Skip to main content

Con EastMed nasce l’alleanza mediterranea sul gas. Parla l’ex ministro greco Maniatis

Intervista all’ex ministro dell’Energia: “Falso che il nuovo gasdotto costerà troppo. La Grecia sta seguendo ormai da un decennio una solida strategia volta a trasformarsi in un hub energetico e ciò sembra dare i suoi frutti. Roma e Atene devono potenziare la cooperazione, sfruttando il Forum EastMed”

É l’EastMed la chiave per armonizzare le politiche energetiche europee e mediterranee, nella consapevolezza che Italia e Grecia sono chiamate adesso ad una maggiore cooperazione per offrire le risposte corrette alle nuove sfide energetiche, anche grazie ad uno straordinario strumento di dibattito come l’Eastmed Forum. Lo dice a Formiche.net l’ex ministro greco, il socialista Ioannis Maniatis, raggiunto telefonicamente in occasione del Deplhi Forum a Washington. Maniatis è stato ministro dell’Energia nel governo di coalizione guidato dal Primo Ministro Antonis Samaras, in precedenza viceministro dell’Energia e dell’Ambiente dal 2009 al 2012. Docente universitario all’Università Aristotele di Salonicco, all’Università del Pireo, all’Università di Bonn presso l’Istituto di geografia economica, e autore tra gli altri del volume “Ricchezza energetica e mineraria”.

Come è cambiato il ruolo della Grecia negli ultimi anni a causa del dossier energetico?

Devo dire che questo miglioramento energetico è un processo iniziato da 10 anni, dato dalla grande pianificazione dei gasdotti, del Tap, dell’EastMed, degli interconnettori elettrici, del porto di Alexandroupolis. Si tratta di progetti immaginati già dal 2013 assieme all’Ue e oggi vediamo che alcuni di essi sono stati implementati come il Tap e la Fsru di Alexandroupolis che sarà operativa entro la fine dell’anno, mentre altri non sono stati realizzati. Ma non è tutto.

Ovvero?

Negli ultimi anni ci sono state nuove attività, come il cavo sottomarino Egitto-Grecia e, allo stesso tempo, si è verificato un continuo sforzo da parte della Grecia di impegnarsi per potenziare la politica relativa alle fonti energetiche rinnovabili, come il fotovoltaico e l’eolico. Questo percorso continua, ora, con obiettivi ancora più ambiziosi. La Grecia sta seguendo ormai da un decennio una solida strategia volta a trasformarsi in un hub energetico, e ciò sembra dare i suoi frutti. Personalmente ne sono davvero felice, perché questa strategia nazionale dimostra che la Grecia può svolgere un ruolo importante nelle questioni di sicurezza energetica dell’Europa.

Sono stati annunciati dal governo di Atene due nuovi assi energetici tra Mediterraneo ed Europa: si tratta dell’interconnessione elettrica Green Aegean Interconnector, prevista dalla Grecia alla Germania, e del corridoio verticale del gas naturale da 1300 km. Faranno della Grecia il principale canale esportatore di energia verde verso l’Europa?

In base alla mia esperienza accademica e politica, sottolineo che il primo è un’iniziativa molto importante, necessaria non solo per la Grecia, ma per tutta l’Europa. Tutti i Paesi europei devono capire che il Sud dell’Europa, e soprattutto la Grecia, può soddisfare gran parte del fabbisogno europeo di energia verde, principalmente energia fotovoltaica. Ecco perché lo ripeto qui e lo sottolineo da diversi anni nei miei testi. L’idea di creare un canale è un’iniziativa molto seria e necessaria, che è stata sicuramente avviata dal governo greco, ma credo che dovrebbe essere adottata da tutti i governi d’Europa, almeno dell’Europa centrale e meridionale. Questa nuova strada elettrica è uno strumento strategico, che ovviamente richiederà diversi anni per maturare. Ma è un’iniziativa assolutamente necessaria ed è la prima volta che è iniziato un flusso diverso, questa volta dal sud al nord. Ciò è molto positivo. Per quanto riguarda il corridoio verticale è un programma iniziato nel 2011, incluso anche con la mia firma nei dodici grandi progetti energetici della Grecia. Tutto iniziò grazie ad un’ottima collaborazione con l’allora governo di Israele e con l’allora governo di Cipro, con la presenza come partner dell’Ue, dell’italiana Edison e della società greca Depa. Edison ha predisposto molti degli studi necessari per verificare il progetto EastMed che, ad oggi, ha ricevuto oltre 35 milioni di finanziamenti per gli studi preliminari. Al momento ci troviamo nella fase successiva. Tutti i rilievi topografici, geologici, ambientali e tecnici sono stati completati e ci sono tutti i permessi necessari. Vorrei precisare che si tratta dell’unico progetto europeo che può portare il gas naturale da una nuova fonte importantissima come il Mediterraneo Orientale, attraverso una nuova rotta verso l’Europa, tramite l’Italia.

Quali i passi successivi? Si parla di costi troppo elevati.

Nonostante varie opinioni infondate secondo le quali non era tecnicamente realizzabile, è stato invece dimostrato che EastMed è tecnicamente fattibile, inoltre implementa l’offerta all’Europa da parte degli stati membri europei e di Israele, che è una democrazia liberale, come lo sono tutti gli stati europei. Il prossimo passo è la questione dei costi, circa sei miliardi di euro. Alcuni dicono che questo sia troppo alto, ma se si tiene conto che nell’ultimo anno della crisi energetica l’Europa ha speso 600 miliardi per sostenere famiglie e imprese, a causa dell’aumento dei prezzi dell’elettricità e del gas naturale, allora ci siamo. Con quel gasdotto si fornirà stabilmente all’Europa per circa 25 anni una quantità di gas che potrà partire da 10 euro e arrivare fino a 15-20. Questo è qualcosa di diverso e di straordinario.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, qualche settimana fa in occasione del trilaterale con il presidente cipriota e il greco ha chiesto tempi certi per una decisione definitiva sull’EastMed. Quali le opzioni sul tavolo?

Ha chiesto di decidere entro sei mesi e io vedo tre opzioni. Innanzitutto il sistema di condutture per un gasdotto: le imprese che lo costruiranno non chiederanno finanziamenti a nessuno, troveranno i soldi tramite le banche e l’Unione Europea. Per cui EastMed può essere completato entro tre anni, questo è il calendario comunicato alle autorità greche. In secondo luogo l’impianto di liquefazione del gas a Cipro di cui si sta discutendo, infine l’opzione tre che prevede un gasdotto attraverso la Turchia. Sia chiaro qui che non mi riferisco alle quantità di gas israeliano che potrebbero finire nelle sue casse o in quelle dell’Egitto, perché gli accordi sono già firmati. Stiamo parlando delle quantità extra di cui dispone Israele per rifornire direttamente l’Europa.

Il gasdotto attraverso la Turchia è un’opzione più o meno fattibile?

È un’opzione che il presidente Erdoğan vuole decisamente e la sottolinea in ogni occasione. Ma qui persistono due enormi problemi. Il primo: se un altro gasdotto passerà attraverso la Turchia, avremo tutti gli ingredienti nello stesso paniere, io dico che è un errore e un grosso rischio. Il secondo, altrettanto importante e non discusso, è su come calcolare il costo del gasdotto dai campi israeliani alle coste della Turchia. Non ci interessa che il gas arrivi alla Turchia, a noi interessa che il gas raggiunga l’Europa. Pertanto, poiché l’attuale rete turca è già piena, sarà necessario costruire un nuovo gasdotto. Si tratta di potenziare la rete della Turchia in modo che il gas raggiunga i confini con la Grecia o la Bulgaria, che sono i due paesi europei.

Quale la via di uscita dunque?

Ecco, allora, che andrebbe calcolato anche il costo per far uscire il gas dalle coste meridionali della Turchia fino ai confini con Grecia e Bulgaria. Quindi, riassumendo, ritengo che il gasdotto EastMed possa e debba essere realizzato. Sarebbe certamente utile che il governo italiano lo sostenesse con ancora più fervore. È l’EastMed la chiave per armonizzare le politiche energetiche europee e mediterranee, nella consapevolezza che Italia e Grecia sono chiamate adesso ad una maggiore cooperazione per offrire le risposte corrette alle nuove sfide energetiche, anche grazie ad uno straordinario strumento di dibattito come l’EastMed Forum.

Da un lato la cooperazione tripartita fra Grecia, Israele, Cipro; dall’altro il rapporto che la Grecia deve costruire con la Libia e infine il Piano Mattei del governo Meloni: come far procedere, di concerto, questi tre macro elementi in chiave geopolitica?

Mi piace questa domanda perché ci mette dinanzi ad uno specchio, dove vediamo riflessa la nostra responsabilità come Paesi dell’Europa mediterranea. In primo luogo, la cooperazione tripartita fra Atene, Tel Aviv e Nicosia, assieme alla partecipazione degli Stati Uniti, è un’iniziativa unica e molto importante, che dovrebbe essere portata avanti e ulteriormente rafforzata. In secondo luogo, è noto che la Grecia sta cercando di dare un contributo positivo e creativo al grande problema che la Libia affronta da anni, al fine di portare la pace e fermare la guerra civile in questo Paese. E noi come Grecia vorremmo moltissimo migliorare le nostre relazioni. Sono rapporti che l’Italia cura da molti decenni, ne siamo consapevoli, e sicuramente ancora oggi Roma ha un interesse molto significativo. Quindi, la cooperazione tra Grecia e Italia sulle questioni del Mediterraneo occidentale mi auguro sia molto più stretta. Penso che Roma e Atene potrebbero contribuire ancora di più a sfruttare la ricchezza energetica che esiste nella regione più ampia, ma anche avere sviluppi positivi sulle grandi questioni che attanagliano l’intero Mediterraneo.

@FDepalo

 

×

Iscriviti alla newsletter