stati bloccati dopo che un armeno è stato arrestato dall’Azerbaigian, certificando una situazione di stallo che si lega a doppia mandata al rischio caos per un blocco che potrebbe portare a una catastrofe umanitaria nella regione. Per questa ragione si moltiplicano gli appelli occidentali da parte di Uk, Ue, Usa all’Azerbaigian affinché riapra il corridoio di Lachin al traffico civile e confermare una sentenza della Corte internazionale di giustizia secondo cui Baku deve “garantire il movimento” lungo l’autostrada.

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