L’Indonesia ospita Asean e Eas, l’India il G20, a Bangkok si parla di Ipef, mentre Biden va in Vietnam e Xi Jinping non partecipa a incontri importanti. La settimana dei vertici racconta le dinamiche globali in evoluzione. Da “Indo Pacific Salad”, la newsletter a cura di Emanuele Rossi

Questa settimana si svolgono almeno tre vertici di alto valore internazionale: si parte con il Vertice Asean e l’East Asia Summit (Eas), entrambi in Indonesia, si arriva alla discussione sull’Ipef di Bangkok, passando per il G20 ospitato dall’India – l’appuntamento più importante. In mezzo ci sono diversi incontri bilaterali, sessioni speciali (l’Asean avrà un forum a parte sulla sicurezza e lo sviluppo della regione indo-pacifica) e visite costruite sfruttando l’opportunità – il presidente statunitense, Joe Biden, andrà per esempio in Vietnam.

Eas senza Biden

Quando il principale forum di cooperazione regionale dell’Asia, il vertice dell’Asia orientale, si riunirà a Giacarta il 7 settembre, il presidente degli Stati Uniti non sarà al tavolo (mancheranno anche Vladimir Putin, per evitare gli imbarazzi diplomatici legati alla condanna contro di lui, e anche Xi Jinping sarà sostituito dal premier all’incontro dell’Asean). L’americano Biden sfrutterà invece la sua presenza in India (per il G20) per una visita successiva in Vietnam (Paese già inserito nelle dinamiche di reshoring e friendshoring: quelle che saranno trattate specificatamente a Bangkok). Richard Maude, ex funzionario del ministero degli Esteri australiano con incarico di studiare l’Indo Pacifico, spiega che presentarsi sarebbe stato importante “se non altro perché il vertice dell’Asia orientale è importante per l’Associazione delle nazioni del sud-est asiatico (Asean). Ma Biden si sente confortato nel saltare gli incontri (sarà comunque sostituito dalla vicepresidente Kamala Harris): questo, per Maude riflette l’utilità ormai limitata del vertice dell’Asia orientale per alcuni dei più importanti partner esterni della regione. “Oggi, nonostante abbia prodotto lunghi e seri comunicati, l’Eas sembra bloccato e impotente quando si tratta sia di di parlare di great powers competition, sia della capacità di affrontare la Cina che preme i suoi interessi nel sud-est asiatico”.

L’Asean deve farsi grande

Per Maude, “la dura realtà per l’Asean è che l’unico modo per ridare vita all’Eas è diventare più rilevante per la gestione della sicurezza nell’Indo-Pacifico”. Questo non significa effettuare una scelta di campo: la questione non è – ancora una volta (per riferimento specifico c’è questo saggio di Lee Hsien Loong di tre anni fa) – un gioco a somma zero tra i giganti Usa e Cina, ma dare agli attori regionali una rilevanza strategica che possa permettergli di essere percepiti come fondamentali, e non come mere pedine in uno scacchiere di confronto tra potenze. E mentre i paesi del sudest asiatico possono essere rilevanti per gli sforzi US-lead di rivitalizzare alleanze con il Giappone, la Corea del Sud, l’Australia, il Quad, l’Aukus e persino il G7 e la Nato; Pechino è felice del formato “Asean+3” (Asean con Cina, Giappone e Corea del Sud). Lo considera un un corpo libero da attori esterni, che per la Cina sono “il problema”. E altri forum, come un Brics allargato, sono meglio visti da Pechino come un’offerta al Sud Globale per un modello di non allineamento con una tendenza più anti-occidentale.

Il G20 senza Xi

Xi ha mandato un messaggio molto chiaro, scegliendo per la prima volta in dieci anni di potere in Cina di non partecipare al vertice indiano: quel formato, per la narrazione cinese, è eccessivamente inquinato dalle basi dell’ordine mondiale occidentale, e dunque non più funzionale per una serie di Paesi (il Sud Globale, potremmo dire). Questa, scelta dopo aver troneggiato il vertice Brics di due settimane fa, è simbolica – sebbene potrebbe esserci di più (ci si arriva più avanti). Ma i Paesi del G7 – cuore del G20 – sono ancora un’attrattiva nei fatti per la gran parte del mondo (e anche chi dichiara di non esserne attratto lo fa per postura, necessità come nel caso di Russia o Iran che sono tagliate fuori per ragioni sanzionatorie). Tanto più considerando che all’interno del gruppo dei venti adesso si muove un gigante dall’immenso potenziale: l’India. Nuova Delhi sceglie la via non-allineata per evitare inquinamenti di immagine eccessivi, ma difficilmente potrà rinunciare a partecipare al prossimo G7 – quello in Italia – con Narendra Modi come invitato di eccezione. La realtà indiana è già nei fatti parte di quel sistema.

Questa analisi è parte di “Indo Pacific Salad”, la newsletter curata da Emanuele Rossi che si occupa di Indo Pacifico. Per accedere ai suoi contenuti esclusivi, basta iscriversi attraverso l’home page di Formiche.net

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