Salvini tenta di erodere consensi a Meloni, guardando in prospettiva alle elezioni Europee di questa primavera. Un’operazione che non gli darà molto riscontro in termini elettorali, ma che crea molte difficoltà al premier che sta invece tentando di trovare una sponda in Ue per tentare, tra le altre cose, di gestire l’emergenza migranti. Conversazione con il politologo di Unibo

Matteo Salvini dal palco di Pontida, assieme a Marine Le Pen, ripesca gli slogan anti-eurpeisti delle origini. Il premier Giorgia Meloni, a Lampedusa con la presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, cerca una sponda per tentare di arginare i flussi migratori (nel frattempo il Cdm ha approvato un robusto pacchetto di misure in questo senso). Sono i due volti del centrodestra. O forse è la fine del centrodestra per come abbiamo imparato a conoscerlo fino a oggi? “I problemi grossi, più che a Bruxelles, il centrodestra li avrà a livello interno. Il premier, o prima o dopo, dovrà fare due conti con il leader leghista”. Lo dice a Formiche.net il politologo e docente di Unibo, Paolo Pombeni.

Professore, cosa sta succedendo nel centrodestra? È febbre da campagna elettorale per le Europee?

Diciamo che le elezioni europee sono percepite dalle persone più che altro come uno sfogatoio per esprimere il proprio orientamento. Questo è quello su cui punta Salvini, mentre Meloni sta invece tentando di lavorare per accreditare il nostro Paese in Europa. In questo momento, ancor di più, la Lega rappresenta la “bad company” del centrodestra. Un convitato che, tuttavia, è indispensabile per avere la maggioranza.

Meloni vorrebbe liberarsi della Lega?

Per il premier in questa fase non c’è dubbio che Salvini sia più che altro un ostacolo. Tanto sul piano della politica interna, quanto a livello europeo. Meloni si sta dimostrando una politica capace e intelligente. Diversamente da Salvini ha compreso che problematiche della portata dei flussi migratori si possono tentare di risolvere solo con l’apporto dell’Ue. Lei sta lavorando già per il “dopo”.

Quanto pensa che possa durare questo equilibrio prima che la situazione deflagri definitivamente?

Non saprei dire quanto possa durare questo equilibrio. Quel che è certo è che, più che a Bruxelles, torno a dire, i problemi più grossi per il governo così come per il centrodestra inteso come lo conosciamo, li avrà a Roma.

Lei prevede che a questo punto le strade, in Europa, saranno distinte tra Lega e Fratelli d’Italia?

Ci sono sicuramente visioni molto diverse che portano a ragionare in questa direzione. E la presenza di Marine Le Pen al raduno della Lega è un forte segnale in questo senso. Benché Id sia ormai considerata alla stregua di un residuato bellico in Europa, Salvini ha fatto una scelta di campo chiara. Anche perché non è detto che il gruppo dei conservatori sia pronto ad accogliere la Lega.

In questo modo, scegliendo come compagni di viaggio Le Pen e AfD, Salvini non rischia di auto-ghettizzarsi?

È una scelta di campo che il vicepremier ha fatto, nel tentativo peraltro di erodere una parte di elettorato a Fratelli d’Italia. Ma ritengo che il “travaso” alle Europee, sarà molto contenuto.

E per Giorgia Meloni che sfida sarà quella delle Europee?

Lei sta lavorando, responsabilmente, per posizionare il nostro Paese nell’Eurozona. La partita più difficile per lei, all’interno del suo partito, sarà quella di controllare e limitare la parte più “reazionaria” di FdI.

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