Durante il suo intervento, l’ammiraglio americano ha sottolineato l’importanza strategica dell’Oceano Atlantico come teatro di confronto tra Nato e Russia. Indicando anche i sistemi d’arma su cui quest’ultima punta per ottenere il vantaggio strategico

“La Quarta battaglia dell’Atlantico è in corso, e dobbiamo essere pronti a combatterla”. Non usa mezzi termini James Foggo III, ex-comandante della Sesta Flotta Statunitense e dell’Allied Joint Force Command di Napoli, prendendo la parola a “Downside Up – Il Futuro dell’Underwater”, evento organizzato da Formiche e da Fincantieri per discutere della sicurezza sottomarina a 360 gradi. Durante il suo intervento Foggo denuncia la rinata assertività militare della Federazione Russa nell’Oceano Atlantico, fonte di rischio notevole non solo nei confronti degli asset militari della Nato impegnati nel quadrante, ma anche per le infrastrutture critiche che vi transitano attraverso. “Yasen. Kalibr. Tzircon. Belgorod. Queste sono le mie fonti di preoccupazione” afferma lapidario l’ammiraglio statunitense. Il riferimento è ad alcuni dei più moderni sistemi d’arma in forza alla Marina Militare di Mosca, che la renderebbero capace di esercitare una minaccia di un grado non più visto dai tempi della Guerra Fredda, durante la “Terza Battaglia dell’Atlantico”.

La classe Yasen (nota come Severodvinsk nella nomenclatura Nato) è la più recente classe di sottomarini lanciamissili da crociera a propulsione nucleare impiegata nella Marina di Mosca, destinata a rimpiazzare i più vecchi modelli della classe Akula. Con un livello di silenziosità paragonabile a quello delle controparti occidentali e una capacità di attacco a lungo raggio superiore a quella della maggior parte della Nato, i sottomarini Yasen (soprattutto nella loro versione aggiornata Yasen-M) rappresentano uno dei fiori all’occhiello della tecnologia militare russa. Mentre la precedente classe Akula era stata concepita come un classico sottomarino d’attacco, prioritizzando l’impiego di siluri nello svolgimento della sua funzione di hunter-killer, la classe Yasen (pur disponendo comunque di tubi lanciasiluri) prioritizza l’impiego di missili anti-nave e di missili da crociera per ingaggiare da grandi distanze il bersaglio, navale o terrestre che sia.

E proprio questa classe di sottomarini integra due dei sistemi d’arma citati da Foggo nel suo intervento. Uno di questi è la famiglia di missili da crociera Kalibr, prodotti sia in versione subsonica che supersonica, lanciabili in immersione e impiegabili in funzione anti-nave, anti-sottomarino e per l’attacco terrestre. Rispetto alla controparte americana Tomahwak, il Kalibr gode di una portata quasi tripla (4500 chilometri contro i 1700 del Tomahwak) e della possibilità di eseguire manovre difensive ad alta velocità (passando dalla velocità subsonica a quella supersonica nella fase terminale del tragitto) e ad angolazione molto elevata, a differenza della comune traiettoria di volo lineare di altre armi simili, facendo sì che i moderni sistemi di difesa abbiano più difficoltà a contrastarli. La loro precisione li rende letali anche per attaccare bersagli mobili come i cacciatorpediniere.

L’altro sistema d’arma indicato dall’ex-comandante della Sesta flotta impiegabile sulla classe Yasen è invece il missile ipersonico antinave Tzircon. Entrato ufficialmente in servizio nella Marina Russa nel 2022, lo Tzircon si rappresenta una sfida per obiettivi tanto terrestri quanto navali: la sua velocità (che potrebbe toccare i Mach-9) limiterebbe drasticamente il tempo di reazione disponibile ai sistemi difensivi, riducendo così significativamente il numero di missili necessari per sopraffare le difese aeree in una determinata area. Inoltre, dato che l’energia cinetica è il miglior indicatore della letalità contro bersagli di superficie di grandi dimensioni (più delle dimensioni della testata), l’alta velocità dello Tzircon sembrerebbe renderlo un vettore d’attacco ottimale contro le navi più grandi. Contro bersagli terrestri, l’energia cinetica all’impatto di un missile ipersonico può consentire di attaccare bersagli profondi e temprati.

A chiusura della lista di Foggo c’è un’altra piattaforma sottomarina, il Belgorod. Costruito sulla base del progetto della Classe Antey (Oscar II nella nomenclatura Nato), il Belgorod è un unicum all’interno della Marina Militare di Mosca. Esso è l’unica piattaforma attualmente operativa in grado di operare come arma lo “Status-6 Oceanic Multipurpose System, volgarmente noto come Poseidon: un sistema sottomarino senza pilota a propulsione nucleare capace di navigare in autonomia per 10.000 chilometri a una profondità di mille metri; fattore, questo, che assieme alle capacità stealth lo renderebbe de facto inintercettabile. Il Poseidon sarebbe capace di trasportare una testata nucleare di due megatoni, che secondo alcune fonti sarebbe sporca, ovvero sarebbe capace di causare all’esplosione una fortissima contaminazione che interesserebbe una vasta area. Rendendolo dunque efficace per essere utilizzato non soltanto contro bersagli civili, ma anche per neutralizzare interi carrier group.

Oltre al Kalibr, nessuno di questi sistemi è stato impiegato fino ad ora sul campo di battaglia. Quelle sulle loro capacità sono dunque solo speculazioni, che però devono essere assolutamente considerate nella riflessione strategica occidentale, tanto sul piano generale quanto riguardo alla dimensione sottomarina. Ed è per questo che Foggo ha deciso di puntare il dito contro questi sistemi dal palco della kermesse.

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