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L’Europa ha il fiatone, ora sui tassi serve prudenza. L’alert di Visco

​A due mesi dal passaggio di consegne con Fabio Panetta, il governatore uscente di Bankitalia torna a respingere l’ipotesi di un accanimento sui tassi da parte della Bce. Perché il costo del denaro è ormai a livelli di guardia, proprio mentre si alza una prima brezza di recessione. Ora palla a Christine Lagarde

A conti fatti, è una delle sue ultime uscite da numero uno della vigilanza bancaria italiana, almeno di quelle che pesano. Perché tra due mesi Ignazio Visco lascerà il posto, dopo dodici anni alla guida di Bankitalia, a Fabio Panetta, oggi nel board della Bce. Ma l’attuale governatore di Via Nazionale ha voluto ancora una volta dire la sua sulla gestione della politica monetaria da parte della Banca centrale europea. Proprio mentre sull’Europa e sull’Italia cominciano a soffiare i primi venti di recessione. Non ancora raffiche a 100 chilometri orari, ma una leggera brezza, quella sì.

Il settore dei servizi, che negli anni post-pandemia ha fatto da traino con un rimbalzo consistente, ha infatti mostrato un primo, vero cedimento proprio nel mese di agosto cruciale per il turismo. L’indice dell’indagine Hcob Pmi di S&P dell’attività terziaria in Italia è scivolato al di sotto della soglia critica di 50, posizionandosi su 49,8, dato inferiore alle stime degli analisti che prevedevano 50,4, ed in calo rispetto a 51,5 di luglio. Si tratta della prima contrazione dell’anno. L’indice Hcob Pmi composito (servizi e manifattura) è sceso a 48,2, inferiore anche in questo caso alle attese di 48,3, in calo rispetto a 48,9 di luglio.

Situazione analoga nel resto d’Europa. Ad agosto l’Hcob Pmi dei servizi dell’Eurozona è stato rivisto al ribasso a 47,9 punti da un preliminare di 48,3, indicando il primo calo nell’attività dei servizi del 2023, e il più forte da febbraio 2021. La flessione dell’attività commerciale è stata accompagnata da una solida riduzione del volume dei nuovi ordini e da un rallentamento nella creazione di posti di lavoro ed escludendo il periodo della pandemia, l’attività è crollata ai minimi da marzo 2013, quando si è avuta la crisi del debito sovrano.

Inutile girarci intorno, insomma, l’aumento del costo del denaro al 4,25-4,50% (l’ultimo board è di fine luglio, ora si attende quello di fine settembre) ha avuto i suoi effetti: più i tassi salgono, più si riduce il potere di acquisto di chi ha il mutuo e più è difficile ottenerne uno. Certo, l’inflazione scende e in effetti così è. Ma il giusto mix tra tassi e costo della vita al momento sembra essere clamorosamente mancato. Non è un caso che lo stesso Visco, che negli ultimi mesi ha più volte bacchettato Francoforte, sia tornato a criticare, seppur velatamente, l’operato della Bce, a dieci giorni dal simposio di Jackson Hole che ha sancito la nuova saldatura tra Federal Reserve e Bce, con la prima però orientata a una maggiore cautela.

Sull’operato della Bce c’è “molta discussione, in particolare sull’impatto dei rialzi dei tassi: abbiamo opinioni diverse, sia in ambito accademico, sia all’interno del Consiglio direttivo, io credo che abbiamo fatto un lavoro che sostanzialmente andava fatto”, ha premesso Visco. Chiarendo tuttavia un punto. E cioè che “di fronte a una fortissima crisi energetica, l’impatto sui prezzi e la non possibilità di considerarli una tantum, il recupero su redditi e margini è tale che il rischio che scappi di mano c’è. I tassi erano molto bassi, li abbiamo portati a un livello di guardia non direi straordinariamente alto ma di attenzione”. Tradotto, non è il momento di accanirsi, ma di riflettere.

Ora “bisognerà fare molta attenzione su come ponderare le prospettive future della nostre politica monetaria”, ha sentenziato Visco. E adesso? La scelta tra inflazione e crescita si fa più complicata in Europa e la Bce si trova ad affrontare un compito più difficile della Federal Reserve. L’inflazione nell’Eurozona sta scendendo ma in maniera meno rapida che negli Stati Uniti e la recessione fa paura, anche alla luce dei recenti dati economici. Bel rebus.

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