Il giudice non deve solo essere imparziale, ma deve anche apparire tale, ed ecco perché la giudice Apostolico – che manifestò in piazza contro i decreti Salvini – avrebbe dovuto astenersi dall’occuparsi di migranti. Con il suo pronunciamento, ha gettato un’ombra sul tribunale di Catania e su tutta la categoria. Il corsivo di Andrea Cangini

È sempre buona norma provare a mettersi nei panni dell’interlocutore, e dei fatti controversi sforzarsi di dare una rappresentazione a parti invertite. Ad esempio. Immaginiamo il caso di un giudice dichiaratamente di destra, una destra liberale, che nel 2019 avesse infarcito i propri social di giudizi sprezzanti sul reddito di cittadinanza, che fosse poi sceso in piazza per protestare animatamente contro il decreto con cui il primo governo Conte introdusse il sussidio e che, infine, dovendo sentenziare su un caso giudiziario inerente, avesse dichiarato illegittimo il decreto.

Cosa avrebbero detto il presidente del Consiglio in carica, l’allora leader del Movimento 5stelle Luigi Di Maio e gli opinionisti dei giornali vicini al governo come il Fatto quotidiano? Avrebbero detto quel che Giorgia Meloni, molti esponenti della maggioranza e la totalità dei quotidiani affini al centrodestra dicono oggi della giudice catanese Iolanda Apostolico e della congruità della sentenza con cui ha scardinato il recente decreto del governo sui migranti. Avrebbero cioè detto che quella sentenza era viziata dall’ombra del pregiudizio. E avrebbero detto la verità.

Come ha ricordato il presidente della Prima commissione del Csm, Enrico Aimi, la Corte Costituzionale, le Sezioni unite civili della Corte di Cassazione, nonché la Corte europea dei Diritti dell’uomo hanno stabilito con chiarezza che il giudice non deve solo essere imparziale, ma deve anche apparire tale. E come può apparire imparziale nel giudicare una vicenda che riguarda le politiche di un governo di destra in materia di migranti un giudice di sinistra che, come la dottoressa Apostolico, ha scritto sui social e urlato in piazza frasi di fuoco contro i decreti Salvini? Non può, è ovvio.

Ineccepibile, dunque, il giudizio espresso oggi sul Riformista dal presidente delle Camere penali Gian Domenico Caiazza: “Padronissima, la giudice, di manifestare liberamente il proprio pensiero, ma ad una condizione elementare: che di tutto potrà poi occuparsi professionalmente fuorché di quei temi”. La Apostolico avrebbe, dunque, dovuto astenersi dal giudicare sulle vicende inerenti i migranti di Pozzallo. Non avendolo fatto ha gettato un’ombra sulla sentenza del tribunale di Catania e sull’intera categoria togata cui appartiene.

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